Trapianto del pene: dalla fantasia alla realtà clinica

Dr.ssa Valeria RandoneData pubblicazione: 12 aprile 2018

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Sembrava un miraggio ed invece è realtà.

Domani a Tor Vergata si svolgerà un importante congresso Frontiers in Genito-Urinary Reconstruction” .
Sono stata invitata a partecipare alla tavola rotonda alla quale prenderanno parte:
sua Eminenza il Cardinale E. Menichelli, il prof. Mirone, responsabile Ufficio Rirorse e comunicazione della Siu, il prof. Ralph, past-president of European Society for Sexual Medicine, il Prof. Sansalone, organizzatore del congresso, ed il prof. Vespasiani, presidente Siu.

Il pene, esattamente come per cuore o un fegato, può essere trapiantato.

Nel mondo è già accaduto tre volte, ma affinché l’esito diventi un successo per il paziente e per l’equipe che lo ha operato, è indispensabile che vengano tenute in considerazione le variabili simboliche di questo particolare “dono”.

Riflessioni sessuologiche

Il pene è un organo simbolico, e come tale va adeguatamente considerato e trattato.
Quando ci troviamo dinanzi ad un possibile trapianto di pene, siamo obbligati ad effettuare un lavoro in team di specialisti affinchè il paziente venga accolto, operato, e seguito psicologicamente prima, durante e dopo l’intervento.
Bisogna analizzare il rapporto che il paziente aveva – prima del trauma - con il suo pene: sessualità, identità, rapporto con lo specchio, e così via.

Il rapporto di un uomo con il suo pene, come sappiamo, non sempre è sereno; a volte può essere conflittuale o ambivalente, senza mai dimenticare che è un organo correlato alla dimensione fallica e riproduttiva dell’uomo.
Spesso viene considerato come ‘altro’ rispetto a se stesso.
Quando un uomo perde il pene a causa di un tumore, un trauma, una bomba o un rito tribale mal riuscito, dobbiamo analizzare mediante una scrupolosa diagnosi sessuologica che tipo di rapporto aveva con sua sessualità prima del trauma.
Il sostegno psico-sessuologico – a seconda dei gradi di gravità si potrà procedere con una psicoterapia o terapia sessuologica di coppia – aiuterà paziente ad avere un nuovo legame con il suo nuovo organo, per evitare la possibilità di un rigetto, la paura della non riuscita o della non funzionalità, ed anche l’instauri una “competizione a livello fantasmatico” nei confronti del donatore.

Il paziente va preparato psicologicamente già prima dell’intervento chirurgico, e poi seguito successivamente per fare una valutazione della nuova situazione post-trapianto.

Ancora non c’è nulla di standardizzato, ma ci stiamo adoperando in tal senso.
Nel caso, inoltre, in cui il paziente fosse partner di una coppia, è importante svolgere un counselling psico-sessuologico di coppia, perché il pene è un organo che attiene alla dimensione poliedrica della sessualità.
Così, accompagnare il paziente e l’eventuale compagna durante questo cammino irto di fatiche e simbolismi, diventa l’obiettivo di chi si occupa di sessualità.

Allego il comunicato stampa dell’evento, la puntata di rai uno dedicata al congresso, ed un mio scritto che approfondisce il tema trattato.

 

https://www.tpi.it/2018/04/11/trapianto-pene-casi-rischi-psicologici/

 

http://bancadati.datavideo.it/media/20180410/20180410-RAI_1-UNOMATTINA_0640-091127256m.mp4

 

https://www.valeriarandone.it/psicologia/trapianto-del-pene/

 

Autore

valeriarandone
Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo

Laureata in Psicologia nel 1992 presso La Sapienza-Roma.
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Sicilia tesserino n° 1048.

33 commenti

#1
Ex utente
Ex utente

I miei Complimenti Dr.ssa Valeria Randone, per la Sua Simpatia e Professionalità.

