L'inquinamento luminoso esterno disturba il sonno

Dr. Mauro ColangeloData pubblicazione: 31 dicembre 2018

E’ stato di recente pubblicato sul Journal of Clinical Sleep Medicine, organo ufficiale della American Academy of Sleep Medicine, un nuovo studio che indaga sulla associazione fra l’esposizione alla luce esterna durante la notte e l’insonnia e che rappresenta la prima ricerca basata sulla popolazione in relazione alla prescrizione di farmaci ipnotici. In un mio precedente articolo (https://www.medicitalia.it/salute/neurologia/200-disturbi-sonno.html) l’insonnia viene definita a seconda del suo modo di presentarsi, distinguendosi una insonnia iniziale con difficoltà a cominciare il sonno; un' insonnia intermittente caratterizzata da frequenti risvegli; ed una insonnia terminale caratterizzata dal risveglio precoce, con l'incapacità di riprendere il sonno. Una varietà di fattori ambientali, quali eccessiva rumorosità, illuminazione e temperature estreme, sono notoriamente in grado di disturbare la qualità del sonno della maggior parte delle persone.

Dai dati riportati da Kyoung-bok Min, professore associato nel Department of Occupational and Environmental Medicine alla National University College of Medicine di Seoul (Corea del Sud) nel lavoro ”Outdoor Artificial Nighttime Light and Use of Hypnotic Medications in Older Adults: A Population-Based Cohort Study” emerge che un aumentato livello di esposizione nelle ore notturne alla luce artificiale esterna è legato ad un privazione di sonno, dopo il rientro a casa. La ricerca ha utilizzato i dati raccolti dal 2002 al 2013 dal National Health Insurance Service-National Sample Cohort (NHIS-NSC) basato su un vasto campione di popolazione della Corea del Sud, da cui sono stati esclusi i soggetti con disturbo del sonno già in precedenza diagnosticato. Il campione esaminato è consistito in una coorte di 52.027 individui di età pari o superiore a 60 anni, di cui il 60% erano di sesso femminile. L’intensità dell’esposizione luminosa è stata rilevata dai dati satellitari forniti dal National Centers for Environmental Information ed il livello stimato di inquinamento luminoso in ciascun distretto amministrativo è stato configurato con le zone di residenza dei partecipanti, allo scopo di definire il livello della esposizione per i soggetti di studio.

Dalle schede individuali del servizio di assistenza sanitaria è risultato che due ipnotici, zolpidem e triazolam, sono stati prescritti al 22% dei partecipanti per i quali è stata rilevata, stratificata per quartili, una maggiore esposizione ad intensa illuminazione. Dallo studio di Min risulta scientificamente evidente che l’inquinamento luminoso (light pollution), inteso come un uso eccessivo di luce artificiale durante le ore notturne all’interno oppure all’esterno, costituisce un nuovo fattore di rischio per il disturbo del sonno con conseguente necessità di prescrizione di farmaci ipnotici. Inoltre, i Ricercatori sottolineano che la light pollution induce una alterazione del ritmo circadiano che potenzialmente predispone ad una serie di malattie croniche, fra le quali diabete, depressione ed obesità.

L’Autore della Ricerca aggiunge che, nonostante le pubbliche Autorità sembrino essere più sensibili alla nocività di altri inquinanti ambientali di quanto lo siano nei confronti dell’inquinamento luminoso, i risultati di questo studio rafforzano il concetto di un legame potenziale fra quest’ultimo e molteplici ricadute negative sulla salute. Per valutare appieno gli effetti dannosi dell’inquinamento luminoso sono comunque necessari ulteriori studi e maggiori iniziative per poterne minimizzare gli effetti sulla salute pubblica.

Source: https://aasm.org/light-pollution-may-cause-insomnia-in-older-adults/

Autore

maurocolangelo
Dr. Mauro Colangelo Neurologo, Neurochirurgo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1972 presso Università Napoli.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Napoli tesserino n° 11151.

4 commenti

#1
Dr. Otello Poli
Dr. Otello Poli

Ritengo come la prima difficoltà, quando si parla di inquinamento luminoso, sia definire il medesimo al di là della generica descrizione di "...uso eccessivo di luce artificiale durante le ore notturne all’interno oppure all’esterno...". Altresì concordo con la affermazione circa la quale per valutare "...gli effetti dannosi dell’inquinamento luminoso sono comunque necessari ulteriori studi...". Ritengo sia più corretto parlare di "igiene del sonno" ossia evidenze multi-comprensive di quantità di luce, di suono, di vibrazione, di temperatura e ventilazione ambientale del luogo dove si dorme. E questi parametri non saranno i medesimi per ogni persona.

#2
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Caro Otello,
ti ringrazio per il tuo qualificato parere che aggiunge valore all'articolo e che ovviamente condivido. La rilevazione epidemiologica descrittiva di questo lavoro ha avuto la finalità di valutare la frequenza e la distribuzione del disturbo del sonno nelle popolazione in relazione al parametro "light pollution" esterna, considerandola come fattore di rischio. Come correttamente puntualizzi tu sono necessari ulteriori studi di epidemiologia analitica, basati cioè su più complessi strumenti d'indagine, quali gli studi ecologici e quelli trasversali osservazionali e descrittivi, che possono consentire di individuare i tassi di prevalenza per campioni demografici più ristretti.
Ti saluto cordialmente e ti auguro buon 2019.

#3
Specialista deceduto
Dr. Giovanni Migliaccio

L'articolo è interessante e ritengo anch'io che nell'interferenza di disturbi del sonno sia predominante " l'igiene del sonno " come ci fa notare Otello Poli.
Credo un po' meno che la luce delle nostre città abbia un ruolo nei disturbi del sonno. Se così fosse credo che di insonnia soffrirebbero moltissime persone in più.
Per saperlo dovremmo tornare ai lampioni a gas ottocenteschi, ma se altre forme di inquinamento (con buona pace di un illuminato "statista" del calibro di Trump) possono essere ridotte o abolite, quello luminoso è inevitabile.

Uno splendente non inquinante 2019 a tutti

#4
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Giovanni,
anch'io concordo con te ed Otello Poli, se guardiamo al disturbo del sonno dall'osservatorio della clinica. Ma l'articolo che ho riportato, studia la relazione causa-effetto tra un determinato fattore di rischio indagato (light pollution) ed il disturbo del sonno, che è stato parametrato in base al ricorso a farmaci ipnotici. Cioè, l'epidemiologia cerca il nesso tra il fattore di rischio "inquinamento luminoso" e l'insorgenza di una possibile patologia legata ad esso. L'epidemiologo, come obiettivo principale, si propone di rispondere alla domanda: quel tipo di specifico di "esposizione" o "fattore di rischio" quale malattia può produrre? Nel caso di cui cui parliamo, hanno considerato come fattore di rischio l'illuminazione esterna. Concordo che l'indagine potrebbe essere poi approfondita integrando l'esposizione al quel fattore con la valutazione di altri parametri, per dedurne l'interazione per effetto di sommazione o sottrazione.
Ti ringrazio del tuo commento sempre "pungente" e mi associo al tuo augurio di buon 2019.

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