Mangiare sano, essere "buoni" ed aggiornarsi rende più felici e più longevi

Dr. Giovanni BerettaData pubblicazione: 14 febbraio 2015

Questa informazione non “rivoluzionaria”, forse un po’ scontata, ma ben documentata, emerge dai risultati di una ricerca, che ha interessato 100.000 persone distribuite in diciannove diversi Paesi europei, condotta dal Centre for Economic and International Studies dell’Università degli Studi di Roma-Tor Vergata e fatta in collaborazione della Fondazione Angelini.

Questi sono i punti più significativi sottolineati da questo documento:

1) Mangiare sano e bene, non essere in sovrappeso ed essere “attivi” riduce in modo importante le probabilità di contrarre una patologia cronica; si calcola, partendo da una popolazione perfettamente sana, una probabilità individuale inferiore di avere una malattia cronica intorno al 30%.

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2) Sentirsi bene, “in salute” sembra essere un atteggiamento positivo e capace da solo di bloccare l’insorgenza e/o l’evoluzione di molte patologie croniche. Le persone che si dichiarano con una salute cagionevole e “povera” sembrano avere una probabilità d’insorgenza di un problema clinico cronico importante tre-quattro volte superiore, nei tre anni successivi, rispetto a chi ha dichiarato di stare bene e di essere in buona salute.

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3) Fare del volontariato e più in generale avere una vita sociale ricca con relazioni affettive valide e gratificanti (famiglia, amici, e altro) sembra ridurre le probabilità di contrarre malattie, anche complesse, come ad esempio un tumore. Dato quasi incredibile a credersi ma, in termini di rischio relativo nei tre anni e mezzo successivi, pare che chi non si dedica al volontariato ha probabilità quasi raddoppiate di ammalarsi di un tumore.

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4) Persone con più alti livelli d’istruzione sembrano avere migliori potenzialità fisiche e mentali e si ammalano di meno; questo discorso vale per tutte le patologie eccetto che per i tumori. Si sa che, in diverse parti del Mondo, i laureati vivono di più rispetto a chi ha portato a termine la sola scuola dell’obbligo; ad esempio in Italia la differenza di longevità per i laureati viene stimata in tre anni. La nostra ricerca indica che questo dato dipende anche dal fatto che avere un’istruzione maggiore porta generalmente e più facilmente ad adottare corretti stili di vita, eccezion fatta per il fumo (la percentuale dei fumatori è infatti uguale tra i laureati e i non laureati), e ad utilizzare più facilmente e più correttamente le informazioni medico-sanitarie ricevute. Chi ha un’istruzione da scuola elementare presenta probabilità raddoppiate di ammalarsi di diabete o di avere un attacco cardiaco rispetto a chi ha fatto anche le scuole superiori.

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5) Un altro aspetto “politico” infine, ultimo ma non meno importante, emerso da questo studio, è che un punto in più di spesa sanitaria sul PIL (Prodotto Interno Lordo) può determinare nella popolazione matura degli ultracinquantenni una riduzione importante delle malattie croniche. In sintesi si potrebbe dire che ogni euro in più di buona spesa sanitaria ne produrrebbe non meno di quattro, netti in termini di beneficio, per la salute e la soddisfazione generale nella vita della nostra gente.

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Fonte:

http://www.ceistorvergata.it/public/CEIS/file/event/PromoConvegnoCEISAngeliniFinale.pdf

Autore

giovanniberetta
Dr. Giovanni Beretta Andrologo, Urologo, Patologo della riproduzione, Sessuologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1977 presso Università di Milano.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Firenze tesserino n° 12069.

