Il ruolo dell’Occlusione nella patogenesi del Bruxismo

Dr. Edoardo BernkopfData pubblicazione: 10 giugno 2017Ultimo aggiornamento: 16 marzo 2020

La più recente letteratura scientifica tende ad escludere il ruolo dell'occlusione dentaria nella patogenesi del Bruxismo.

Ad una analisi più attenta, però, tale ruolo può al contrario essere rivalutato.

Bruxismo

Viene chiamato Bruxismo la parafunzione che comporta il serramento il digrignamento dei denti. Può avvenire sia nel sonno che durante il giorno.

Relativamente ella sua patogenesi, il ruolo dell’Occlusione Dentaria in tempi recenti appare ridimensionato, mentre hanno suscitato l’interesse dei ricercatori alcune ipotesi patogenetiche diverse, che riporterebbero ad un ruolo preponderante del Sistema Nervoso Centrale anziché ad un’origine periferica (quale sarebbe appunto l’Occlusione Dentaria).

E’ infatti emerso il ruolo dell’Apnea Ostruttiva nel Sonno (OSAS) e degli Arousal (microrisvegli nel sonno), di alcuni mediatori chimici (in particolare il sistema dopaminergico e l’ipertono simpatico), e si è indagato anche su alcuni fattori psicosociali.

A livello del palato molle e della base della lingua nascono russamento ed apnee del sonno

Fra le comorbilità rimane aperto sopratutto il collegamento con i “Disordini dell’Articolazione Temporo Mandibolare (ATM)”.

Analizzate singolarmente, però, tutte queste più recenti ipotesi patogenetiche mancano, al pari dell’Occlusione, di chiara conferma scientifica relativamente ad un nesso di causalità diretta e lineare.

Ciò è dovuto anche al fatto che un sistema complesso quale un organismo umano e una patologia multifattoriale con poliedrica manifestazione clinica difficilmente possono rientrare nei criteri di indagine volti alla ricerca di una causalità stretta e lineare. Diversa è invece la problematica che il clinico deve affrontare nel considerare ogni singolo caso.

Una relazione causale dell’Occlusione non risulta scientificamente provata, ma d’altra parte la ricerca ha potuto solo evidenziare altri “fattori di rischio”: nessun’altra eziologia, centrale piuttosto che periferica, ha potuto reclamare le caratteristiche di “causal relationship” diretta e lineare, la cui mancanza è sembrata sufficiente a minimizzare il ruolo occlusale.

Invece, in un’analisi più attenta, nell’Occlusione si possono riscontrare elementi di concausalità anche nei fattori patogenetici di natura centrale presi recentemente in considerazione, il che rinforzerebbe il ruolo patogenetico dell’Occlusione sul Bruxismo, anzichè diminuirlo.

Il concetto di Malocclusione, che pure rientra nell’ambito dell’ Occlusione, può infatti fornire una diversa e più articolata visione, e permette di prendere in ragionevole considerazione un ruolo causale indiretto dell’Occlusione nel Bruxismo, in quanto spesso responsabile o comunque coinvolta in molti degli argomenti anche di natura "centrale" presi oggi in considerazione, fino a individuare, con visione di sintesi, una “sindrome occlusale” multifattoriale, potenzialmente in grado di fornire efficaci indirizzi terapeutici sui quadri patologici di fondo, come anche sul Bruxismo che da questi può essere causato. 

 

Per saperne di più vai all’articolo “E’ davvero superato il ruolo dell’Occlusione nella patogenesi del Bruxismo? La Sindrome Occlusale”. Edoardo Bernkopf, Vanna Broia, Giulia Bernkopf, Giovanni Bettega:

https://www.studiober.com/wp-content/uploads/2018/01/2017-BRUXISMO-e-OCCLUSIONE-Dentista-Moderno.pdf

Autore

e.bernkopf
Dr. Edoardo Bernkopf Dentista, Gnatologo, Esperto in medicina del sonno

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1977 presso un. Padova.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Vicenza tesserino n° 2476.

44 commenti

#1
Dr. Armando Ponzi
Dr. Armando Ponzi

Caro Edoardo,
un articolo interessante il tuo e sarebbe bello aprire un dibattito su di una tematica da un lato molto usata nel linguaggio dentistico comune e dall'altro complessa e per certi versi oscura.
L'origine, come hai ben delineato nel tuo articolo, è incerta, con ricerche che spostano le cause da centrali a periferiche e viceversa ma, sostanzialmente, come anche tu ribadisci nell'articolo, non si può non riconoscere l' ineludibile ruolo dell' occlusione.
Armando

#2
Dr. Sergio Formentelli
Dr. Sergio Formentelli

Articolo che contraddice tutte le evidenze scientifiche disponibili ad oggi, che ESCLUDE, ripeto: ESCLUDE il ruolo dell'occlusione nella GENESI del bruxismo.

