Fecondazione in vitro nel pubblico? Non per tutti...

Dr.ssa Elisabetta CheloData pubblicazione: 15 maggio 2014

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Nel Luglio 2012 il Committee for Monitoring Assisted Reproductive Technologies annunciava che erano 5 milioni le nascite nel mondo tramite fecondazione assistita.

Infatti assistiamo ad una costante crescita di richieste di procreazione assistita anche in Italia: siamo passati da 30.274 richieste nel 2006 a 46.491 nel 2011 secondo i dati forniti dal Ministro della Salute nella sua relazione annuale sulla PMA.

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Nel 2011 il 2,2 % di tutti i bambini nati in Italia era stato concepito tramite tecniche di fecondazione assistita. La legge 40 che regolamenta queste tecniche ha subito molte modifiche rispetto al suo originario impianto (l’ultima riguarda l’abolizione del divieto di inseminazione eterologa), ma dovrebbe garantire a tutte le coppie che necessitano di questi trattamenti la possibilità di accedervi anche tramite il Servizio Sanitario Nazionale.

Nella realtà non è così! In Italia ci sono 201 centri che eseguono tecniche di II° livello, di questi 75 sono pubblici, 23 privati convenzionati e 103 privati.

La distribuzione dei centri non è omogenea, la maggior parte dei centri pubblici e privati convenzionati è situata nel Nord e in alcune Regioni del Centro, nel Centro–Sud sono maggiormente rappresentati i centri privati mentre i centri pubblici presenti sono oberati dalle richieste e hanno lunghe liste d’attesa.

In Lazio, in Sicilia e in Campania ben il 70% dei centri è privato e considerando che i costi per un ciclo di fecondazione in vitro, in solvenza, variano da 3.500 sino a 7.000 euro è evidente come questa situazione determini delle ineguaglianze tra cittadini; chi è residente in Regioni con scarsa offerta pubblica di tecniche di procreazione medicalmente assistite o sostiene le spese di un ciclo privato o cerca assistenza in altre Regioni.

Questa situazione genera un altro fenomeno in crescita, quello della migrazione interregionale. Una coppia su quattro si è dovuta spostare dalla sua Regione di residenza per essere assistita, tramite Sistema Sanitario Nazionale, in un Ospedale pubblico o privato convenzionato in altra Regione.

Le Regioni che ricevono il più alto numero di coppie provenienti da altre Regioni sono il Friuli, l’Emilia Romagna, la Lombardia e la Toscana. In quest’ultima Regione ben il 46,7% delle coppie proviene da altre Regioni in particolare dal Lazio e dalla Campania sia per il basso numero di Centri pubblici presenti che per le lunghe liste d’attesa che invece in Toscana sono al massimo di un paio di mesi nei Centri convenzionati.

E’ importante ribadire che ai cittadini italiani vanno offerte uguali possibilità di accesso e di cura indipendentemente dalla Regione in cui abitano anche alla luce della recente sentenza della Corte Costituzionale che abolisce il divieto di inseminazione eterologa.
Prima del 2004, infatti, le inseminazioni con seme di donatore e le ovodonazioni erano eseguite solo nei Centri privati: è necessario un regolamento e delle linee guida chiare a cui tutti i Centri pubblici e privati debbano attenersi ed una razionale distribuzione dei Centri pubblici per dare a tutti la possibilità di essere assistiti nella propria Regione.

 

Fonte: http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1568_allegato.pdf 

  

Autore

elisabettachelo
Dr.ssa Elisabetta Chelo Ginecologo, Patologo della riproduzione

Laureata in Medicina e Chirurgia nel 1978 presso Università di Firenze.
Iscritta all'Ordine dei Medici di Firenze tesserino n° 15487.

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