Sindrome compartimentale: radiografia di una frattura alla tibia e piatto tibiale

Sindrome compartimentale: cos’è, cause e rischi

Il recente infortunio occorso a Lindsey Vonn durante la discesa libera delle Olimpiadi di Milano-Cortina ha riportato l'attenzione medica su una delle complicazioni più serie nei traumi ad alta energia: la sindrome compartimentale.

Sindrome compartimentale: il caso di Lindsey Vonn a Milano-Cortina

La sciatrice statunitense, 41 anni, arrivata alle Olimpiadi con una lesione al legamento crociato, è caduta riportando una grave trauma di cui ha svelato i dettagli in questi giorni. Dimessa dopo un periodo di degenza iniziato presso l'ospedale di Treviso e proseguito negli Stati Uniti, Vonn ha rivelato di aver riportato fratture alla testa del perone e al piatto tibiale, ma la criticità principale è stata rappresentata dalla gestione della pressione interna ai tessuti dell'arto inferiore sinistro.

A causa della sindrome compartimentale ha rischiato l’amputazione della gamba, non avvenuta grazie all’intervento tempestivo ed efficiente dello staff medico.

Cos’è la sindrome compartimentale?

La sindrome compartimentale acuta è una patologia grave caratterizzata da una diminuzione o assenza della perfusione arteriosa al livello del segmento colpito con conseguente ischemia e morte dei tessuti periferici.

Quali sono le cause della sindrome compartimentale?

Le sedi anatomiche prevalentemente colpite sono la gamba e l’avambraccio, e può essere determinata dall’aumento del volume del contenuto di un compartimento (che è delimitato dalla fascia) in seguito a trauma, schiacciamento, frattura, intervento chirurgico, ematoma ecc, o dalla riduzione del volume del compartimento causata da compressione esterna come l'applicazione di fasciature strette o apparecchi gessati.

Perché è importante intervenire subito?

La diagnosi precoce a poche ore dall'insorgenza della sindrome è di vitale importanza: essa è basata sulla clinica e può essere confermata dalla misurazione delle pressioni compartimentali. 
Il trattamento è basato sulla fasciotomia decompressiva (l'apertura della fascia) da eseguire in urgenza per prevenire gli esiti invalidanti.

Se non adeguatamente trattata può portare a gravi deficit funzionale con danno muscolare, neurologico, e deformità con retrazione dell'arto, e in rari casi alla temibile necrosi con il rischio di amputazione dell'arto.

Data pubblicazione: 24 febbraio 2026

Autore

hzmerly
Prof. Hassan Zmerly Ortopedico

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1990 presso Università degli Studi di bologna.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Ravenna tesserino n° 2304.

Specialista con oltre 15.000 interventi chirurgici eseguiti in ortopedia, con focus su protesi di ginocchio, anca e spalla, artroscopia e chirurgia mini-invasiva del piede. Professore Associato e docente in prestigiose università europee, autore di 130 pubblicazioni citate oltre 1.900 volte. Membro di comitati internazionali e editorial board di riviste indicizzate, garantisce competenza riconosciuta a livello globale nella chirurgia ortopedica e riabilitazione.

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