Sai dire di no?

Dr.ssa Barbara Persichetti AuteriData pubblicazione: 22 aprile 2015

Prendersi cura prima di sé e poi degli altri

 

A qualcuno è sicuramente capitato di non saper dire di no in alcune occasioni e di aver imparato di conseguenza che, se non possiamo o vogliamo fare qualcosa, dobbiamo semplicemente dirlo.

A volte però, non diventa più facile, anzi, sembra sempre più impossibile dire di no, anche quando ci si carica di troppi impegni.

E allora, sembra che dire di no, potrebbe essere sbagliato, un torto nei confronti di chi ci chiede qualcosa e rimane deluso, rovinando i rapporti.

Da una parte, rendersi utile è gratificante ma dall’altra, si diventa sempre più stanchi, stufi e senza più essere in grado di gestire il tempo come lo si desidera.

Crediamo che l’altro saprà quando non chiedere ma se non abbiamo mai detto di no, non mettiamo in condizione gli altri di capire e qualcuno certamente se ne approfitterà.

Saper dire “no”, è uno dei punti cardinali del saper essere assertivi e necessita una certa dose di autostima.

Infatti, quando si è in grado di dire questa parola magica, si acquista rispetto e si dimostra la capacità di saper mettere un confine tra sé e il mondo esterno.

E’ solo in presenza dell’autenticità di ciascuno che si possono stringere relazioni significative, in cui vi è stima e rispetto reciproco.

Voler essere utile agli altri è certamente una bella qualità, ma mettersi in secondo piano per far questo, dimostra una mancanza di amor proprio che è invece fondamentale per rendersi utile come lo si desidera.

E’ necessario un sano egoismo che ci permette di vivere con gli altri, sapendo dar voce ai propri bisogni, senza vergogna, paura o sensi di colpa.

Imparare a dire di no, può essere un buon modo per iniziare a lavorare sulla vostra autostima e assertività. Ecco quindi alcuni spunti:

  • Iniziate a dire di no sulle piccole cose. Sarà un allenamento per le richieste che vi creano più difficoltà. Potrete vedere come reagisce l’altra persona e costatare che non succederà nulla di male. Se qualcuno vi facesse sentire in colpa, chiedetevi se questa persona non si stia approfittando di voi.

  • Dite di no con fermezza e senza cercare di inventare scuse. Più direte e più vi metterete in difficoltà. Anche dei semplici “mi dispiace, non posso” o “no, grazie”, andranno più che bene. Se la domanda successiva è “perché?”, non è necessario andare nel panico. La cosa più semplice che vi viene in mente, è la risposta giusta e se ne avete bisogno, preparatevi prima delle frasi adatte.

  • Iniziate a fare solo ciò che desiderate fare. Se rispetterete questa regola, i “no” verranno spontanei.

  • Rimandate la risposta. Se non riuscite a dire “no”, almeno non dite di si! Potreste rispondere “non lo so, devo pensarci” e prendendo tempo per riflettere, potrete decidere a mente lucida cosa VOLETE fare e dire di no, sarà più semplice.

  • Iniziate dicendo “No” e poi suggerite soluzioni alternative. Così, potrete accompagnare il rifiuto con un suggerimento per l’altro. Vi mostrerete comunque disponibili, seppur impossibilitati nel fare ciò che viene chiesto.

E voi? Avete sperimentato sulla vostra pelle l’importanza del saper dire di no? Avete altri suggerimenti a riguardo?

 

Scritto da Barbara Persichetti Auteri - Psicologa di Roma

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Autore

b.persichettiauteri
Dr.ssa Barbara Persichetti Auteri Psicologo

Laureata in Psicologia nel 2012 presso Università di Roma .
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Lazio tesserino n° 20491.

2 commenti

#1
Ex utente
Ex utente

Dire di no è molto difficile se si ha un'autostima bassa. Perchè dire di no vuol dire correre il rischio di perdere la relazione con l'altro e venire giudicati "cattivi" cioè poco disponibili e collaborativi o egoisti. Con una buona autostima il rischio in questione dovrebbe essere più ridotto. Però è anche vero che l'assertività è spesso una guerra. Nel senso che se tutti si propongono di essere assertivi, ci dovrà essere qualcuno che cede, lla fine. Se immagino lo scambio di due soggetti assertivi, potrei pensare che ognuno cerchi di far prevalere la propria posizione, senza alcuna reciproca empatia e compassione. Ogni situazione è a sè, ma spesso di fronte a persone molto assertive scorgo una mancanza di comprensione e, in realtà, una certa aggressività. Tipico esempio è la tecnica del disco rotto: se uno continua a ripetere la stessa cosa di fronte ad una mia richiesta, al solo scopo di scoraggiarmi, mi viene da pensare che sia un maleducato che non mi vuole ascoltare.

#2

Caro utente 304127,

il lavoro su sé stessi non finisce mai, ma la cosa più importante è iniziare, partendo dalla consapevolezza che le cose potrebbero essere molto diverse.

Credere che dire di no, comporti la rottura di una relazione, dovrebbe farci interrogare sulla qualità di questa relazione, dove non c'è, nè rispetto, nè autenticità, per dirne alcune.

È proprio questo che desidero?
Perché?
Come posso cambiare le cose?

Quando lei parla di asservità, sembra riferirsi a qualcosa di molto diverso: la manipolazione.

L'asservità ha lo scopo di rispettare le necessità di tutti con la magia del compromesso, in cui comprensione, compassione ed empatia sono fondamentali per entrare in contatto e capire non solo che cosa noi desideriamo, ma anche che cosa desidera chi ci è di fronte. Se quello che l'altro vuole non coincide con ciò che io voglio, allora troveremo il modo di venirci incontro. Il risultato è che entrambi siamo soddisfatti; l'altro è importante quanto me e non posso ottenere ciò che voglio senza tener conto di questo.

La manipolazione, invece, porta l'altro a cedere, come diceva, a farsi convincere di volere ciò che l'altro vuole, di fronte ad argomentazioni parziali o distorte, di qualcuno che non è interessato a me, ma solo a sé stesso, che si sente più importante e che, quindi, cerca solo i suoi interessi.

Lavorare su queste capacità è molto importante e non sempre possiamo guardare gli altri credendo che loro ne sappiano più di noi.

Spero di averle chiarito un pó le idee,
Saluti,

Dottoressa Persichetti

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