#3

L'argomento è di estremo interesse, ma credo che la strada per il trapianto del pene sia molto ardua e lunga. Lo dimostra infatti la casistica mondiale di soli 3 casi, di cui uno non riuscito.
Anche per quanto riguarda il problema psicologico di rifiuto dell'organo estraneo c'è molta strada da percorrere.
Il paziente che accetta il trapianto lo fa perché non ha più il suo pene o perché non può "funzionare".
Quindi se il pene trapiantato funziona non ci dovrebbero essere motivi di rifiuto, semmai di soddisfazione per la ripresa di una normale attività sessuale perduta, se non funziona e pertanto risulta essere una "appendice" inutile, sarà comprensibile non accettarlo.
E' un po' come il trapianto della mano i cui primi entusiasmi si spensero in breve tempo perché la mano trapiantata era immobile peggio di una protesi ortopedica.
I nervi deputati all'erezione non possono essere suturati validamente, ma a differenza dei nervi, seppur anastomizzati, ma non funzionalmente validi, della mano trapiantata, il problema si può risolvere con farmaci inoculati nei corpi cavernosi che consentono una valida tumefazione e quindi l'erezione valida.
C'è poi il problema del rigetto che va combattutto con immunosopressori non indennni da rischi.

Infine non credo che avrà successo una tale chirugia per i seguenti motivi:
1) L'indicazione all'amputazione del pene per tumore è dell'ordine dell'1%
2) Anche casi di lesione in eventi bellici è molto rara, stando soprattutto alle tecnologie degli armamenti attuali.

#4
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

Ciao Giovanni,
grazie per essere intervenuto.

Circa l’aspetto psicologico ti rimando ad un mio scritto.

https://www.valeriarandone.it/psicologia/trapianto-del-pene/

Hai ragione sui tre unici casi, uno non è riuscito perché il paziente ha voluto che gli venisse espiantato per un disagio psichico profondo, non per la non riuscita dell'intervento.

L’altro paziente, è diventato padre!

I colleghi di Boston hanno in lista 40/50 pazienti per le più svariate problematiche (tumore, micropenia, ipospadia grave, riti tribali mal riusciti, bombe - più frequenti di quanto si possa immaginare - traumi sportivi, ecc..)

La tavola rotonda è stata davwveo interessante, e ti dirò che anche il Cardinale ed il presidente dei medici cattolici, hanno apportato dei contenuti assolutamente affascinanti.




#5

Avevo premesso l'importanza di tale argomento che ritengo, dal punto di vista scientifico e delle possibili innovazioni di tecnica chirurgica, di estrema importanza.
Per l'aspetto psicologico, seppur è lungi da me ricoprimi di qualche competenza, ritengo che nel caso di trapianto del pene, ogni caso deve essere considerato un caso unico,come hai magistralmente scritto tu.
Però non credo che ci sia grossa differenza con chi deve accettare un trapianto di altro organo.
Gli aspetti psicologici dell'accettazione di un organo appartenuto ad altri può ugualmente sviluppare quei rischi cui hai accennato.

#6
Ex utente
Ex utente

,#3 condividendo in toto le sue argomentazioni .mi chiedo ora, perché un cardinale ,con tutte le problematiche in essere ,sia così affascinato da proporre contenuti e credo soluzioni? di un pene?

Proposta così,risulta alquanto sconcertante.

Chissà che ne penserà papà Francesco!

Buonaserata.

#7
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

Ciao Giovanni,
Il pene è un organo carico di simbolismi, e trattasi di un “dono simbolico”.
Non può esse paragonato ad un altro organo, spesso, infatti, si instaura una sorta di “competizione fantasmatica” con il donatore e con il suo storico sessuale.
Attorno al pene ruota l’identità fallica del maschio, la potenza erettile, la fecondità...
Stiamo lavorando alla progettazione di un iter psico-sessuologico da poter seguire per ogni possibile paziente da trapiantare.