Il ruolo dell'osas, ad oggi, in rapporto al bruximo, è da chiarire.

Le considerazioni contrarie che tendono a risuscitare dalla tomba la "teoria occluale" sono autoreferenziali del dr. Bernkopf.

Da un referente in particolare ci si apetterebbe che riporti lo "stato attuale della conoscenza", e in caso di dissenso esprima in modo chiaro e inequivocabile il uo parere personale, senza farlo passare in modo ambigui come accettato da altri.

Al momento la teoria occluale è sostenuta solo dal dr. Bernkopf , e il "panel" dei maggiori esperti internazionali sul bruxismo (chi fa la ricerca, in pratica, a cui Bernkopf NON appartiene) NEGA e DICHIARA DEFUNTA con un mare di dati a sostegno l'origine occlusale del fenomeno.

Non basta l'aver frequentato un corso di aggiornamento su internet per essere degli studiosi.

Sono io ad averlo declassato a 1.

#3
Dr. Edoardo Bernkopf
Dr. Edoardo Bernkopf

Caro Sergio ogni mia riga dell'articolo linkato , di cui nel blog c'è una specie di abstract, non ha nulla di autoreferenziale, ma rimanda costantemente alla letteratura, compresa quella degli esperti cui ti riferisci.
L'articolo é di 15 pagine, con 50 voci bibliografiche, necessariamente lungo proprio al fine di non contenere opinioni personali, o solo quelle, ma tutti i riferimenti necessari a corroborare quanto scrivo.
Abbi la pazienza di leggerlo per intero e poi critica pure , me nel merito dei vari argomenti, non solo perchè dico diversamente da quanto dicono alcuni esperti.
In realtà ti riferisci ad un gruppo di esperti che , a fronte di più di 2.800 pubblicazioni impattate su medline, identificate dalla parola chiave “bruxism”, secondo loro criteri di inclusione hanno ritenuto che solo meno di 20 revisioni della letteratura raggiungano un alto livello , e solo 12,
lavori soddisfino i criteri per essere considerate revisioni sistematiche e fornire raccomandazioni cliniche .Di queste 12 , solo 1 o 2 trattano il problema del rapporto fra occlusione e bruxismo, e generano le conclusioni cui Sergio si riferisce .
Ogni Autore, nel definire l'impianto di una studio, decide i criteri di inclusione e di esclusione, e giunge a conclusioni che da queste scelte non possono non essere influenzate. Questo non significa che gli esclusi, che pure hanno avuto accesso a riviste impattare, superando le revisioni critiche dei referee, solo perché non rientrano nei criteri di inclusione stabiliti dagli autori (2.788 , per quanto scarsi contro 12 per quanto bravissimi), abbiano detto solo scemenze.
In realtà la più importante review considerata conclude che "there is no evidence whatsoever for a CAUSAL RELATIONSHIP between bruxism and the bite", ma il fatto che non si sia trovata una relazione causale stretta ( io trovo assurdo che la si sia ricercata) e cioè che non si sia potuto riscontrare che ogni volta che c'è malocclusione c'è bruxismo e ogni volta che c'è bruxismo c'é anche malocclusione , non significa che una componente patogenetica non la si possa trovare e non la si debba cercare in sede clinica sul singolo paziente.
ESCLUDERLA a priori sarebbe clinicamente assurdo.
Se come dici "Il ruolo dell'osas, ad oggi, in rapporto al bruximo, è da chiarire" posto che l'OSAS è un fenomeno ad origine periferica fortemente influenzato dalla bocca già dovrebbe moderare affermazioni talebane come " ESCLUDE, ripeto: ESCLUDE il ruolo dell'occlusione nella GENESI del bruxismo".
Una curiosità, Sergio, hai davvero letto il mio articolo?

#6
Dr. Edoardo Bernkopf
Dr. Edoardo Bernkopf

"Da un referente in particolare ci si aspetterebbe che riporti lo "stato attuale della conoscenza"
Lo stato attuale della conoscenza è la sostanziale dichiarata mancanza di conoscenza. Infatti, se l’interesse dei ricercatori si è spostato da fattori causali periferici, quali l’Occlusione, a quelli centrali, nessun’altra eziologia ne ha potuto ad oggi prendere saldamente il posto , tantomeno con le caratteristiche di “causal relationship” diretta e lineare, la cui mancanza è sembrata sufficiente a minimizzare il ruolo occlusale.

