contraccezione

Il vino, la fertilità e la proprietà transitiva dell'ignoranza

Dr. Giulio BiagiottiData pubblicazione: 12 giugno 2021

Tre bicchieri di vino, trangugiati da una donna, valgono un preservativo. Seguono le spiegazioni "tecniche" ricavate da Dagotraduttore che cita il Dailymail, corposo giornale inglese online.

A sua volta il Dailymail cita nientepopodimenoche Human Reproduction che non è propriamente un tabloid. Una recente ricerca della Università della Louisville (Kentucky) colà pubblicata afferma che il consumo, eccessivo, di alcool creerebbe le condizioni perché non si rimanga incinte. In Kentucky producono peraltro ottimi alcolici e quindi i ricercatori, verosimilmente stufi di prendersela col Tabacco, altro tipico prodotto locale, hanno scritto di aver monitorato 419 discrete bevitrici in età fertile per circa un anno e di aver contato, alla fine le gravidanze, che sarebbero meno di quanto lecito aspettarsi in donne meno dedite a vino, birra e superalcolici.

Nella mia mente si è subito formato un pensiero del tipo "sorbole che scoperta" e, scorrendo l’articolo, trovo che viene citato il commento di Joyce Harper, capo del gruppo Reproductive Science and Society presso l'University College di Londra, la quale ha sottolineato che lo studio era piccolo. È un modo gentile di dire "no comment".

Cionostante, l’autrice del Dailymail, che evidentemente non aveva capito una cippa di tutta la faccenda ma aveva un bisogno, oserei dire disperato, di pubblicare, si lancia a spiegare il meccanismo col quale i tre bicchieri di vino fanno da preservativo e che ritrovo perfettamente tradotti dall’inglese su Dagospia:

“Il consumo di alcol (dai tre ai sei bicchieri a settimana) durante la “fase luteale”, cioè quando l’utero si prepara per la fecondazione dell’ovulo, fa scendere la probabilità di concepire un bambino del 44%”

E poi:

“Gli esperti ritengono che un'ondata ormonale causata dall'alcol possa ridurre le probabilità che una donna cresca e produca un ovulo da fecondare, senza il quale non ha alcuna possibilità di avere un bambino”.

Tanto per chiarire, superata la fase in cui sono rimasto semiparalizzato dalla Imperiale Fregnaccia, la fase luteale è quella in cui l’utero, reduce da un paio di settimane di preparazione a base di estrogeni accoglie l’ovulo, se fecondato da uno spermatozoo. La fase luteale è supportata dal Progesterone, dura quasi sempre 14 giorni e finisce con le mestruazioni o con la gravidanza.

Una donna non cresce e produce ovuli, gli ovuli sono presenti alla nascita nell’ovaio e vengono fatti maturare, di solito uno al mese dal menarca alla menopausa, vengono attivamente captati dalle tube dove avviene la fecondazione. Lo dice persino Guggolone ma non sembra che la corrispondente si sia peritata di darci un’occhiata.

Che l’alcol produca un’ondata ormonale specie se assunto in fase luteale (dopo la fecondazione) è un’affermazione un pelino troppo generalista e potrebbe indurre l’ignara lettrice a pensare che abbia l’effetto di una pillola abortiva. Se fosse vero quasi tutte le ragazze che hanno rapporti e rimangono gravide potrebbero liberarsi dell’incomodo con una seria ubriacatura e tutte le donne che desiderano essere madri bevano solo limonata. Ecco dimostrata la proprietà transitiva dell’ignoranza.

Autore

giuliobiagiotti
Dr. Giulio Biagiotti Andrologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1984 presso Università di Perugia.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Perugia tesserino n° 4114.

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