Utente 581XXX
SALVE,HO 30 ANNI NESSUN FIGLIO E 5 ANNI FA HO AVUTO UN INTERVENTO DI MIOMECTOMIA LAPAROTOMICA PER ASPORTARE DUE MIOMI DI PICCOLISSIME DIMENSIONI.DELL'INUTILITA' DELL'INTERVENTO VISTO LE DIMENSIONI E L'ASINTOMATICITA' DEI MIOMI, MI SONO RESA CONTO SOLO QUEST'ANNO QUANDO SONO STATA DA UN ALTRO MEDICO CHE MI HA SPIEGATO CHE AVREI POTUTO EVITARE L'OPERAZIONE IN VISTA DI UNA SECONDA CHE AVRO' PROBABILMENTE A MARZO.ATTUALMENTE HO TRE MIOMI DI CUI UNO PARZIALMENTE A SVILUPPO INTRAMURALE CHE PRIMA DI UNA TERAPIA DI DECAPEPTYL MISURAVA CIRCA 8CM.DOPO TRE MESI DALLA SOMMINISTRAZIONE DEL FARMACO ERA DIVENTATO CIRCA 5CM.A MARZO DOVRO' VERIFICARE LE SUE DIMENSIONI,GLI ALTRI DUE MIOMI SONO SOTTOSIEROSI E PICCOLI PER CUI A DETTA DEL MIO DOTT.INNOCUI.LA TERAPIA DI ANALOGHI E' SERVITA SOLO A SCONGIURARE UN INTERVENTO DI ISTERECTOMIA MA SO BENE CHE NON RISOLVERA'IL PROBLEMA,SO CHE I MIOMI TORNERANNO A VITA PER CUI PREMESSO CHE ATTUALMENTE NON HO LA POSSIBILITA' DI METTERE AL MONDO UN FIGLIO VOLEVO GENTILMENTE SAPERE SE L'INTERVENTO CHIRURGICO E' L'UNICA SOLUZIONE IN CASO DI UTERO FIBROMATOSO.QUANTE OPERAZIONI DOVRO' SUBIRE ALLORA NELLA MIA VITA?UN FIGLIO A PARTE LA GIOIA DELLA MATERNIA' NON RISOLVE IL PROBLEMA I MIOMI TORNANO SEMPRE E LO STESSO O SBAGLIO?E' POSSIBILE INOLTRE ASPORTARE ANCHE QUEI PICCOLI MIOMI CHE ANCORA NON SI SONO SVILUPPATI MA CHE COMUNQUE SI VEDONO BENISSIMO NELL'ECOGRAFIA IN MODO DA EVITARE CHE SUBITO DOPO L'INTERVENTO SI RIFORMINO?HO LETTO INOLTRE CHE LA TERAPIA DI ANALOGHI PUO' INTERFERIRE CON L'ASPORTAZIONE DEI MIOMI AL MOMENTO DELL'INTERVENTO E CHE AGENDO SULLE LORO DIMENSIONI PUO' RENDERE ANCORA PIU' DIFFICILE L'ELIMINAZIONE DI QUELLI PIU' PICCOLI CON RISCHIO DI RECIDIVE.INFINE LAPAROTOMIA O LAPAROSCOPIA?CHIEDO SCUSA PER IL NUMERO DELLE MIE DOMANDE MA SONO SUSCITATE DALL'ANGOSCIA DI DOVER SUBIRE DOPO 5 ANNI UN SECONDO INTERVENTO DOPO UN PRIMO DOLOROSO E DEL TUTTO INUTILE.VORREI TANTO UN FIGLIO COME MILIONI DI DONNE,IL MIO GINECOLOGO DICE CHE DOVRO' PENSARCI ENTRO L'ANNO O SARA' DIFFICILE AVERNE,MA VISTO CHE ADESSO E' IMPOSSIBILE PER TANTI MOTIVI, COME POSSO GUADAGNARE TEMPO E SALVAGUARDARE IL MIO UTERO PER IL FUTURO?GRAZIE MILLE PER LA CORTESE ATTENZIONE,DISTINTI SALUTI.

[#1] dopo  
Prof. Ivanoe Santoro

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La fertilità in una donna con utero fibromatoso dipende da svariate condizioni inerenti i fibromi stessi.
Ogni Ginecologo ha nella propria casistica clinica, casi di donne rese sterili dai miomi come donne che hanno partorito più di una volta (naturalmente o con Taglio Cesareo) con uteri fibromatosi a nodi multipli.
In sintesi, si può senz'altro affermare che il potenziale di fertilità in una portatrice di utero fibromatoso, dipenda essenzialmente da tre componenti:
a) il numero dei fibromi
b) la sede dei fibromi
c) la dimensione dei fibromi.