"Articolo che contraddice tutte le evidenze scientifiche disponibili ad oggi"
Non è vero: sono perfettamente d'accordo con gli esperti sulla conclusione che " "there is no evidence whatsoever for a CAUSAL RELATIONSHIP between bruxism and the bite": una relazione causale stretta, a mio parere, in un fenomeno complesso e multifattoriale come il Bruxismo è assurdo cercarla.
Nella letteratura scientifica , se la leggi , trovi molte posizioni sagge e meno talebane:
"Our belief is that bruxism should not be categorically classified into either a disorder or a behaviour or whatever else. To be in agreement with the consensus definition and the underlying conceptual view of bruxism as an umbrella term grouping together conditions with different aetiology and featuring different activities of the jaw muscles (i.e. teeth grinding; teeth clenching; jaw thrusting), it should rather be considered a phenomenon and viewed as a mirror of some underlying conditions".
"“not all bruxists have malocclusions and not all individuals with malocclusions brux”.
Credo sia assurdo pretendere di scoprire per il bruxismo una inarrivabile causa unica, indagando analiticamente su ciascuna tessera di quello che è un mosaico complesso, di cui nessuna tessera , come infatti risulta dalle ricerche degli esperti, può fornire una interpretazione chiara e definitiva dell'intera problematica : il clinico deve necessariamente affidarsi ad una visione di insieme, e al corretto approccio diagnostico e terapeutico di ogni singolo caso.

#8
Utente 443XXX
Utente 443XXX

sarei curioso di leggere il commento privato del dr Formentelli, protagonista di una gaffe :)))
1-0 per il dr Bernkopf

#9
Dr. Sergio Formentelli
Dr. Sergio Formentelli

Gentile utente, non c'è nessun commento privato e la salute non è partita di calcio.
Non vi è nessuna gaffe, e non so chi sia lei né dove abbia studiato odontoiatria e gnatologia, e quindi non so che titoli abbia per erigersi ad "arbitro" e decretare il goal per Bernkopf.
Ma tantè...
In Italia davanti ad uno schermo anche il più grande incompetente di calcio diventa arbitro o allenatore; figuriamoci e non diventa anche gnatologo.

#10
Dr. Luigi De Socio
Dr. Luigi De Socio

Ottimo articolo,e mi riferisco in particolare a quello pubblicato sul Dentista
Moderno,di cui il blog in pratica è un abstract.
Ho letto vari articoli dei vari Lavigne,Lobbezoo,Manfredini,e forse il piu' dettagliato e quello di Lavigne che in pratica fa un excursus simile al tuo
( Lavigne GJ, Khoury S, Abe S, Yamaguchi T, Raphael K. Bruxism physiology and pathology: an overview for clinicians. J Oral Rehabil 2008 Jul;35(7):476-94.),anche se personalmente ritengo il tuo più didattico specie per i giovani colleghi.
Certo,la teoria dell' occlusione è stata per cosi dire "abbandonata", e a tutt'oggi la causa è incerta,anche se nella pratica clinica, personalmente "capita" di vedere "malocclusi" ( deep-bite ) che "consumano " denti.
Vorrei concludere riportando un articolo del Dentista Moderno di Giulia Borromeo che recita " Bruxismo, russamento e apnee ostruttive del sonno (OSA) sono le patologie del sonno in cui più frequentemente l’odontoiatra riveste un ruolo in termini di intercettazione, diagnosi, terapia e, laddove possibile, di prevenzione, costituendo così la Sleep Dentistry. Questo lavoro intende approfondire come l’abitudine al fumo di sigaretta o l’esposizione al fumo passivo possano avere ripercussioni in tale ambito, sia sulla popolazione adulta che su quella infantile.
Bruxismo, russamento e apnee del sonno si presentano infatti con percentuali rilevanti in pazienti fumatori, ex fumatori o esposti al fumo passivo.
L’eziopatogenesi, nel caso di russamento e OSA, si può ricercare sia nell’azione diretta pro-flogogena a livello della mucosa delle alte vie respiratorie, sia attraverso un meccanismo indiretto legato al rapporto esistente tra nicotina, sistema dopaminergico, tono muscolare e soglia di microarousal. Quest’ultimo sembra anche essere il meccanismo legato al bruxismo.
L’esposizione al fumo passivo, inoltre, rende più probabile lo sviluppo di bruxismo .."
Penso che la ricerca debba orientarsi su queste strade......anche se il percorso è ancora lungo.

#12
Dr. Edoardo Bernkopf
Dr. Edoardo Bernkopf

Caro Luigi, ti ringrazio, e ti pregherei di lasciare il tuo commento pubblico.
Ti replicherò anch'io in chiaro, ma aspetto di vedere se c'è qualche altro commento, come anche di avere conferma da Sergio che abbia veramente letto il mio articolo e possa così aggiungere qualche critica nel merito.
Grazie ancora e buon lavoro.

