Bicicletta e prostata

Dr. Giovanni BerettaData pubblicazione: 27 luglio 2014

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L'uso della bicicletta può favorire un tumore della prostata?

Questa sembra essere la correlazione che emerge da un recente studio, pubblicato sul Journal of Men’s Health da alcuni ricercatori inglesi che hanno condotto un analisi osservazionale su un gruppo di 5282 ciclisti “pesanti”.

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Uno studio osservazionale prevede la valutazione di alcuni fattori di rischio particolari, ad esempio la bicicletta, osservando appunto gli eventi negativi o positivi, che si possono verificare su persone mirate (nel nostro caso i ciclisti), senza attuare alcun tipo d'intervento, da parte dello sperimentatore stesso.

Andare in bicicletta è uno sport molto popolare, soprattutto tra gli uomini, ma in questi ultimi anni diverse paure sono state lanciate su questa attività sportiva, soprattutto se viene praticata in modo “pesante”, e spesso è stata associata a potenziali rischi ed effetti negativi sulla fertilità, sull’erezione e sull’aumento del PSA.

L’analisi in questione mette sul banco altri elementi di discussione in una materia già complessa e difficile; lo studio non conferma ad esempio l’associazione tra ciclismo “pesante” (anche nel gruppo di uomini che pratica questo sport con un tempo superiore alle otto ore la settimana, per la precisione otto e mezzo) ed eventuali problemi sulla sfera sessuale e riproduttiva mentre sembrerebbe esserci una correlazione con l’eventuale presenza di un tumore prostatico.

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Il rischio di un tumore alla prostata sembrerebbe aumentare, anche se di poco, negli uomini, sopra i cinquant’anni, che utilizzano la bicicletta per più di 3,75 ore la settimana.

Subito gli autori mettono saggiamente le mani avanti e parlano della necessità di ulteriori studi, valutazioni, approfondimenti e propongono comunque, come possibile ipotesi di causa, i microtraumatismi, a livello del piano perineale e le relative, possibili infiammazioni della regione prostatica.

Tesi pure questa ancora tutta da confermare e che richiede senz’altro ulteriori ricerche e verifiche.

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La mia opinione, a questo riguardo, è che la correlazione fatta rimane ancora tutta da dimostrare, comunque questa è una segnalazione da non sottovalutare e mette comunque in risalto l’importanza che il ruolo degli stili di vita hanno nella possibile insorgenza di questo non raro problema oncologico.

 

Fontehttp://online.liebertpub.com/doi/pdf/10.1089/jomh.2014.0012 

 

Altre informazioni:

Autore

giovanniberetta
Dr. Giovanni Beretta Andrologo, Urologo, Patologo della riproduzione, Sessuologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1977 presso Università di Milano.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Firenze tesserino n° 12069.

4 commenti

#4
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Caro Salvo,
ti ringrazio per il link allegato alla tua news e condivido e sottoscrivo, senza esitazioni e ombre di dubbio, quello che tu dici e cioè che: "l'abitudine ad andare in bicicletta (e questo è ampiamente dimostrato) apporta complessivamente più vantaggi rispetto al modesto incremento del tasso di rischio segnalato dallo studio."
Io personalmente d'abitudine, sfidando l'inquinamento automobilistico e la quasi assenza di piste ciclabili, uso la bicicletta, con una sella "ultramorbida", per recarmi al lavoro e alla settimana faccio, quando il tempo me lo permette, sicuramente più di tre ore sul sellino.
Un pò a malincuore ho dato questa preliminare, non drammatica ma negativa informazione sull'uso della bicicletta ma confermo, gridando a pieni polmoni, che biciclettare ha tanti e tali vantaggi che superano di gran lunga i modesti "rischi oncologici" che si possono eventualmente correre anche dando credito massimo a questa preliminare e non definitiva notizia che, lo ripeto, necessita di ulteriori e più significative e valide verifiche.

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