Delle tre, la sede e le dimensioni dei fibromi sono le caratteristiche fondamentali da valutare. Per il numero, i pareri sono discordi in letteratura ma si può concludere il discorso dicendo che il numero dei fibromi interferisce prevalentemente sull'andamento della gravidanza e del parto, a differenza delle prime due caratteristiche che, invece, inficiano addirittura il potenziale riproduttivo della donna e cioè la capacità stessa di dar "vita" alla gravidanza stessa.

Sotto quest'ultimo aspetto che, credo, per Lei sia ora il più "stringente", si può affermare che i fibromi che più interferiscono con l'inizio e l'impianto precoce di una gravidanza sono quelli a sede:
a) sottomucosa
b) cervicale o istmica che deformano il canale cervicale
c) periorifiziale tubarica (o che si trovano in prossimità di uno o di entrambi gli orifizi interni delle salpingi, gli orifizi endo-uterini per intenderci).

Per poter dare delle informazioni su questi punti, l'unico esame in grado di far luce sulle condizioni del viscere dal suo interno è l'ISTEROSCOPIA, che credo, abbia già praticato.
Le dimensioni dei miomi sono importanti proprio per il fatto che, in genere, miomi di diametro superiore ai 4 cm sono anche sottomucosi (in genere, non sempre, si badi bene!).

Come procedere, quindi?
Eseguendo in prima istanza, dopo una dettagliata ecografia transvaginale, anche 3D se necessario, comprensiva di rilevazione delle resistenze al flusso tramite flussimetria Doppler in arteria uterina in fase luteale del ciclo, una isteroscopia diagnostica che descriva altrettanto dettagliatamente, meglio se con documentazione fotografica, l'aspetto dell'interno del canale cervicale e della cavità corporale del viscere uterino.

Se vi saranno miomi sottomucosi o addirittura aggettanti quasi completamente nella cavità uterina (cervicale o corporale), sessili (con una base di impianto) o peduncolati (legati ad una sorta di "filo" di sospensione), sarà bene rimuoverli tramite isteroscopia operativa prima di dare inizio ad una gravidanza. Le ricordo che l'asportazione dei miomi per via isteroscopia può avvenire "en bloc" cioè in maniera completa o pressochè completa in una singola volta oppure con la tecnica dei "due tempi", eseguendo, cioè, due interventi in tempi differenti.

Sull'opportunità di far precedere o meno l'intervento isteroscopico da una preparazione con analoghi del GnRH, ciò dipende dall'esperienza del singolo operatore fino ad un certo punto, da riferimenti dottrinali da un certo punto in poi; è chiaro che miomi di volume elevato debbano prevedere un pretrattamento con analogo, mentre sui piccoli miomi (o su quelli considerati tali) è il Chirurgo a decidere. Ciò che conta, però, è che una volta ottenuta una cavità corporale ed un canale cervicale "puliti", si potranno avere le migliori chances per l'inizio di una gravidanza.

Riguardo, poi, ai miomi intramurali o sottosierosi singoli o multipli che siano, essi potranno interferire sull'andamento della gravidanza in maniera più o meno importante, associandosi o meno in maniera statisticamente significativa ad un maggior rischio di aborto, parto pretermine, posizione anomala del feto in utero, patologie del secondamento e del post-partum, per cui anche la loro valutazione (in termini terapeutici prima della gravidanza) sarà in parte estremamente soggettiva, in base alle esperienze personali del Chirurgo Ostetrico, in parte legata a riferimenti scientifici internazionali.

Di più non si può dirLe.
E' ovvio che per quesiti di carattere estremamente "specifico", essendo il nostro un consulto "virtuale", non si può e non si deve prendere una posizione a favore o a sfavore di una determinata decisione presa da Colleghi che l'hanno valutata "de visu".

Le formulo i miei più cari auguri per il prosieguo della Sua ricerca.

Cordialmente.




Prof.Dr.Ivanoe Santoro
Spec.Ostetrico/Ginecologo
Resp. UOS di P.S.OST/GIN e Med.Perinatale Ospedale di Solofra(AV) Prof. Anatomia Umana Univ. Napoli

[#2] dopo  
Utente 581XXX

Gentilissimo dottore,la ringrazio vivamente per le sue informaioni a dir poco esaurienti e meticolose,spero vivamente di riuscire a liberarmi presto almeno dei miei miomi attuali e di poter avere le condizioni per intraprendere un agravidanza al piu' presto.Spero inoltre di essermi affidata ad un chirurgo esperto ma soprattutto onesto.
Cordiali saluti.