#8
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

Il Cardinale é stato invitato dalla nostra società scientifica!

Non ha proposto soluzioni, ma ha parlato di etica.

Il rischio, in questi casi, esattamente come per la chirurgia plastica, é che si possa confondere un intervento così importante con un capriccio.

Stiamo parlando di pene si/di pene no, non di pene piccolo o grande, bello o brutto.

L’etica va di pari passo con la scienza, in questi casi.



#11
Ex utente
Ex utente

Innanzitutto ,buon pomeriggio.
L'etica dovrebbe andar di pari passo sempre e comunque con qualsiasi disciplina ..etica e fede(religione) son due cose ben diverse .
Avrei compreso di più la sua presenza se avesse contributo a ricordarvi le 4 Virtus che non gustano mai :)

Arrivederci.










#12
Utente 412XXX
Utente 412XXX

Chiedo scusa ma... visto che la moderna chirurgia permette di "costruirne uno" prendendo tessuti dal paziente stesso, perchè ricorrere al trapianto? Tramite autoinnesto di materiale, non si ha reazione immunitaria di rigetto, psicologicamente si sente minore disagio... sarebbe come se alle donne mastectomizzate, anzichè la ricostruzione, si facesse il trapianto. Anzi, come dice Lei, bravissima dottoressa Randone, avendo il pene un fortissimo valore simbolico e di legame psicologico col paziente, un trapianto suscita un disagio ancora maggiore, che non oso immaginare!

#13

Mi permetto di rispondere perché la domande presuppone aspetti tecnici di chirurgia.
Quando viene fatta la mastectomia, si rimuove il tessuto mammario e rimane solo cute che si utilizza applicando la protesi.
Per il pene non è possibile perché per il suo funzionamento bisogna che siano intatti i corpi cavernosi che sono quella struttura che, in eccitazione, si riempie di sangue consentendo la durezza e quindi la penetrazione.
Come lo ricostruirebbe Lei il pene? Con la cute dell'addome? Di una gamba? E come si modificherebbe l'erezione e la flaccidità?

#16
Utente 412XXX
Utente 412XXX

Dottor Migliaccio la prego, non si arrabbi, non sono medico, anche se ho fatto studi universitari"simili" e la mia è una domanda, non un'affermazione! Non mi sono mai occupato della cosa, ho letto l'articolo della dottoressa, perchè la stimo moltissimo, perchè è gentilissima ed estremamente professionale, perchè tratta argomenti di estremo interesse e anche perchè è di Catania, città che amo, dove ho abitato, fatto due anni di scuola ed avuto una stupenda ragazza.
Ero sul sito per vedere informazioni su un'operazione che dovrò subire e per caso ho visto l'articolo.
Mi risulta però che i transessuali che da donna diventano uomo, ne ho recentemente conosciuto uno, possono farsi costruire il pene. Mi diceva che per l'erezione, innestano quella pompa sottocute che si mette a volte per l'impotenza erigendi... ma non ne so nulla, chiedo solo a voi. Grazie di cuore!

#17
Utente 412XXX
Utente 412XXX

Grazie utente 378 ecc, mi risulta anche che già una decina d'anni fa a Bologna, ricostruirono il pene ad un uomo a cui era stato amputato per tumore.

#18
Ex utente
Ex utente

Figurati Slash ! Ma non è detto che il Dottore non dia" bastonate "pure a me :)






#19

Non do bastonate a nessuno.
Per quanto riguarda l'intervento cui accennano gli utenti intervenuti, non si tratta di trapianto di pene, ma di "ricostruire" una appendice con tessuto omologo (dello stesso paziente) che nulla ha a che vedere con la struttura di un pene.
In buona sostanza si crea un cilindro di pelle che per farlo erigere si innesta una pompa idraulica azionandola al bisogno.
Quindi in pratica è un involucro per coprire la pompa e non un pene.

Cosa diversa è il trapianto dove un pene vero viene sostituito a quello mancante.