#13
Utente 443XXX
Utente 443XXX

dr Formentelli si rilassi; io non sono nessuno ne tantomeno ho competenze mediche per dire la mia, sono solo un vagabondo del web che cercava informazioni sul bruxismo imbattendomi in questo articolo.
leggendo attentamente anche i commenti non ho potuto non notare il suo commento relativamente AGGRESSIVO in cui afferma che quanto riportato nell'articolo sono solo pareri e "fantasie" del dr Bernkopf, il quale con molta gentilezza le ha fatto notare che quanto riportato è frutto di più ricerche.
Da qui la sua gaffe, dove probabilmente non ha letto l'articolo, come ipotizzato dall'autore.
le faccio notare infine che la sua carica di medico non la autorizza ad essere arrogante nei confronto di un utente.

saluti.

#14
Dr. Sergio Formentelli
Dr. Sergio Formentelli

Gentile utente, nessuno è più rilassato di me.
Nel web ognuno può dire (democraticamente) la sua.
E' il bello della democrazia.
Ma alla libertà spesso non si associa la responsabilità di quello che si scrive e si assiste troppo spesso a giudizi di persone non competenti che assegnano punteggi di validità scientifica o proclamano verità affermate nella Google University, o che espongono proprie intuizioni come verità assodate.

Qui su medicitalia non si fa scienza; si danno suggerimenti utili a degli utenti per problemi concreti e pratici.
Medicitalia non è la vetrina per ottenere visibilità personale o dignità scientifica; la ricerca si fa in altre sedi.

Agli utenti, sui pazienti, si pratica e lavora sulla base della propria esperienza, delle acquisizioni scientifiche consolidate e anche, in ultima analisi, delle ipotesi non verificate o contestate.

Un articolo pubblicato su una rivista destinato ai dentisti, per quanto abbia un livello scientifico elementare, non ha un linguaggio adatto ad un utente medio anche se particolarmente attento.
Un articolo del genere è rivolto a dentisti che hanno una preparazione culturale specifica; se ad esempio leggessi un articolo di matematica pura, non capirei quai nulla, e le poche cose che capirei sarebbero sbagliate, mancandomi la cultura specifica necessaria.
Ho provato a leggere un libri divulgativo di Albert Einstein (Come io vedo il mondo); al primo capitolo presentava il suo concetto flosofico e religioso della vita e di Dio, ma al capitolo 2, alla seconda formula matematica, ho gettato la spugna.

Più nello specifico continuare a scrivere di bruxismo ostinandosi a NON MISURARE il fenomeno, è scrivere di aria fritta.
Gli scienziati a cui faccio riferimento sono quelli che fanno RICERCA nelle università mondiali; e la ricerca la si fa MISURANDO, le affermazioni a sostegno di una tesi originale vanno supportate mediante DATI OGGETTIVI.
Ma un utente normalmente questa "sottigliezza" DETERMINANTE non la coglie.

Sono solo un modesto praticone, ma che ha MISURATO oltre un migliaio di pazienti per bruxismo: cerchi l'articolo NON SCIENTIFICO ma divulgativo scritto con linguaggio per poter essere capito da tutti fino all'ultima parola che ho pubblicato qualche anno fa, o quelli presenti sull'argomento sul mio sito.

Ultima nota: sono anni che non rinnovo l'abbonamento a "Il Dentista Moderno" per la pochezza dei contenuti scientifici.


#16
Dr. Edoardo Bernkopf
Dr. Edoardo Bernkopf

Caro Sergio non so se fa figo come chiedi: di certo porre in appendice ad uno scritto divulgativo un "Per saperne di più: Vai all’articolo .." con un approfondimento più tecnico rappresenta una formula che mi piace, che si usa spesso negli articoli divulgativi, anche nei minforma ai quali si aggiunge sempre la bibliografia: chi ne ha voglia , la apre: se ne trae giovamento, bene, altrimenti "getta la spugna" e chiude . Credo comunque che il mio articolo sia scritto quasi tutto in maniera abbastanza comprensibile anche per un non medico. Pensa che perfino Einstein, oltre a cose difficili che ti hanno spaventato e fatto "gettare la spugna", ne ha scritte di semplici e piene di saggezza, a tutti accessibili, anche sulle esigenze di misurazione che ti stanno tanto a cuore :
"Non tutto quel che conta può essere contato e non tutto quello che può essere contato conta".
A. Einstein
Personalmente non credo che misurare il bruxismo sia molto importante, e in questo caso sono in buona compagnia, perché, come ben sai, sulle tecniche di misurazione anche la Letteratura è freddina.
Speravo di ricevere da un esperto come te qualche critica nel merito degli argomenti del mio articolo, ma se non lo hai letto...
Ciao!




Trovo in vece molto strano criticare quello che non si è nemmeno letto.

