Vaccino covid esami preliminari

È utile fare accertamenti medici prima del vaccino antiCovid?

Dr. Armando De Vincentiis Data pubblicazione: 29 novembre 2021

Sembra, ormai, che le fobie determinino una lettura al contrario della realtà circostante e questo emerge soprattutto quando si parla di vaccini e, per l'esattezza, di vaccini anti Covid-19. Sembra essere scattata la psicosi del "non vorrei avere qualche malattia incompatibile con la somministrazione del vaccino" e quindi la corsa a visite mediche preliminari o, peggio, a screening o esami ematologici, alla ricerca della perfezione fisica in grado di accogliere il famigerato vaccino che potrebbe “cambiarci i connotati”.

Un numero sempre crescente di fonti (si veda OMS o ISS) evidenzia che proprio in presenza di patologie è più auspicabile effettuare il vaccino anti Covid-19, dal momento che, in una condizione di maggiore fragilità fisica, è più facile andare incontro a complicazioni, anche fatali, in una eventuale infezione da Covid-19. Ma, il più delle volte, proprio chi ha di queste fragilità, sembra esserne più spaventato, perché teme di incorrere in effetti collaterali maggiori a seguito della somministrazione del vaccino.

Lo stesso dicasi per quelle persone che, pur non presentando alcuna sintomatologia o patologia accertata, sono preoccupate dalle reazioni che il vaccino potrebbe avere su di loro, temendo di essere affette da qualche malattia genetica mai emersa nelle analisi diagnostiche effettuate in precedenza. E, addirittura, gente che sa di essere sana teme che il vaccino possa compromettere in modo irreversibile la sua salute.

Le preoccupazioni sono giustificate?

Graziella Morace, già prima ricercatrice virologa dell'Istituto Superiore di Sanità, ci tranquillizza e sottolinea che:

"Tutti i vaccini vengono autorizzati solo dopo un’attenta valutazione della sicurezza in base agli studi effettuati nelle diverse fasi della sperimentazione e che la sicurezza viene continuamente monitorata anche dopo l’autorizzazione. E ciò vale naturalmente anche per i vaccini anti Covid. Alcuni temono che la tecnologia dei vaccini a mRNA sia poco sicura e che si possano verificare “effetti a lungo termine” che nessuno avrebbe ancora avuto il tempo di osservare.

In realtà, la tecnologia dei vaccini a mRNA non è nuova, perché già nel 2008 furono pubblicati i risultati di una sperimentazione della ditta CureVac su un vaccino a mRNA contro il cancro e oltre 10 anni dopo non sono riportati effetti collaterali degni di rilievo nei volontari che parteciparono. Senza considerare tutti gli altri studi sul cancro, ma riferendoci solo ai vaccini contro i virus, già nel 2017 erano registrati almeno 10 studi clinici di fase 1 e fase 2 contro HIV-1, contro il virus della rabbia, il virus Zika e l’influenza e anche in questi casi, fino ad oggi, non si sono osservati effetti imprevisti di nessun tipo.

Tornando ai vaccini anti Covid, sono stati ormai somministrati a centinaia di milioni di persone e, in quasi un anno, non sono stati osservati effetti a lungo termine. D’altra parte, quando un vaccino ha effetti collaterali gravi, questi, seppur rari, si manifestano immediatamente dopo la somministrazione o pochi giorni dopo".

Per approfondire:Vaccini anti Covid-19: siamo tutti cavie?

Perché è inutile fare il test sierologico prima del vaccino?

Una delle principali corse fatte da chi ha già ricevuto il primo ciclo vaccinale è quello del test sierologico allo scopo di vedere se esiste ancora una certa quantità di anticorpi circolanti che, a loro avviso, potrebbe non essere compatibile con un’ulteriore somministrazione (la fatidica terza dose).

A tal proposito riportiamo sempre le parole di Graziella Morace:

"In realtà questi test non hanno alcuna utilità, perché avere un livello alto di anticorpi non ci garantisce di essere protetti dalla possibilità di infettarci, così come un loro basso livello non ci definisce sicuramente a rischio. Due sono in particolare i motivi che rendono inutile un test sierologico per decidere se fare la vaccinazione o un richiamo (terza dose): l'assenza di standardizzazione e l’assenza di correlazione tra titolo anticorpale e protezione.

