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Colposcopia

La colposcopia: cos'è?

Dr. Nicola Blasi Data pubblicazione: 04 agosto 2011 Ultimo aggiornamento: 20 gennaio 2023

La colposcopia nasce grazie a Hans Hinselmann nel 1921 che, professore straordinario presso l’Università di Amburgo, comincia gli studi per osservare meglio la portio (collo uterino) mettendo a punto il primo, rudimentale, ma funzionante colposcopio.

Che cos’è la colposcopia?

La colposcopia consiste in un accurato esame della cervice uterina attraverso il colposcopio. La cervice o collo dell'utero è la parte bassa, appunto, dell’utero ed è situata nella parte alta della vagina.

Che differenza c'è tra Pap test e colposcopia?

Quando il ginecologo esegue il Pap test vede la cervice, ma non la può osservare accuratamente.

Il colposcopio, invece, consente a noi colposcopisti una visione più dettagliata: si inserisce lo speculum come avviene per il pap test, ma il colposcopio non entra in vagina, rimanendo all’altezza delle gambe.

Lo striscio del pap test “individua”, la colposcopia “localizza”.

La citologia (PAP-test) rappresenta il primo passo (1 livello) della prevenzione del cervicocarcinoma, la colposcopia è il metodo di secondo livello, che identifica la lesione e consente di impostare le indicazioni al trattamento mirato.

Quando fare la colposcopia?

Le pazienti inviate all’ambulatorio di colposcopia sono quelle in cui il Pap test ha mostrato:

  • Cellule anormali.
  • Diagnostica delle infezioni virali.
  • Controllo del CIN in gravidanza.
  • Diagnostica della patologia vulvare (vulvoscopia).
  • Diagnostica della patologia peniena (peniscopia).

Il prelievo citologico endocervicale e cervicovaginale (Pap test) deve essere eseguito in una donna in fase intermestruale, su un collo pulito, con un muco trasparente per consente di effettuare una mappa accurata delle lesioni: per questo è necessario non aver avuto, nelle precedenti 24 ore, rapporti sessuali o non aver eseguito lavande vaginali e/o terapia intravaginale (ovuli, gel vaginali, ecc.).

Per approfondire:Tumore del collo dell'utero: quali screening fare?

Come si svolge la colposcopia?

La colposcopia dura dai 15 ai 20 minuti. Non è necessaria l’anestesia e la donna può seguire tutto l’esame. 

All’inizio dell’esame il ginecologo preleverà un campione per il Pap test, poi guarderà la cervice attraverso il colposcopio. Questo non determina alcun fastidio o dolore.

Per poter vedere l’epitelio anormale il ginecologo applicherà alcuni liquidi:

  • Il primo è l’acido acetico (un acido debole che a volte può bruciare leggermente).
  • Successivamente sarà applicato un liquido scuro (soluzione di Lugol).

Qualche volta può essere necessario prelevare un frammento di epitelio anormale per poter effettuare un’indagine istologica, più accurata: questa è la biopsia.

Una volta completato l’esame colposcopio con gli eventuali prelievi citologici o bioptici, il medico compila la scheda colposcopica con la rappresentazione grafica della lesione, della sede e della estensione della stessa e con indicazione delle sedi in cui è stato fatto il prelievo bioptico.

Nell’ambito delle infezioni virali da HPV, la colposcopia consente di realizzare anche un esame attento del tratto genitale (vagina, vulva, perineo). Parallelamente, viene auspicata la realizzazione di una peniscopia nel partner alla ricerca di una infezione da HPV (riscontrata nel 40-60% dei partner, all’origine delle recidive se ignote).

Il trattamento per la paziente viene poi deciso in funzione delle constatazioni colposcopiche e dei risultati delle biopsie.

Note

In Italia nel 1940 Cattaneo fa tradurre con il titolo “Introduzione alla Colposcopia” il testo di Hinselmann Einfuhrung in die Kolposcopie. Solo negli anni ’70 la colposcopia venne accettata come mezzo diagnostico di secondo livello dopo esame citologico (Paptest) anormale,come mezzo che consentiva una biopsia mirata, come mezzo che escludeva la necessità della conizzazione tradizionalmente usata su indicazione citologica.

Autore

blasinicola
Dr. Nicola Blasi Ginecologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1976 presso Università di BARI.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Bari tesserino n° 4485.

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