I farmaci anticolinergici sembrano aumentare il rischio di demenze

Dr. Giovanni BerettaData pubblicazione: 03 aprile 2015

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I farmaci anticolinergici sembrano aumentare il rischio di demenze; questa è la conclusione a cui sembra arrivare un ampio studio prospettico, condotto da ricercatori ed epidemiologi dell’Università di Washington e pubblicato in questi giorni sul Journal of the American Medical Association (JAMA) Internal Medicine.

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Molecola di anticolinergico

Questa ricerca ha coinvolto 3.434 uomini di età superiore ai 65 anni, valutati dal 1994 al 2012, senza sintomi specifici per la demenza e in terapia, per vari motivi, con anticolinergici.

Questi farmaci bloccano una sostanza chiamata acetilcolina che è un neurotrasmettitore, prodotto dalle terminazioni delle cellule nervose, che consente la trasmissione di alcuni impulsi nervosi specifici, compresi quelli che determinano il rilassamento di alcuni muscoli involontari, lisci e la contrazione di altri.

Tra le sostanze anticolinergiche più utilizzate ricordiamo gli antidepressivi triciclici, gli antistaminici di prima generazione (farmaci usati anche in presenza di alcune comuni allergie) e gli antimuscarinici spesso impiegati nell'incontinenza urinaria per la loro proprietà sia di rilassare il muscolo detrusore della vescica sia di contrarre il suo sfintere striato esterno

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Complessi meccanismi centrali

I risultati in sintesi di questa ricerca che, per ampiezza e serietà metologica, si può considerare unica nel suo genere ha stabilito che l’esposizione cumulativa a questi farmaci, valutata in questi ultimi dieci anni, eliminando i dodici mesi iniziali per evitare problemi sfumati ma spesso incrociati tra depressione e demenza, aumenta l’insorgenza di demenze e morbo di Alzheimer.

In particolare si è riscontrato nel 23,2% dei partecipanti a questo studio l’insorgenza di una forma di demenza e tra questi nel 79,9% l’Alzheimer.

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Neurone

Un dato interessante da sottolineare, emerso è che la relazione tra demenze e assunzione, per almeno dieci anni, di anticolinergici era dose-dipendente e quindi è importante che il clinico riduca, appena possibile, al minimo l’utilizzo di questi farmaci.

 

Fonte:

http://archinte.jamanetwork.com/article.aspx?articleid=209174

Autore

giovanniberetta
Dr. Giovanni Beretta Andrologo, Urologo, Patologo della riproduzione, Sessuologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1977 presso Università di Milano.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Firenze tesserino n° 12069.

8 commenti

#3
Utente 348XXX
Utente 348XXX

Io sapevo che anche molti ansiolitici predispongono ad una demenza senile più o meno precoce. altrove (cioè, sul web) ho letto che anche alcuni inibitori della pompa protonica avrebbero, se presi per lunghi periodi, portare a quegli effetti, però credo trattasi di una notizia priva di reale fondamento

#4
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Caro utente,
infatti qui non si parla ne di ansiolitici ne di "inibitori della pompa protonica" e quindi il suo intervento in questa news non è mirato.
Un cordiale saluto.

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