Siamo tutti davvero così depressi?

Dr.ssa Valeria RandoneData pubblicazione: 21 luglio 2016

“La depressione è una malattia democratica: colpisce tutti.”
 
Indro Montanelli
Fa male tutto.

I pensieri diventano lenti o troppo accelerati.
La fame eccessiva, o eccessivamente poca.
Il sonno una vera punizione.
I sogni dei pessimi compagni di viaggio o del tutto assenti.
L'inconscio si ribella ed urla di essere ascoltato.
Il cuore infranto, e nessuna voglia di vivere.
Anche le azioni più semplici sembrano difficoltose se non impossibili da compiere.

Parola ormai abusata e ridondante, associata senza dubbio al buio dell'anima: la depressione.

La depressione, è una vera emergenza sociale e, soprattutto, sembra declinarsi - come sempre - al femminile.

L"osservatorio nazionale sulla salute della donna" (Onda) ha presentato alla camera dei deputati una ricerca davvero interessante ed un libro ad essa associato: il "Libro bianco sulla depressione" Franco Angeli editore, per rendere pubblico e, soprattutto, chiaro il fenomeno in Italia.

 

Ecco qualche fato:

  • Ben quattro milioni e mezzo di persone, con un'incidenza al femminile esattamente raddoppiata.
  • Ogni paziente costa allo stato ben 11.000 euro l'anno.

 

Secondo l'organizzazione mondiale della sanità nel 2030 - quindi si può tranquillamente parlare di una una vera emergenza sociale - la depressione sarà tra le prime patologie da dover curare, con un impatto elevato al femminile.
Dal libro emerge che i sintomi vengono trascurati, confusi, sotto stimati, e ci si rivolge al medico soltanto dopo due anni dall'insorgenza della malattia.
La depressione viene associata ad uno stigma sociale, a qualcosa di cui vergognarsi e per la quale sarebbe meglio "farcela da soli", magari in funzione della tanto acclarata forza di volontà.

La giornata mondiale per la salute mentale che si terrà il 10 ottobre prossimo, vedrà coinvolti sul territorio clinici ed organizzazioni per sensibilizzare - tramite i media, il web e la stampa - la popolazione sulla tematica "salute" e "qualità di vita"; tematiche complesse quando si parla di anima e di psiche, "luoghi simbolici" che hanno a che fare con la salute psichica.

 

Perché le donne sono più vulnerabili?
Noi donne, senza dubbio, siamo più esposte a quote di stress maggiore, ricordiamo spesso la Dea Indù dalle mille mani: una per i nostri figli, una per gestire la casa con le sue incombenze e fatiche, l'altra al computer, e così via...

Un altro aspetto da non sottovalutare è il rischio correlato a particolari fasi topiche della nostra vita: menarca, deflorazione, parto, dopo parto, allattamento, eventuali divorzi con figli, menopausa, ecc..

Insomma, tra psiche, ormoni e fasi della vita, come sappiamo, c'è una strettissima correlazione.

 

  • Ma dobbiamo davvero medicalizzare tutto?
  • Tutte le fasi della vita?
  • Anche le sofferenze del cuore, un lutto, un amore finito, va medicalizzato?
  • La tristezza si trasforma sempre in depressione?
  • E, soprattutto, va curata?

La tristezza, se saputa ascoltare senza paura e senza troppi sintomi, talvolta può anche essere un vero valore aggiunto alla nostra esistenza.

Può indicarci la strada da seguire o da non seguire, le scelte da fare o da non fare. Spesso apre la strada della creatività e del silenzio fertile; anche se spesso fa paura.

Nei casi di prolungato disagio psico/fisico psichiatra e psicologo diventano i veri compagni di viaggio per la via del recupero della qualità di vita.

Autore

valeriarandone
Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo

Laureata in Psicologia nel 1992 presso La Sapienza-Roma.
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Sicilia tesserino n° 1048.

4 commenti

#1
Utente 397XXX
Utente 397XXX

Purtroppo della depressione posso parlare perchè sono stato (e in parte sono ancora) depresso. Sebbene sia uomo , capisco quanto per le donne sia complicato: alla fine sia gli uomini sia le donne sono vittime di questa società che porta alla depressione. Infatti, un mondo come il nostro, dove la performance è quasi tutto, orientato al successo, poco incline ad accettare i "perdenti" è in grado di generare disagio, di non farci sentire mai a posto. Poi mettiamoci che la nostra società non dà i giusti tempi per elaborare i dolori inevitabili della vita. Magari sì, un pacca sulla spalla; ma poi, di nuovo: lavoro, spese, responsabilità ecc... Se si sommano due o tre rovesci (magari perdita di un genitore + perdita del lavoro) allora si fa presto a cadere in depressione: non c'è proprio il giusto tempo per riprendersi. Insomma: anche il più forte, il più resistente, è a rischio depressione.
Sul fatto che la depressione sia un valore aggiunto, non mi sento di esser d'accordo. Forse una quota minima di tristezza, quella fisiologica. La depressione, invece, è solo negativa: toglie energie, raccoglie pensieri distorti e invalidanti, non è nemmeno in grado di portare ad una maggiore rilflessione, perchè la persone è totalmente assorbita dal proprio basso umore che non è in grado di riflettere bene. Non mi sento nemmeno di dire che ci può indicare la strada da seguire, perchè chi è depresso non la vede nemmeno la strada, si lascia semplicemente vivere la vita addosso.
Fortunatamente la ricerca farmacologica ha fatto molti progressi e anche le psicoterapie stanno progredendo, Su quest'ultimo punto, spero (ma sono scettico) che gli psicologi siano onesti con sè stessi e con i pazienti e adottino solo gli approcci terapeutici che alleviano i sintomi depressivi.

#2

Cara Valeria, hai ragione di depressione si sente parlare fin troppo, ci sono purtroppo le tragedie della vita, ma anche va detto che .. la forza d'animo, la resilienza sono faticose e richiedono una .. tolleranza alla frustrazione non semplice da conquistare..come sappiamo..richiedono il coraggio di riprovarci , di cercare altre strade, di intensificare lo sforzo, di canalizzare la rabbia, l'aggressività in energia costruttiva e positiva, anziche'.. .. come dicono i sacri testi..introiettarla .. e dirsi.. è colpa mia che non so fare , che sono negato, imbranato, sfortunato.. E' un discorso complesso e fondamentale , sempre di più . Ci hai fatto riflettere , brava come sempre .. grazie Magda

#3
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

Gentile Utente,
Grazie per essere intervenuto con le sue riflessioni.
Ha ragione nel dire che, al maschile o al femminile, è sempre un grande disagio ed un grande dolore.
Le terapie però , e per fortuna, fanno davvero tanto.
Un cordiale saluto ed auguri per tutto.

#4
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

Cara Magda,
grazie sempre, riflessioni utilissime e di incoraggiamento.

Sappiamo bene che spesso ci sono i " vantaggi secondari dei sintomi", spesso rimanere nel disagio, nel dolore e nella nebbia della non cura, è più facile che impegnarsi e farsi curare davvero.
Per stare bene ci vuole coraggio..e bisogna circumnavigare i meccanismi di difesa...
Un abbraccio

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