#17
Dr. Sergio Formentelli
Dr. Sergio Formentelli

L'ho letto, l'ho letto eccome!
Proprio per questo ho scritto OGGI il mio parere.

Comunque ti lascio volentieri alla tua aria fritta (letteratura freddina.... Ma cosa devo sentire ancora...)

Non risponderò più.
I miei riferimenti culturali sul bruxismo hanno tutt'altro spessore, e l'aggiornamento con loro lo faccio a tu per tu, non per corripondenza.

#18
Dr. Edoardo Bernkopf
Dr. Edoardo Bernkopf

Forse devi ancora sentire questa (è degli esperti ai quali fai riferimento) :
" It can be concluded that the available information on the validity of portable instrumental diagnostic approaches with respect to PSG recordings is still scarce and not solid enough to support any non-PSG technique's employ as a stand-alone diagnostic method in the research setting, with the possible exception of the Bruxoff device that needs to be further confirmed with future investigations."
Mi sembrano proprio freddini.. Forse non avevi letto neanche questo.
Comunque, la tua critica di essere io contro la corrente di pensiero oggi predominante non la considero nemmeno una critica, perché era il chiaro obiettivo del mio articolo fin dal titolo. Per raggiungerlo ho sottolineato vari punti di debolezza argomentandoli, credo, adeguatamente e supportandoli con riferimenti bibliografici. Da un esperto come te mi aspettavo delle osservazioni critiche nel merito, non solo la sostanziale affermazione che gli esperti hanno ragione perché sono gli esperti .
Del resto, a fronte di tanta ricerca, dopo aver scientificamente analizzato quello che il bruxismo NON è, cosa è emerso in positivo da tanta ricerca?

#22
Dr. Edoardo Bernkopf
Dr. Edoardo Bernkopf

Non apriamo altri fronti, ma possiamo unificarli ragionando di....filosofia della diagnostica.
La Diagnostica può essere clinica o strumentale, a seconda del caso e della patologia che si affronta. Anche nel bruxismo la diagnosi è prevalentemente clinica. Si é soliti enfatizzare il valore della conferma strumentale, che è importante nella ricerca, ma non sempre lo è nell'attività clinica quotidiana: sappiamo, per esempio, che la maggior parte della diagnostica strumentale e per immagini in Gnatologia è spesso inutile.
Qualunque esame diagnostico strumentale dovrebbe dipendere da un sospetto diagnostico che il curante ha già in testa, e costituire lo strumento adatto a chiarire il problema clinicamente emerso. Se la situazione clinica è chiara , l'esame è solo una foto-ricordo, e possiamo produrne tante usando tutta la tecnologia che abbiamo a disposizione, ma non sposteremo il problema di un millimetro. Non solo: la diagnostica, in certi casi, potrebbe effettivamente dirimere un dubbio diagnostico, ma collegarsi comunque alla medesima terapia (esempio, che in un'ATM ci siano o non ci siano aspetti artrosici, non cambia gran che quel che come gnatologi dobbiamo fare): anche in questo caso la diagnostica è inutile. Può essere anche una considerazione personale, legata al curante: chi è di scuola jenkerlsoniana, ritiene la kinesiografia indispensabile, altri no.
Nel vostro esempio se l'OSSTEL non dava a Enzo indicazioni utili, faceva bene a non usarlo; se invece ad Armando oggi ne dà, fa bene ad usarlo.
Nel caso del Bruxismo, poiché Sergio sottolinea irrinunciabili esigenze scientifiche , come sopra detto , la lettaratura é freddina sui " portable instrumental diagnostic approaches". Addirittura lo strumento usato da Sergio mi pare non abbia mai avuto validazione scientifica, ma se lui ci trova dei vantaggi relativamente a quello che deve fare al paziente bruxista, fa benissimo ad usarlo.
Vorrei però capire quali sono questi vantaggi.
Se infatti passiamo alla terapia, "gli scienziati che fanno RICERCA nelle università mondiali", non tutti , ma quelli cui Sergio fa riferimento, avendo cancellato la patogenesi occlusale, dicono che il dentista può solo applicare un bite piatto , non per trattare il Bruxismo, che con l'Occlusione non c'entra nulla, ma per mitigare gli effetti sfavorevoli del bruxismo, in particolare l'abrasione dentaria e il danno parodontale.
Ma se dopo aver diagnosticato un bruxismo clinicamente (non aria fritta, ma la diagnosi più frequente secondo la Letteratura) lo sbocco terapeutico è comunque un bite piatto (per il quale oltretutto non è necessario essere degli scienziati, perché sa farlo anche un bambino), cosa cambierebbe con l'aggiunta di una diagnosi strumentale grazie alla quale si fosse rilevato questo o quel valore? La diagnosi clinica è più che sufficiente a indicare il trattamento, e il valore rilevato sarebbe ininfluente.
Sullo strumento di comunicazione non discuto: però appartiene al marketing, non al piano scientifico.
Il vero clinico non è chi fa un sacco di cose grazie alla potenza dei mezzi di cui dispone, ma chi fa il meno possibile, con meno aggressività , con meno rischio biologico, in minor tempo , e ottiene un buon risultato, non sempre, ma in buona parte dei casi che tratta.