26 commenti

#1
Utente 348XXX
Utente 348XXX

Parole sante, dott. Beretta, che sottoscrivo in pieno, pur non essendo un medico. una curiosità: vi siete mai chiesti come mai gli alti prelati (quelli della Curia Romana, intendo) vivono spesso fino a 90 e oltre? io azzardo un'ipotesi: perché non hanno mai lavorato veramente in vita loro. dico questo senza intenzione di polemica, sia ben chiaro. è solo una mia constatazione, su cui si può essere (ovviamente) in disaccordo. ma, avendo io lavorato in passato in quegli ambienti (non come prelato, ma come laico), posso confermare che è così

#2
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Gentile lettore,
non conosco gli ambienti curiali da lei frequentati e quindi poche o punto conferme le posso dare alle sue affermazioni ma forse gli "alti prelati" da lei frequentati, che non hanno mai lavorato, almeno nei termini da lei postulati, sono molto probabilmente ben informati, hanno atteggiamenti positivi verso se stessi , si cibano in modo sano e sono attivi con una vita sociale ricca e particolarmente intensa (volontariato, relazioni, amici ed altro).

#3
Utente 348XXX
Utente 348XXX

Li ho frequentati obbligatoriamente per lavoro (ora mi sono messo in proprio). sicuramente quei vescovi e cardinali hanno un atteggiamento positivo verso loro stessi, su questo non ci piove. sulle relazioni umane, invece, posso assicurarle che, tendenzialmente, si tratta di soggetti tendenti alla depressione, in quanto, in definitiva, piuttosto soli. vivono come in una gabbia dorata, dove hanno tutto, ma ne sono prigionieri. di volontariato, invece, manco a parlarne. quello lo fanno nelle parrocchie e alla Caritas (purtroppo, non è stato sufficiente l'impegno di Papa Francesco. le parole - ottime - sono una cosa, ma sono ben pochi coloro che in Curia le mettono in pratica)

#4
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Gentile lettore,
affermazioni che non posso chiaramente confermare perché, le ripeto, non conosco assolutamente gli ambienti "curiali" a cui lei si riferisce e comunque questo sta ora diventando un discorso fuori tema mentre la ricerca citata ci conferma che, come già scritto: "Mangiare sano, essere "buoni" ed aggiornarsi rende più felici e più longevi".

#5
Utente 348XXX
Utente 348XXX

Sì, certo. infatti la mia voleva essere una provocazione, se vogliamo, un po' cattivella. volevo solo far notare di come chi non ha mai lavorato e si è sempre fatto servire e riverire in tutta la sua vita ha non solo uno standard di vita superiore a qualsiasi altra media, ma anche una longevità che supera ogni altra. in poche parole, chi sgobba di più, campa male e di meno

#6
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Bisogna poi vedere se questo discorso è sempre vero; prossimo lavoro verso gli ambienti "curiali"!
Infatti il "non essere buoni" e disponibili spesso non scatena felicità ma tensioni e questo gioca male sia con l'essere più felici e poi più longevi!

#7
Utente 348XXX
Utente 348XXX

Senza generalizzare, estendiamo il discorso anche alle famiglie reali. facendo un po' due conti: l'età attuale della regina Elisabetta d'Inghilterra e di sua madre, morta quasi centenaria. ma di esempi simili ce ne sono parecchi. lavorare logora, c'è poco da fare

#8
Utente 348XXX
Utente 348XXX

Letto ora su Wikipedia l'età della regina madre d'Inghilterra al momento del suo decesso: 101 anni!

#9
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Come diceva anche il nostro poeta e scrittore Cesare Pavese: "Lavorare stanca"!

#10
Utente 348XXX
Utente 348XXX

Sicuramente! poi, ovvio, dipende dal tipo di lavoro che uno svolge. chi si alza per tutta la vita alle 5.00 di mattina per andare a fare il turno alla catena di montaggio di una fabbrica, penso che avrà una vita più martoriata di uno che di lavoro fa l'insegnante

#11
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Gentile lettore,
qui non sarei sicuro di condividere al 100% il suo pensiero!

#12
Utente 348XXX
Utente 348XXX

Guardi dottore, io ho un cugino che lavora come operaio in fabbrica (sta alla catena di montaggio dove costruiscono motori per i trattori) e mio fratello che è docente universitario. le assicuro che è più stressato mio cugino di mio fratello, mi creda

#13
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Ci credo ma bisognerebbe a questo punto conoscere molto bene , soprattutto da un punto di vista psicologico, le due persone in questione.
Ho amici che si stressano solo per il fatto di andare a fare un certificato agli uffici del Comune ed altri che non mostrano alcuna tensione anche se stanno partendo per una missione complessa in paesi "difficili" come la Nigeria.

