Utente
Salve,
sono una ragazza di 32 anni. Da qualche anno, toccando in prossimita del solco tra i glutei sento un rigonfiamento, pensavo ad una cisti, ma ho sottovalutato la cosa. Da due giorni soffro di dolore, arrossamento e gonfiore sul coccige, proprio dove iniziano il solco e si congiungono i due glutei. Sto facendo impacchi di amuchina e il gonfiore e dolore sono diminuiti. Non ho avuto perdite di sangue o pus. In prossimità del gonfiore, sul solco tra i glutei ci sono circa 3 forellini (così sembrano, sono dei puntini di pelle più scura). Permane il gonfiore, sebbene diminuito.
E' nelle mie intenzioni effettuare una visita.
Vorrei però sapere se dalla descrizione fatta si può capire se si davanti ad una cisti pilonidale o una fistola perianale? Non mi è chiara la differenza tra le due patologie.
Grazie mille.

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Dr. Lucio Piscitelli

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Pur con i limiti di una valutazione a distanza, la descrizione che fa consente di propendere con ragionevole certezza per una fistola sacroccigea
Lucio Piscitelli
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[#2] dopo  
Utente
La ringrazio per la tempestiva risposta.
Nel caso fosse fistola sacrocoggigea, qual è l'iter da seguire? E' possible che possa regredire da sola o ritiene che un intervento chirurgico sia inevitabile? Adesso sono nella fase quasi asintomatica, nel senso che l'arrossamento e il dolore sono quasi spariti, permane un leggero gonfiore (che ho da anni, ma davvero leggero). Riesco comunque a sedermi senza problemi a differenza di qualche giorno fa. Vorrei capire se si può convivere con una fistola sacrocoggigea o se posticipare un intervento chirurgico possa farmi incorrere in complicazioni.
Cordialmente.

[#3]  
Dr. Lucio Piscitelli

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Gentile Utente,
se verrà confermata la diagnosi di fistola sacrococcigea non vi è alternativa terapeutica all'intervento chirurgico.
L'andamento clinico di questa affezione è infatti caratterizzato da periodi di quiescenza con imprevedibili fasi di riacutizzazione fino all'ascessualizzazione che comporterebbe la necessità di una incisione e drenaggio.
Sarebbe opportuno programmare l'intervento in una fase di quiescenza in modo da poter ottenere la guarigione per "prima intenzione" (sutura senza zaffo) con tempi più rapidi e maggiore confort. Non sempre tuttavia questa possibilità e raggiungibile.
Lucio Piscitelli
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