#25
Dr. Edoardo Bernkopf
Dr. Edoardo Bernkopf

Caro Luigi il fumo , attivo e passivo, fa male comunque, e siamo d'accordo, anche se farei volentieri un'eccezione per il Toscano, per il quale....... mancano studi scientifici.
Vari Autori hanno ricercato il ruolo che vari fattori fisiopatologici possono avere nella patogenesi del Bruxismo: il fumo , l’alcool e l’uso di oppioidi possono concorrere a favorirlo (factors like smoking, alcohol, drugs, diseases and trauma may be involved in the bruxism aetiology
Il fatto che il fumo sia involved non mi stupisce, ma di certo non individua quella relazione causale diretta la cui mancanza nel caso dell'occlusione sembra giustificarne la cancellazione dall'attività clinica sul singolo paziente, specie se, come dici , chiaramente maloccluso.
Pensa che le linee guida sull'Otite Ricorrente citano anch'esse il fumo fra i fattori predisponenti, il che mi fa sinceramente sorridere: il fumo passivo sì, il rapporto fra condilo e tuba legato anche qui alla malocclusione....no.
Come però osservi, fumo, alcool e farmaci come gli oppioidi favoriscono il bruxismo, ma favoriscono anche il russare notturno e l’apnea , rilanciando così il ruolo dell’OSAS, la terapia per via occlusale e il possibile ruolo concausale della Malocclusione: il bruxista fuma perché fuma o perché ,anche grazie al fumo, va anche in apnea? nell'andarci è favorito in questo anche dal fumo, ma può anche essere favorito dalla conformazione occlusale della sua bocca: non considerarla negli studi sul ruolo del fumo costituisce un macroscopico bias, e non considerarla nell'attività clinica mi sembra assurdo.
Sergio è pago della sua certezza che gli esperti (quelli cui fa riferimenti lui) sono nel giusto perché sono esperti, non mi ha fatto nessuna osservazione nel merito, e non mi ha nemmeno detto cosa serve misurare il bruxismo, indagine diagnostica sulla quale i suoi stessi esperti sono alquanto freddini: ha declassato l'articolo a visibilità 1 e se ne è andato. Credo che se un "esperto", a fronte di una osservazione critica sa solo dire che ha ragione perché è esperto , e non sa controbattere con argomentazioni serie, probabilmente è assai poco esperto.

#26
Dr.ssa Giulia Bernkopf
Dr.ssa Giulia Bernkopf

Cari Colleghi, Mi dispiace molto che Sergio abbia messo in visibilità 1 l'articolo sul bruxismo, scritto assieme a mio papà, al quale ho contribuito con la non lieve fatica di consultare tutta la letteratura disponibile.
http://www.studiober.com/wp-content/uploads/2018/01/2017-BRUXISMO-e-OCCLUSIONE-Dentista-Moderno.pdf
cliccare su continua e apri il sito
Credo che, prima di andarsene stizzito, avrebbe dovuto esprimere critiche specifiche sugli argomenti sostenuti, non solo quella generica di aver scritto noi cose diverse da quelle che dicono gli "esperti".
Comunque le sue posizioni, che non condivido, le ha espresse in altra discussione su un paziente bruxista:assieme alle mie risposte possono forse costituire un contributo anche a questa discussione.
https://www.medicitalia.it/consulti/gnatologia-clinica/576501-bruxismo.html
Cordiali saluti a tutti.

#27
Dr. Sergio Formentelli
Dr. Sergio Formentelli

Impossibile discutere con i due Bernkopf.
Hanno ragione loro.
Sempre e comunque, su tutto.

#29
Dr.ssa Giulia Bernkopf
Dr.ssa Giulia Bernkopf

Caro Sergio, non ho sempre ragione, come non ne ha nessuno sempre (a volte nemmeno gli esperti). Sono sempre lieta di capire che sono in errore quando mi vengono contrapposti argomenti validi che mi fanno imparare qualcosa. Ma se i tuoi argomenti sono che gli esperti sono esperti e i due Bernkopf vogliono avere ragione, queste sono sparate generiche che non servono.
Se hai letto l'articolo linkato e mi/ci farai osservazioni sensate, come hanno fatto gli altri Colleghi, te ne sarò grata.
Scivo in chiaro perchè anche "Impossibile discutere con i due Bernkopf.
Hanno ragione loro.Sempre e comunque, su tutto" lo hai messo in chiaro.
Niente in contrario, se preferisci, a proseguire in privato...... dopo il fine settimana. Ciao!

