Legatura emorroidi

Il trattamento strumentale delle emorroidi: legatura elastica e sclerosi

Dr. Salvatore Cuccomarino Data pubblicazione: 01 dicembre 2012 Ultimo aggiornamento: 18 gennaio 2021

Molto spesso la malattia emorroidaria può essere trattata in ambulatorio, semplicemente e in maniera pressoché indolore, mediante la legatura delle emorroidi elastica e/o la scleroterapia, due tipi di terapia che nel complesso vengono indicate come trattamento strumentale delle emorroidi.

Classificazione e diagnosi dell'emorroide

Prima di entrare nel dettaglio di queste tecniche, facciamo un breve riepilogo sulla classificazione delle emorroidi in base alle quali stabilire il tipo di terapia o eventualmente di operazione.

I gradi sono un sistema convenzionale semplice (anche se non l'unico) per distinguere tra emorroidi di primo grado, di secondo, terzo o quarto:

  • 1º grado: emorroidi piccole, che non prolassano (= fuoriescono) mai;
  • 2º grado: prolassano, ma si riducono spontaneamente;
  • 3º grado: prolassano e il paziente deve ridurre manualmente (= che non rientrano da sole)
  • 4º grado: emorroidi non riducibili.

emorrodi terapia e cura

Terapia emorroidi

Tradizionalmente si suole porre indicazione al trattamento delle emorroidi di tipo strumentale solo fino a quelle di secondo grado; in realtà l'esperienza ci ha insegnato che spesso anche le emorroidi di terzo grado possono essere trattate, evitando così l'intervento chirurgico.

Legatura emorroidi

La legatura elastica delle emorroidi consiste nel collocare un elastico alla base del gavocciolo emorroidario: in pratica, con una speciale “pistola” si “solleva” il tessuto emorroidario, aspirandolo in una cannula cilindrica, e si “spara” un piccolo elastico.

Scleroterapia

Nella sclerosi si inietta nel tessuto emorroidario una sostanza, la kinurea, che agisce provocando una reazione infiammatoria che da un lato occlude le venule dei cunscinetti emorroidari, e dall'altro fissa i cuscinetti stessi agli strati sottostanti della parete del retto.

Il protocollo che noi usiamo è standardizzato da molti anni, e comprende 6 sedute di legature, distanziate di 15 giorni tra loro, e due sedute finali di sclerosi con kinurea, anch'esse ad intervalli di 15 giorni.

La sicurezza di questo protocollo è elevatissima. La Letteratura suggerisce che si potrebbero legare fino a tre cuscinetti emorroidari per volta; in realtà ciò che si ottiene con la legatura è l'ischemia e il successivo distacco dell'area legata, con formazione di una cicatrice che fissa la mucosa del retto ai sottostanti piani muscolari.

Aumentare l'area ischemica aumenta il rischio di perforazione del retto (evento temibilissimo, che provoca un'infezione grave dei tessuti molli perirettali che può condurre a morte il paziente), quindi sono dell'opinione che, essendo la salute del paziente assolutamente prioritaria, non si dovrebbe legare mai più di un'emorroide per volta. Inoltre, mi è capitato di vedere dei prolassi emorroidari gravi, con indicazione chirurgica urgente, in pazienti a cui erano state legate tre o più emorroidi in una volta. La prudenza prima di tutto è il vero segreto di un trattamento efficace.

La legatura, se fatta bene, è rapidissima e praticamente indolore: ciò che il paziente può avvertire nell'immediato è una specie di discomfort, come di stimolo alla defecazione senza riuscire a farlo. Questo discomfort, che può essere molto ridimensionato semplicemente assumendo del metamizolo, del paracetamolo, o comunque un analgesico mezz'ora prima della sessione, è passeggero e scompare quasi sempre nel giro di alcune ore. Qualche giorno dopo la legatura, il gavocciolo strangolato si stacca e viene eliminato con le feci, in genere senza che il paziente si accorga di nulla.

Il dolore è praticamente assente, visto che la zona che viene legata è priva di innervazione sensitiva, e la procedura non necessita di alcun tipo di anestesia. Il trattamento delle emorroidi, nel nostro protocollo, pur essendo protratto nel tempo (dura circa 4 mesi) impegna relativamente poco il paziente (ogni seduta dura 5-10 minuti in tutto) e, soprattutto, non limita in nulla le attività quotidiane di chi vi si sottopone.


Autore

s.cuccomarino
Dr. Salvatore Cuccomarino Chirurgo generale, Chirurgo apparato digerente, Colonproctologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1994 presso Università di Messina.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Torino tesserino n° 19981.

1 commenti

#1
Utente 336XXX
Utente 336XXX

Mi sembra davvero un metodo alternativo all intervento e meno invasivo

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