Utente 233XXX
Mia suocera ha dal 2005 la malattia di waldenstrom ed ha seguito diversi cicli di chemioterapie con ottimi risultati nei primi anni. Ora invece è in una fase in cui si ammala sempre con episodi febbrili molto ravvicinati curati sempre con cicli di antibiotici.Le è sopravvenuto anche il diabete (forse come effetto collaterale del cortisone). Ha avuto un trombo all'orecchio che l'ha privata dell'udito nella misura del 50% ed un'embolia polmonare fortunatamente non massiva e trovata in tempo. Non riesco a trovare nessuno che ci spieghi perché questi pazienti, a cicli sottoposti a chemio, ma anche con la vischiosità del loro sangue, non possano essere protetti da rischi trombotici con l'uso di anticoagulanti. Ci viene solo risposto che "è meglio di no per la sua malattia". Leggevo della scoperta della semuloparina da parte di un professore di Perugia come speranza contro trombosi ed embolia nei pazienti in chemioterapia.Cosa ne pensate?

Sappiamo tutti che è bene trattare le informazioni sulle possibili nuove cure con cautela, specialmente nelle fasi iniziali. Dall'America nel 2011 sembrerebbe essere stato messo a punto un farmaco, ho letto BIOVAXID come immunoterapia attiva autologa. Cosa ne pensate?

Ringrazio anticipatamente per le risposte!

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Dr. Arduino Baraldi

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Riguardo al trattamento di questi pazienti, in effetti la iperviscosità del sangue data dalla prresenza di immunocomplessi Ig M ad elevato peso molecolare, è un problema che si affronta, parlando a termini generali, con cicli di plasmaferesi, con allontanamento dal plasma di adeguate quote di componente M ed infusione di liquidi per fluidificare il sangue, ma il trattamento con chemioterapia di base è fondamentale. Ne parli con i medici che hanno in cura sua suocera
Un saluto

A. Baraldi