[#3] dopo  
Prof. Ivanoe Santoro

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Credendo di far cosa utile alla paziente, nel caso sia "piombata" in forti dubbi dopo l'ultimo consulto, vorrei riportare qualche "copiaincolla" assunto da Internet.

1° copiaincolla:

Il fibroma è il più frequente tumore benigno dell’ utero.

Esso si forma a partenza del tessuto muscolare uterino.

Un fibroma può presentarsi con dimensioni molto variabili, potendo variare il suo diametro da pochi millimetri fino a oltre 10-15 cm, raggiungendo nei casi estremi delle dimensioni tali da occupare buona parte dell’ addome. Inoltre nella stessa paziente può presentarsi un singolo fibroma o più fibromi simultaneamente, di forma, sede e dimensioni variabili.

Il fibroma è una patologia tipica dell’ età fertile e come tale può essere stimolato nel suo accrescimento dalla produzione ormonale ovarica. Infatti con la menopausa si verifica spesso una sua riduzione di volume.

La possibilità che un fibroma possa degenerare in forma maligna (diventando così un sarcoma dell’ utero) è estremamente rara (circa 1 su 1000); tale rischio può essere sospettato di fronte ad un rapido accrescimento di volume riscontrato in occasione di controlli clinici o ecografici.





Come può svilupparsi un Fibroma?

In oltre il 90% dei casi il fibroma si sviluppa a carico del corpo uterino. Nel 10% dei casi si sviluppo a livello del collo uterino o dell’ istmo (tratto dell’ utero interposto tra il collo e il corpo dell’ utero).

In rapporto alla parete e alla cavità dell’ utero, un fibroma può presentarsi in diverse forme.



Fibroma intramurale: si sviluppa esclusivamente nello spessore della parete muscolare uterina, comportando, in rapporto al suo volume, una modificazione di forma e volume dell’ utero.

Fibroma sottosieroso: tende ad accrescersi sempre a partenza della parete uterina, ma sviluppandosi prevalentemente verso l’ esterno, sotto la sierosa peritoneale che riveste l’ utero. In tal caso la forma dell’ utero tende a manifestare una alterazione circoscritta alla sede del fibroma. Talora un fibroma a sviluppo sottosieroso mantiene contatto con la parete uterina solo con un peduncolo (fibroma peduncolato).

Fibroma sottomucoso: si accresce sempre a partenza della parete uterina, ma sviluppandosi prevalentemente verso l’ interno, verso la cavità endometriale.






Che sintomi comporta un Fibroma uterino?

Spesso la presenza di un fibroma può essere totalmente priva di sintomi. In questi casi la diagnosi viene fatta in maniera del tutto casuale in occasione di visita ginecologica o ecografia, magari eseguite per altri problemi (ad esempio in occasione di ecografia eseguita come controllo di routine in gravidanza). Quando sono presenti dei sintomi, questi possono consistere in problemi emorragici (menometrorragie), o talora possono manifestarsi disturbi dovuti alla compressione da parte del fibroma su organi vicini, oppure può esservi una sintomatologia dolorosa.



Disturbi mestruali: mestruazioni con flusso più abbondante o perdite ematiche al di fuori del periodo mestruale possono più frequentemente presentarsi in caso di fibromi a sviluppo sottomucoso. Possono però spesso manifestarsi sintomi emorragici anche in presenza di fibromi intramurali; in tal caso il maggior sanguinamento può essere dovuto ad una minore capacità contrattile dell’ utero (in conseguenza della sua struttura fibromatosa) o ad una anomala vascolarizzazione.

Dolore: nella maggior parte dei casi la presenza di uno o più fibromi può non comportare dolore. Tale sintomo può essere dovuto all’ eventuale verificarsi di complicanze. Ad esempio un fibroma peduncolato può torcersi sul suo peduncolo e dare vivo dolore in conseguenze del blocco della sua circolazione sanguigna. Inoltre un fibroma può andare incontro ad una degenerazione rossa della sua struttura (degenerazione su base circolatoria, che non va intesa come degerazione maligna) per problemi di tipo circolatorio al suo interno, con conseguente dolore. Altra motivazione di dolore, che può verificarsi soprattutto nel periodo mestruale, può essere rappresentata dal tentativo dell’ utero di espellere dalla sua cavità un fibroma sottomucoso.

Disturbi da compressione: tali disturbi sono presenti in caso di fibromi discretamente voluminosi che possono quindi rendersi responsabili di dolore e/o senso di peso al basso ventre o a livello lombo-sacrale. Inoltre, in rapporto a volume e sede del fibroma, possono essere presenti sintomi urinari (stimolo a urinare frequentemente o talora incontinenza urinaria) in caso di pressione sulla vescica (che è in stretta vicinanza dell’ utero), oppure sintomi intestinali per compressione sul retto con conseguente difficoltà alla defecazione.






