L'eterologa non s'ha da fare!

Dr. Giovanni BerettaData pubblicazione: 15 ottobre 2014

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Questa sembra essere la conclusione a cui arriva il documento, stilato in questi giorni e passato alla Conferenza Stato-Regioni.

Nelle linee di attuazione proposte sulla possibilità di ricorrere alla fecondazione con spermatozoi e ovociti donati sono state inserite alcune indicazioni che potrebbero rendere complesso, complicato se non addirittura impossibile l’iter della donazione nel nostro Paese.

La Conferenza ha introdotto infatti un’indicazione un po’ assurda che stabilisce la possibilità di donare sono a quei uomini che hanno un numero di spermatozoi non inferiore ai 75 milioni per ml quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità prevede, come soglia di normalità, la presenza di soli 15 milioni di spermatozoi per ml; quindi si richiede al donatore italiano una particolare “potenzialità da supermacho”.

 

 giovanniberetta_fecondazione-eterologa-italia-1 

 

Un altro ostacolo sollevato, molto pretestuoso, riguarda poi la donazione, già di per sé complessa, degli ovociti; qui si pretende che le donne, che vorranno donare i propri ovociti, dovranno tutte fare anche un tampone vaginale che certifichi l’assenza di infezioni vaginali, come CandidaChlamydiaMicoplasma ed altro. 

Questa procedura non è presente nelle normali indicazioni attuate negli altri Paesi europei e non sono neppure previste nelle nostre procedure di fecondazione assistita omologhe.

 

giovanniberetta_fecondazione_eterologa__legge_40_europa_-_9_aprile_2014Procreazione Medicalmente Assistita Eterologa in Europa 

Questo è il modo per impedire utilizzo di tutti quegli ovociti, già crioconservati nelle banche dei Centri di Procreazione medicalmente assistita, che potrebbero già essere disponibili perché donati da coppie consenzienti che hanno già, in alcuni casi, risolto il loro problema ed hanno uova crioconservate che non vogliono più utilizzare.

Questa indicazione al tampone blocca pure la possibile importazione di ovociti da altri Paesi.

Dobbiamo qui sottolineare che non esiste alcun motivo scientifico per cui una donatrice debba essere sottoposta a questo screening infettivologico perchè, anche in presenza di tali infezioni a livello vaginale, il prelievo degli ovociti non viene in alcun modo alterato e non ci sono rischi per la salute delle due donne interessate, sia per la donatrice ma soprattutto per la ricevente.

Altra indicazione discutibile è la questione della completa “gratuità” del donazione dei gameti. In tutti i Paesi in cui la donazione dei gameti è prevista viene sempre concesso almeno un rimborso spese, come viene previsto per la donazione del sangue. In Spagna ad esempio per l’uomo sono previste 50 euro per le ore di lavoro perse mentre per la donna, considerata la maggiore complessità legata alla donazione degli ovociti, viene dato un premio di circa 1000 euro.

In Italia, invece il rimborso sarebbe previsto solo per gli impiegati nel settore pubblico e questo sarebbe pari al guadagno di una giornata di lavoro mentre per i precari o per i dipendenti del settore privato non è previsto il diritto ad alcun tipo di rimborso spese.

Come si vede non sembra proprio essere questo il corretto atteggiamento da tenere su una questione così importante e delicata.

 

Altre informazioni:

https://www.medicitalia.it/news/ginecologia-e-ostetricia/4544-cancellato-il-divieto-all-utilizzo-di-gameti-donati-una-vittoria-delle-coppie.html

 

Autore

giovanniberetta
Dr. Giovanni Beretta Andrologo, Urologo, Patologo della riproduzione, Sessuologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1977 presso Università di Milano.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Firenze tesserino n° 12069.

7 commenti

#1
Dr. Giulio Biagiotti
Dr. Giulio Biagiotti

Sembra che l' UCAS (ufficio complicazione affari semplici) abbia legiferato.
Tra l'altro non mi risulta che sia stato affrontato sul piano legislativo il problema del legame tra cordone ombelicale e madre che determinerebbe la certezza del legame biologico ( mater semper certa est ) ormai non più tollerabile in giurisprudenza. Chissà quando si svegliano.

#2
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Caro Giulio,
qui sembra sempre di essere al tempo delle palafitte a dispetto poi di tutte le indicazioni a "semplificare"!

#3
Utente 171XXX
Utente 171XXX

mia moglie ha effettuato una eterologa in Spagna, all'epoca purtroppo non si poteva ancora in Italia. Mi domando senza rimborso spese (o corrispettivo, chiamiamolo pure con il suo nome) quale donna si sottoporrà al prelievo degli ovociti (un conto è una donazione di midollo che può salvare una vita, un conto è la ricerca di un figlio che, nonostante il dolore che comporta l'infertilità - che noi conosciamo bene-, non è una questione i vita o di morte). La solita italianata. Scusi dr. Biagiotti, non ho capito bene il discorso del cordone ombelicale, potrebbe chiarire?grazie

#4
Dr. Giulio Biagiotti
Dr. Giulio Biagiotti

gentile utente.
la legge non prende in considerazione se un figlio nasce da una donazione eterologa e considera il cordone ombelicale l'unica prova della maternità.
siamo ancora al diritto di duemila anni fa.
il DNA ancora non esiste per la legge.

#6
Utente 171XXX
Utente 171XXX

grazie! beh, però se un bimbo è registrato all'angrafe come figlio mio e di mia moglie, non credo possano essere opposte eccezioni...

#7
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Sì effettivamente, anche la "famigerata" legge 40, prevede questa indicazione anagrafica, non genetica che comunque può avere i suoi "vantaggi" quando soprattutto nel Paese in questione la donazione di gameti risulta vietata.

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