#14
Utente 348XXX
Utente 348XXX

Questo è senz'altro vero, però, statistiche alla mano, gli operai sono di norma, un po' meno "allegri" di altre categorie professionali. poi, nel suo stesso articolo, lei ricorda di come chi ha un livello culturale più alto (e, quindi, deduco anche con un lavoro intellettuale) ha un'aspettativa di vita migliore di chi non ha studiato. ecco, l'unico punto su cui mi trovo in disaccordo con il suo articolo è quando afferma che chi fa volontariato aiuta ad evitare delle serie malattie, come i tumori. ne è sul serio convinto, dottore? se un volontario della Caritas o un missionario nelle regioni del terzo mondo vive costantemente sotto stress e magari fuma un pacchetto di sigarette al giorno, lei è sicuro che non avrà problemi cardiovascolari o che abbia meno possibilità di contrarre un tumore ai polmoni rispetto a, che so, un impiegato delle poste?

#15
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Gentile lettore,
lo studio citato dice che, a parità di condizioni "non positive", cioè eliminate tutte le possibili differenze significative, per chi opera nel sociale, ad esempio facendo del volontariato, le possibilità che insorga un tumore sembrano essere dimezzate.
Come scritto: "... in termini di rischio relativo nei tre anni e mezzo successivi, pare che chi non si dedica ad attività di volontariato ha probabilità quasi raddoppiate di ammalarsi di un tumore."
Mi sembra un bel messaggio positivo da condividere...provare per crederci!

#16
Utente 348XXX
Utente 348XXX

Speriamo che sia vero, ma rimango un po' scettico, quando leggo notizie come queste. sempre quando lavoravo per il Vaticano, ebbi modo di conoscere Mons. Di Liegro, che di volontariato ne faceva tanto. posso assicurarle che aveva una salute precaria e lui si sforzava oltre misura (infatti è morto presto, non di tumore, ma di infarto). Don Milani pure si dedicava moltissimo agli altri, ma è morto a poco più di 40 anni e di tumore

#17
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Situazioni complesse di due personalità caritatevoli e particolari, senza conoscere nei dettagli la loro reale e particolare situazione clinica, non fanno una casistica significativa.

#18
Utente 348XXX
Utente 348XXX

Quello sì. fare del volontariato e avere dei veri amici senz'altro è una mano santa per lo spirito e per vivere serenamente e senza crisi depressive (si sa che i tumori, talvolta, risentono o vengono scaturiti da stati psico-fisici dell'uomo). d'altra parte, mi pare che ci siano degli articoli medici (ma non potrei però giurarci, visto che non sono un medico) in cui si afferma che molte delle nostre malattie sono già "scritte" nel nostro DNA, quando veniamo al mondo

#19
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Confermo pienamente le sue osservazioni e le sue informazioni scientifiche.

#20
Utente 348XXX
Utente 348XXX

Quindi, certo, se uno è già in qualche modo "predestinato" ad contrarre certe malattie, se ci si mette pure d'impegno per farsele venire, è tutto a discapito suo

#21
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Esatto mi sembra che il messaggio lanciato sia stato da lei ben compreso!

#22
Utente 348XXX
Utente 348XXX

Ciò che lei ha scritto in questo articolo, dottore, dovrebbe essere preso d'esempio da chiunque e non solo per quanto concerne la propria salute, ma anche per motivi etici e umani. mai come oggi, con il mondo che va a rotoli (basti pensare alle guerre, alle minacce terroristiche a scopi religiosi, corruzione, orrori vari), le cose che lei ha elencato sono da prendere d'esempio

#23
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Grazie per le sue corrette e positive considerazioni sulle cose da me scritte!

#24
Utente 348XXX
Utente 348XXX

Di nulla, si figuri! mi sembrano tutti elementi di buon senso, tra l'altro. buona giornata!

#25
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Elementi di buon senso confermati però anche da una vasta ricerca che ha interessato 100.000 persone, distribuite in diciannove diversi Paesi europei.

#26
Utente 348XXX
Utente 348XXX

Bene, meglio così

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