Utente 437XXX
Gentilissimi Dottori,

Mio padre, di 68 anni curato (e guarito dopo 4 mesi) da adenocarcinoma al basso retto t4 n2a m1 scoperto nel gennaio 2015, trattato con radio terapia 28 sedute (50.4 gy) e chemioterapia in pastiglie è stato operato a giugno 2015 con intervento di resezione anteriore del retto con colostomia di protezione. Esame istologico risultato: tumore residuo assente (era già guarito prima dell'intervento, tutti i linfonodi asportati liberi da malattia).

Portatore di colostomia per 4 mesi, fino a ottobre 2015 quando è stato ricanalizzato. Dopo circa 2 mesi dalla ricanalizzazione, a fine dicembre 2015/inizio gennaio 2016 accusava forte bruciore a livello della ferita operatoria, diagnosi di stenosi dell'anastomosi e proctite da radioterapia, ridotta capacità dello sfintere (per l'operazione subita). Per un anno ha provato diverse terapie prescritte: pentacol pastiglie, pomate e creme a uso interno per sfiammare e attenuare il bruciore, con scarsi risultati.

Purtroppo di recente è comparsa da TAC e RM una interruzione (subito a monte dell'anastomosi colo-rettale) di circa 2 cm comunicante con una raccolta fluida di circa 3.5x5 cm nel cui contesto sono riconoscibili segnali riferibili a componente gassosa. Il proctologo che lo ha seguito dice che non è una fistola, semplicemente la sutura dell'anastomosi non ha retto bene e deve essersi leggermente aperta facendo fuoriuscire feci che si sono raccolte nella "sacca" sopra descritta.

Il consiglio del proctologo è stato una colostomia definitiva.

Vorrei porVi le seguenti domande:

1) Perchè fare un intervento così invasivo su paziente trattato da poco con 28 sedute di radioterapia? Mi pare che statisticamente i tessuti trattati con radioterapia non reggono bene gli interventi. Inoltre, se era guarito (il giorno prima dell'intervento risultava dalla rettoscopia "lieve lesione di circa 1 cm") perchè insistere così tanto per fare un intervento pesante che gli ha rovinato la vita?

2) E' possibile evitare l'intervento di colostomia definitiva? Visionando i CD della risonanza, il proctologo dice che la "sacca" che si è creata a monte dell'anastomosi è molto bassa e non è facile da drenare. L'anastomosi (con stenosi tra l'altro) si trova a circa 4 cm dall'ano. Vi sono tecniche che possono migliorare la situazione senza fare stomie? Mio padre non vorrebbe fare altri interventi così invasivi e avere un sacchetto appeso a vita. Ci stiamo informando sulla tecnica VAAFT usata sulle fistole anali, sperando sia idonea al suo caso.

I suoi sintomi sono esclusivamente bruciore interno a livello dell'anastomosi, un po' di bruciore esterno sull'ano per il passaggio frequente delle feci (controllabile con delle pomate), parziale incontinenza fecale. E' in buone condizioni generali, fino ad un mese fa guidava tranquillamente ma il bruciore è persistente e raramente sparisce o risulta tanto basso da permettergli di condurre una vita (quasi) normale.

RingraziandoVi per l'attenzione porgiamo cordiali saluti,

[#1]  
Dr. Andrea Favara

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Dalla descrizione sembrerebbe essere stato curato piu' che adeguatamente e la colostomia un'opzione raginevole. o
Ovviamente la valutazione definitiva deve essere di chi lo cura personalmente. Prego.
Dottor Andrea Favara
http://www.andreafavara.it