Aumenta l'inquinamento ambientale diminuisce la fertilità dei maschi

Dr. Giovanni BerettaData pubblicazione: 09 giugno 2015

Questa relazione negativa è stata confermata da un interessante lavoro presentato al XXXI Congresso Nazionale della Società Italiana di Andrologia, svoltosi in questi giorni a Napoli. 

fertilità 

Un gruppo di ricercatori campani, guidato da Luigi Montano con la partecipazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR); dell’Istituto di Scienze dell’Alimentazione (ISA) e dell’Istituto per il Sistema Produzione Animale in Ambiente Mediterraneo (ISPAAM), ha confermato evidenze epidemiologiche, già in parte conosciute, stabilendo una precisa correlazione inversa tra fertilità maschile, accumulo di un marcatore di danno del DNA (la proteina p53), a livello del liquido seminale, ed inquinamento ambientale.

spermatozoi  

In estrema sintesi la concentrazione della proteina p53 negli uomini che vivono nell’area, situata nelle Province di Napoli e Caserta, conosciuta come Terra dei Fuochi, è significativamente più alta di quella misurata in maschi che vivono in altra zona più salubre, nel Cilento, in provincia di Salerno.

Più inquinamento, più p53, più danni al DNA a livello delle cellule del liquido seminale e quindi più potenziali e importanti disturbi alla fisiologica capacità dei gameti maschili, cioè degli spermatozoi, di fertilizzare un ovocita.

Questi dati preliminari sembrano essere ora un utile punto di partenza per ulteriori ricerche che coinvolgeranno in un ambizioso progetto, chiamato EcoFoodFertility, altri territori ed anche di altri paesi europei, e che prevedono altre valutazioni tossicologiche più complesse, sempre sul liquido seminale, con la ricerca in esso di metalli pesanti, diossine, nanoparticelle, ftalati, pesticidi ed altro ancora.

Si parte dell’osservazione molto interessante che lo sperma può essere considerato un importante sensore della qualità ambientale e in particolare gli spermatozoi dei bioindicatori elettivi di un eventuale danno ambientale.

giovanni beretta 

Questo lavoro è stato premiato come la migliore comunicazione scientifica presentata all’annuale Congresso Nazionale di Andrologia con la seguente motivazione: "Ricerca innovativa e rispondente ai bisogni del territorio, che apre nuovi scenari alla conoscenza del rapporto Ambiente-Salute".

Al sottoscritto e al collega Cavallini l’onore di consegnare il riconoscimento al ricercatore Luigi Montano.

 

Altre informazioni:

 

Autore

giovanniberetta
Dr. Giovanni Beretta Andrologo, Urologo, Patologo della riproduzione, Sessuologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1977 presso Università di Milano.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Firenze tesserino n° 12069.

4 commenti

#2
Specialista deceduto
Dr. Giorgio Cavallini

Da notare che la presenza di aumentati livelli di p53 si ha nelle neoplasie, e nelle alterazioni di sviluppo embrinale, ed ora anche nella infertilità il che correla in maniera diretta e significativa con il danno progressivo testicolare e l' aumento di neoplasie testicolari che si è evidenziato negli ultimi 3 decenni.

#4
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Caro Giorgio,
ottima ed interessante osservazione clinico-epidemiologica.

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