I test sierologici usati nei laboratori sono prodotti da molte ditte differenti e ogni test ha la sua sensibilità e specificità, da cui derivano capacità diverse di dare risultati. Perciò i valori di IgG anti-Spike ottenuti con il test di una ditta non sono confrontabili con quelli ottenuti con il test di un’altra ditta. Poi, non tutti hanno la stessa affidabilità. Inoltre, ad oggi, non è noto quale sia il valore-soglia sopra il quale possiamo considerarci protetti e quindi non avere necessità di vaccinarci. Infatti la presenza di anticorpi anti-Spike indica solo che l’organismo è venuto a contatto con il virus o con il vaccino, ma ciò di per sé non garantisce la protezione”.

Vaccino: la fobia del rischio trombosi

Altra fobia associata alla somministrazione della prima dose invece è legata a eventuali mutazioni in grado di predisporre a trombosi. Molte sono le persone che vorrebbero fare un test per cercarle o, addirittura, che rifiutano il vaccino perché già a conoscenza di tali mutazioni emerse in qualche esame diagnostico precedente.

Ma è davvero corretto rifiutare il vaccino in virtù di ciò? Cosa dicono le evidenze in merito?

Continua la Virologa Morace:

"Mi sento di tranquillizzare coloro che temono di subire un evento trombotico in seguito alla somministrazione di un vaccino a mRNA. Infatti proprio recentemente sono stati pubblicati i risultati di uno studio condotto negli Stati Uniti su oltre 12 milioni di vaccinati che non ha evidenziato nessun aumento del rischio di trombosi o di infarto dopo vaccinazione con vaccini Pfizer/BioNTech e Moderna".

Perché le persone fragili devono vaccinarsi?

Scegliere di non fare il vaccino in base a uno stato di salute generale non proprio ottimale sembra che non solo sia una scelta davvero scorretta, ma addirittura in opposizione con quanto consigliato dalle istituzioni mediche.

In realtà, chi si trova in uno stato di salute precario è il miglior candidato al vaccino!

In proposito Morace evidenzia che “la vaccinazione è particolarmente raccomandata proprio alle persone con elevata fragilità dovuta ad alcune patologie quali, ad esempio, diabete di tipo 1, sclerosi multipla, paralisi cerebrali infantili, cirrosi epatica, fibrosi cistica. Anche le persone con malattie autoimmuni, in trattamento con farmaci immunosoppressori e i pazienti oncologici in corso di radiochemioterapia beneficiano della vaccinazione, in quanto hanno un rischio più elevato di ammalarsi di Covid e di sviluppare forme gravi della malattia. Tuttavia in queste persone la risposta immunitaria alla vaccinazione anti Covid potrebbe purtroppo essere ridotta”.

Nonostante tutto esistono rarissime situazioni di allergie a farmaci o vaccini, valutate direttamente dal medico vaccinatore e facilmente risolvibili, in cui il vaccino potrebbe non essere indicato. Invece, conclude Morace, "le persone con una storia di allergie, anche gravi, a cibi, animali domestici, veleno di insetti, all'ambiente o al lattice possono essere tranquillamente vaccinate. Anche la gravidanza non rappresenta una controindicazione alla vaccinazione, che anzi è raccomandata ed è protettiva sia per la madre che per il nascituro, così come l'allattamento".

Autore

a.devincentiis
Dr. Armando De Vincentiis Psicologo, Psicoterapeuta

Laureato in Psicologia nel 1996 presso Università La sapienza di Roma .
Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Puglia tesserino n° 1371.

4 commenti

#4
Utente 316XXX
Utente 316XXX

La ringrazio per l'articolo dottore, molto chiaro ed esaustivo.
Io sono un ragazzo di 26 anni e purtroppo ho avuto due forti attacchi di panico durante le due volte che mi sono recato presso un centro vaccinale, cosa che mi ha impedito di vaccinarmi. Questo ovviamente mi sta portando a stare sempre in casa perché non sono un novax, semplicemente tutto questo clamore mediatico mi spaventa e resto sperduto nella mia stanza...

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