#42
Utente 570XXX
Utente 570XXX

Ottimo articolo Complimenti!
Ho letto il tutto con attenzione, posso assolutamente confermare da persona sofferente del problema che il ruolo dell'occlusione nella patogenesi del bruxismo è attualmente sottostimato e posso testimoniare che dalla malocclusione può innescarsi il digrignamento patologico...se avete pazienza di leggere il tutto....

premetto che ho sempre goduto di un' ottima intercuspidazione dentale nonche di uno stabile e definito "incastro" tra le arcate dentali con la quale mi trovavo perfettamente a mio agio, purtroppo venuto meno a seguito di otturazioni praticate a carico di numerosi denti (una decina) che hanno coinvolto molari e premolari e che hanno stravolto l' occlusione.

Le otturazioni sono state fatte 5 anni fà, per via di carie più o meno estese e che a detta del medico andavano trattate ma la forma, la dimensione e l'anatomia dei denti non era venuta meno, io ci stavo benissimo e le principali attività masticazione, deglutizione e fonazione erano adempiute senza alcun problema, oggi non può dirsi altrettanto.

Per la precisione:
All' interessato è apparso a seguito delle otturazioni (non propriamente nel riunito odontoiatrico, forse per effetto dell'anestesia) un' alterata percezione dei contatti dentali con la netta sensazione di avere della materia in surplus tra i denti oggetto dell' otturazione, una dimensione verticale chiaramente sproporzionata rispetto agli altri denti (il problema si è rivelato fin da subito complesso dal momento che i denti otturati non erano circoscritti ad una sola arcata dentale), "rialzi" non propriamente naturali confermati da altri dentisti alla quale mi sono successivamente rivolto nonchè la sensazione di avere corpi estranei fusi e inglobati tra i denti, (un vero disastro specie nella masticazione) a nulla sono serviti i miei richiami al dentista curante in quanto nonostante abbia abraso i denti non ho mai avuto dei miglioramenti e all'ennesima volta che mi rivolsi a questi segnalando il problema mi viene detto che non ci sono dei precontatti rilevanti affermando l'inutilità di continuare a raschiare le otturazioni dal momento che l'instabilità occlusale sarebbe dipesa da bruxismo, ora è comprensibile che se la persona in questione era bruxista da prima non poteva certo mantenere intatti i denti e le facce occlusali (cuspidi,solchi,fosse,creste occlusali, ecc) compatibilmente con il digrignamento patologico e senza avvisare nessuna problematica di alcun genere, è invece possibile che abbia cominciato a digrignare nel tentativo di trovare un equilibrio occlusale ai malcontatti avvertiti fra le arcate dentali dopo le otturazioni alte e a ovvio discapito anche e soprattutto dei denti naturali che se ne vedono alterata la loro naturale morfologia occlusale come confermatomi dai numerosi medici del settore alla quale mi sono poi rivolto.
Questo per dire che molti medici non "approvano" una correlazione tra interferenze occlusali e bruxismo identificandola in qualcosa di psicologico, altri vedono una causa occlusale che non va esclusa ma rivalutata........d'altro canto il miglior presidio previsto dalla natura è proprio quello di aver creato dei denti dotati di un sistema efficace di fosse,creste e cuspidi e adeguati punti di contatto garanti della stabilità occlusale e dello stesso controllo delle parafunzioni.....quando questo delicato equilibrio viene alterato sorge il problema

#43
Dr. Sergio Formentelli
Dr. Sergio Formentelli

Gentile utente, il problema sorge nella stessa definizione.
Il bruxismo è una parafunzione orale, ma non tutte le parafunzioni orali sono bruxismo.
E' inoltre una parola generica, molto utilizzata, ma sarebbe meglio declinarla al plurale: bruxismi.

Il digrignamento dei denti ha una origine neurologica (assodata) a livello centrale, del cervello, con l'attivazione di specifichi nuclei cerebrali e a catena per ultimo il nucleo che controlla la frequenza cardiaca, che si altera uno-due secondi prima dell'episodio di digrignamento.
E' un tipo di bruxismo, notturno.

Il serramento ha una origine più che altro legata alla gestione dell'ansia e dello stress, e puo' essere diurna o notturna.
Altro tipo di bruxismo.

Vi è poi la contrazione isometrica muscolare in assenza di contatto dentale, manifestazione prevalentemente diurna.
Terzo tipo di bruxismo.

Senza contare le forme miste.

Queste forme di bruxismo sono caratterizzate dal fatto di non cessare o modificarsi se cambia l'occlusione.

