frustrazione

Il Covid-19 e le cose non essenziali di questo Natale

Dr.ssa Franca ScapellatoData pubblicazione: 10 dicembre 2020

C’è una storia molto bella che ha il pregio di essere anche vera.

Nel Natale 1914 inglesi e tedeschi si fronteggiavano da opposte trincee, sul fronte occidentale delle Fiandre. C’era fango, i cadaveri dei commilitoni uccisi giacevano insepolti perché il rischio di uscire dai ripari era troppo grande. Ma era Natale e alcuni, per ingannare il tempo, iniziarono a intonare i canti della loro tradizione. In inglese, in tedesco. A un certo punto un soldato tedesco agitò uno straccio bianco e uscì. Poco per volta, con cautela, quei soldati, quei ragazzi inglesi e tedeschi salirono dalle trincee e, senza troppe parole che non servivano, seppellirono i loro morti. Poi qualcuno fece un pallone con degli stracci, e giocarono nella terra di nessuno. Vinsero i tedeschi. Divisero il cibo, il brandy, la birra. Qualcuno mostrò la foto della fidanzata. Per qualche giorno la guerra fu lontana.

Il senso del Natale, al di là del credo religioso, è stare insieme in pace, e condividere.

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Oggi non si può: le famiglie saranno divise da un confine comunale, a volte da una manciata di chilometri, tanti saranno soli e non trascorreranno il Natale coi loro cari, non potranno vedere i loro nipotini aprire i regali, se non in tristi filmati su Whatsapp. Il dinosauro che c’è nel nostro inconscio non se ne fa niente del digitale, ha bisogno di odori, di sensazioni tattili, di sapori noti e antichi. Come lo smart working imposto non è smart, gli auguri via social scivolano e si perdono in mezzo ai gattini, lasciandoci più soli di prima.

Possiamo accettare sacrifici e privazioni. Non possiamo fare altro che prenderne atto.

Però non ci dobbiamo sentire frivoli o egoisti perché ci manca la vacanza in montagna o la casa al mare, perché non si può sciare, perché non si può godere il sole sul lungomare. È la fine del mondo? No. C’è di peggio? Certo, c’è di peggio. Ma non cedete ai moralisti da strapazzo che vi trattano da bambini viziati e capricciosi.

Per molti sarà un Natale triste. È normale essere tristi oggi, sentirsi arrabbiati e frustrati. Abbiamo perso la nostra vita, la nostra socialità, la nostra confortante normalità. Tornerà domani, ma non oggi.

Dicono di non lamentarsi, c’è gente intubata, vergogna! Quando ero piccola dicevano: mangia la minestra, ché in India i bambini muoiono di fame.

Stiamo facendo tutti un sacrificio molto, molto grande, che provoca una forte sofferenza morale. A questa sofferenza non è necessario aggiungere il senso di colpa e la vergogna perché ci mancano tante cose “non essenziali”, che danno colore, gusto, senso alla nostra vita. È normale stare male, oggi. Speriamo sia ancora per poco.

 

Autore

francascapellato
Dr.ssa Franca Scapellato Psichiatra, Psicoterapeuta

Laureata in Medicina e Chirurgia nel 1981 presso università di Parma.
Iscritta all'Ordine dei Medici di Parma tesserino n° 3717.

2 commenti

#1
Utente 442XXX
Utente 442XXX

Ne hanno fatto un film di questa storia dei soldati che nel 1914 fecero una piccola tregua perche era natale. Solo che in quegli anni, guerra o non guerra, il natale si sentiva davvero come un evento per unire le persone. Da molti anni ormai il natale è diventato una festa commerciale e non dico niente di nuovo.
Penso che la gente non ha sofferto piu di tanto. Quasi sempre le famiglie riunite a natale litigano tirando fuori vecchi e mai sopiti rancori.
E poi il natale è triste, molti suicidi avvengono nei giorni che precedono o seguono il natale.
Buona vita a lei.

#2
Dr.ssa Franca Scapellato
Dr.ssa Franca Scapellato

Lo so che hanno fatto un film. Hanno fatto film anche sul Natale, film allegri, film commoventi, film in cui le famiglie riunite si tirano padelle in testa o si ammazzano per Natale, perché le feste sono importanti, scandiscono le nostre vite. Ora non abbiamo quella orrenda festa commerciale, anzi, non abbiamo più nessuna festa, non c'è più il cinema, né il ristorante (che spreco gli chef, c'è Deliveroo); resterà il ricordo delle caverne in cui abbiamo vissuto per un anno a guardare dei pixel sugli schermi. Persino una discussione durante una cena di Natale sarebbe la benvenuta, sarebbe vita. Per molti queste rinunce sono necessarie, per via della pandemia, ma basta così. Vorrei un po' di sano odio in presenza, qualche malignità sibilata all'orecchio, piuttosto dei sorrisi tremolanti su Skype.

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