Sono in ogni caso interventi sperimentali per i quali la strada del successo è ancora molto lunga.

#20
Ex utente
Ex utente

Perfetto! Di lei,Dottore Migliaccio,mi fido .
Grazie al suo intervento è riuscito ad ridimensionare in prospettiva medica l'articolo.
Grazie.
Buona serata.

#21
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

“riuscito ad ridimensionare in prospettiva medica l'articolo”

L’articolo non andava “ridimensionato”, e per di più è scritto da uno psicologo- sessuologo, non medico, che ha contribuito alla tavola rotonda ed alla stesura delle future linee guida.

Ogni integrazione medica è sempre ben accetta, soprattutto da stimati Colleghi.

Sono due cose molto diverse tra di loro.

#22
Ex utente
Ex utente

È stata in disparte fin ad ora perché giustamente non avrebbe potuto rispondere se nn con l'aiuto di Gran Medico .
L'umiltà non credo che abbassi le difese immunitarie anzi le dovrebbe rafforzare ,chieda al Cardinale .

#23
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

Non sono stata in disparte, ho lasciato aperto il blog allo scambio tra utenti e professionisti, come è mio costume fare.

Il suo termine “ridimensionare”, mi ha obbligata ad intervenire ed a chiarire per chi ci legge.

Ridimensionare ed Integrare sono due cose distinte e separate.

Il primo termine è offensivo, il secondo no e si riferisce ad uno scambio di conpentenze che arricchiscono ogni scritto ed ogni lavoro

Se desidera ancora scrivere nel mio blog la invito a moderare i termini.

#24
Utente 412XXX
Utente 412XXX

Ringrazio il dottor Migliaccio per la spiegazione. Una domanda a Lei dottore, il "cilindro di pelle con pompetta idraulica" è anche dotato di innervazione? Sicuramente sarà vascolarizzato, per non andare in necrosi...
Ringrazio la dottoressa Randone per la sua precisazione. E' sempre bravissima dottoressa e Le faccio i complimenti per avere partecipato ad una preparazione che, immagino, sia stata difficilissima.
Le rinnovo il ringraziamento per i consigli che in passato mi diede e che sto seguendo. Non si ricoredrà ma io si -comunque, affrontare l'eiaculazione retrograda per alfalitici, in attesa di un intervento che prevede la rescissione del collo vescicale, facendo diventare definitivo il problema. Ancora non ho superato il problema, che vivo ancora come un dramma, ma ci sto lavorando- e Le rinnovo la mia fiducia e stima. Personalmente avevo capito perfettamente il Suo ruolo e comunque ho gradito le precisazioni.
La prego di una cosa dottoressa, si affacci alla finestra e abbracci Catania
da parte mia! Grazie ancora!

#27
Ex utente
Ex utente

Si,lei è stata in disparte,e su questo non vi è nulla da dire.
"Ridimensionare" a livello della lingua italiana non vi è nulla di offensivo, significa solamente "riconsiderare qualcosa ,riconducendone al valore e l'importanza "e questo è sta dato grazie al Dottor Migliaccio.

Quindi non credo di essere stata x nulla opportuna.


Non la metta sul piano personale che non le darà alcun beneficio,dato che non ho usato termini offensivi.

#30

Io mi sono permesso di intervenire limitatamente agli aspetti tecnici medico-chirurgici senza entrare nello specifico delle problematiche psicologiche che una patologia del genere procura e di cui la dr.ssa Randone egregiamente trattare e disquisisce con rara competenza.

Quindi, in effetti, non è stato ridimensionato nulla e, proprio stando al significato del termine, non è stato riconsiderato alcunché.
Infatti l'aspetto psicologico rimane della sua importanza come quello prettamente medico-chirurgico e sono due problematiche che, appunto, si integrano senza dover ridimensionare nulla.

Ringrazio per il Gran Medico, ma penso che, almeno il "Gran" , vada ridimensionato. (^___^)

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