Altre parafunzioni sono legate all'occlusione, ma non sono bruxismo.
Ad esempio un precontatto occlusale: il paziente comincerà a digrignare per cercare di spianarselo, ma una volta spianato, cesserà di digrignare.
Altra parafunzione non bruxistica è l'instabilità occlusale, per lo più creata da dentisti; ristabilita, la parafunzione cessa.
Spesso capita anche che a pazienti con bruxismo (non importa quale) ma senza sintomi, dopo l'intervento di un dentista che crea un precontatto o una instabilità occlusale, produca sintomi o parafunzioni confuse con il bruxismo anche dai dentisti).

L'equilibrio orale è veramente delicato, e quando viuene alterato sorgono problemi.
Ma identificare la causa è importantissimo per poter procedere con la terapia opportuna: oclcusale se il problema è occlusale, psicologico se è di natura psicologica, e contenere i sintomi se vi è un problema di tipo neurologico.
.

#44
Utente 570XXX
Utente 570XXX

Rispondo alle ottime affermazioni effettuate dal Dr. Formentelli, i quali dopo aver operato un'utile summa divisio del bruxismo, vengono definite a titolo esemplificativo delle parafunzioni che non sono bruxismo come quelle legate all'occlusione riportando le testuali parole:

1) in presenza di un precontatto occlusale "il paziente comincerà a digrignare per cercare di spianarselo, ma una volta spianato, cesserà di digrignare".

In una situazione di questo tipo il digrignamento è volto alla rimozione del precontatto tra le arcate dentali e quindi non è propriamente patologico da intendersi come "bruxismo" ma "fisiologico" in quanto diretto al corretto ripristino delle stesse funzioni del sistema stomatognatico.
Quello che però non ci è dato sapere è fino a che punto l'organismo è in grado di agire selettivamente per rimuovere l'interferenza occlusale senza danneggiare altri elementi dentali es. lo stesso precontatto si rapporta necessariamente con un' altro dente o denti morfologicamente funzionali che potrebbero essere a sua volta consumati dall'azione in questione, il problema si complica in presenza di una molteplicità di precontatti prodotti da otturazioni "non congrue" praticate su vasta scala a carico di una decina di denti (molari e premolari), infatti prima che l'organismo "cessi di digrignare" resteranno probabilmente danneggiati anche i denti che non lo meritano..........trasformando quella parafunzione non bruxista......in bruxista, inoltre otturazioni alte a livello di numerosi denti posteriori possono indurre gli anteriori a rapportarsi a loro volta male con conseguenti abrasioni dei margini incisivali e quindi altre parafunzioni che innescano un circuito vizioso di deficit funzionali...con abrasioni e usure...aumento delle superfici a contatto.......aumento degli attriti.....maggiore azione muscolare riflessa e parafunzioni e/o bruxismo come affermano molti autori.

2) "Altra parafunzione non bruxistica è l'instabilità occlusale, per lo più creata da dentisti; ristabilita, la parafunzione cessa."

Nella situazione poc'anzi detta potrebbe ritenersi ovvia l'instabilità occlusale e in un contesto cosi critico ristabilirla non è per niente facile, lo stesso dentista curante alla quale mi sono rivolto dopo innumerevoli tentativi e senza l'ottenimento di nessun risultato apprezzabile mi ha "liquidato" dicendo che sono bruxista e che è psicologico, altrettanti numerosi sono i dentisti che mi hanno visitato in seguito, la quale pur apprezzando gli evidenti precontatti non si sono presi la responsabilità di toccarli, alla fine uno studio dentistico compresa la situazione e data l'insostenibilità della stessa mi ha praticato un molaggio selettivo, ma la stabilità occlusale nonostante siano stati aboliti i precontatti non è stata recuperata, vista la perdita esiziale di adeguati punti di contatto, fosse e creste e sopratutto le cuspidi a carico dei denti posteriori che servono anche per il controllo delle parafunzioni.

Ma se l'interessato era un bruxista da prima per cause psicologiche, in qualche modo penso collegate al comportamento, all'emotività del soggetto,ansia, stress, rabbia , aggressività ecc., quindi digrignante patologicamente non poteva certo mantenere intatta l' occlusione e il perfetto "incastro tra le arcate dentali" con la quale stavo benissimo e goduto per tutta la vita, venuto solo meno purtroppo a seguito di otturazioni fatte 5 anni fà con tutti i problemi della malocclusione e che non pensavo neanche minimamente immaginabili prima di allora, da perfetto ignorante mi sono fidato e non ho pensato di chiedere degli intarsi dentali.

Dico tutto questo perchè ancora oggi in diversi protesisti dentali alla quale mi sono rivolto per le ricostruzioni occlusali è evincibile un clima di questo tipo. Si ringrazia per la pazienza riposta nel leggere tutto

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