Trasfusione emazie in violazione della catena del freddo

Vorrei un parere in merito alla corretta gestione trasfusionale di emazie concentrate.


Nello specifico: è conforme alle linee guida e alle buone pratiche trasfusionali iniziare l’infusione di una sacca di emazie concentrate dopo circa 5 ore dal ritiro presso il centro trasfusionale, senza che la sacca sia stata mantenuta in condizioni di temperatura controllata (ma conservata a temperatura ambiente)?


Inoltre, quali sono i rischi clinici e le possibili complicanze di una tale procedura, in particolare in un paziente che al momento della trasfusione presentava:
febbre (38, 2 C)
tachicardia
stato di immunocompromissione

In termini medico-scientifici, quali effetti avversi (es.
rischio infettivo, emolisi, reazioni trasfusionali) possono derivare da una gestione non conforme della catena del freddo e dei tempi di utilizzo dell’emocomponente?
Dr. Daniele Sabiu Ematologo 48 1
Se la sacca è rimasta sigillata, ovvero non già preparata con deflussore, non esiste alcun problema per il tempo descritto.
Capita non di rado di evitare di trasfondere pazienti con iperpiressia, che possono mascherare reazioni trasfusionali, dilazionando l'inizio dell'infusione.
La sacca una volta perforata va attaccata alla linea di infusione immediatamente, invece.

Dr. daniele sabiu

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Utente
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Mi conferma che, secondo la Sua impostazione, le condizioni di temperatura e i limiti temporali previsti dalle linee guida del Centro Nazionale Sangue non costituirebbero elementi determinanti ai fini della sicurezza dell’emocomponente, potendo essere superati dalla sola integrità materiale della sacca?
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