Come si fa diagnosi di Fibroma uterino?

Come è già stato detto in precedenza, la presenza di uno o più fibromi può anche comportare un’ assenza totale di sintomi. Talora il problema può essere sospettato dal Ginecologo in base a sintomi mestruali o dolorosi riferiti dalla paziente. I mezzi che consentono di arrivare alla diagnosi sono i seguenti:



Visita ginecologica: la presenza di fibromi molto voluminosi può talora già essere sospettata alla palpazione dell’ addome. Più spesso invece l’ esplorazione vaginale consente di apprezzare l’ utero irregolarmente aumentato di volume, e di consistenza aumentata (data la consistenza dura dei fibromi). Non è sempre facile distinguere con la visita un fibroma da una neoformazione annessiale (es. cisti ovarica). In tal caso sono di aiuto altri mezzi diagnostici, ad esempio l’ ecografia.

Ecografia: il ruolo dell’ ecografia nella diagnostica dei fibromi uterini è fondamentale. Grazie all’ ecografia (transaddominale + transvaginale) è possibile descrivere numero, struttura, sede (intramurale, sottosierosa o sottomucosa) dei fibromi. Grazie alla possibilità di misurare con precisione le dimensioni dei fibromi, l’ ecografia è utilissima nel controllare nel tempo l’ eventuale tendenza all’ accrescimento dei fibromi.

Isteroscopia: tale metodica consente di avere una visione diretta della cavità dell’ utero, potendo così accertare la presenza di fibromi sottomucosi, che si sviluppano quindi verso la cavità deformandone le sue pareti; è possibile anche valutare la presenza di fibromi in prossimità degli sbocchi delle tube verso l’ utero, con conseguente ostacolo alla fertilità. Per saperne di più sull’ Isteroscopia consulta la pagina del mio sito ad essa dedicata.

Isterosalpingografia: tale tecnica consiste in un esame radiografico eseguito iniettando un mezzo di contrasto nella cavità uterina per poter documentare su lastre radiografiche la forma della cavità dell’ utero e la pervietà delle tube. Più frequentemente tale esame viene praticato nella diagnostica per la sterilità. Nel documentare l’ aspetto della cavità uterina, l’ isterosalpingografia può evidenziare la presenza di fibromi sottomucosi che alterano la cavità uterina. In caso di fibromi in prossimità degli angoli tubarici l’ isterosalpingografia può evidenziare l’ eventuale occlusione delle tube.


Terapia del fibroma uterino

La scelta della terapia dipende da vari fattori: l' eventuale presenza di sintomi e la loro entità, l' età della paziente, l' eventuale desiderio di gravidanze, il volume del fibroma. In caso di fibroma non molto voluminoso, diagnosticato in una paziente che non presenta sintomi, può essere sufficiente tenere una condotta di attesa, limitandosi a dei controlli periodici (visita ginecologica ed ecografia ogni sei mesi).

Al contrario in una paziente sintomatica vanno fatte delle scelte terapeutiche, che possono essere in alcuni casi di tipo farmacologico, e più frequentemente di tipo chirurgico



Terapia medica

La scelta di una terapia farmacologica può essere utile soprattutto per controllare la tendenza all' emorragia, e, se necessario, per far fronte al dolore. Non ci si può aspettare però dalla terapia medica la regressione totale del fibroma. Per dominare la sintomatologia emorragica possiamo disporre di diverse categorie di farmaci:



Progestinici: questi sono essere particolarmente indicati nel bloccare la menometrorragia, e talora riescono anche a ridurre la sintomatologia dolorosa. Solitamente vengono assunti per via orale (in forma di compresse) per 10-15 giorni a ciclo per più cicli, secondo l' indicazione del Ginecologo curante.

Danazolo: anche questo preparato è efficace nel controllare le menometrorragie ed inoltre, se laterapia è protratta per 4-6 mesi, può frenare l' ulteriore sviluppo del fibroma (o dell' utero fibromatoso).

GnRH analoghi: questi preparati (solitamente somministrati in forma di iniezioni intramuscolari, una ogni 4 settimane per 4-6 mesi) comportano un blocco temporaneo della attività di produzione ormonale da parte delle ovaie. Si viene così ad instaurare una sorta di menopausa farmacologica reversibile, in conseguenza della quale si ha una cessazione delle mestruazioni (amenorrea) ed una certa riduzione di volume dei fibromi. Questi effetti però non sono permanenti; infatti dopo la sospensione della terapia può ripresentarsi la precedente sintomatologia emorragica, ed inoltre può riprendere l' accrescimento dei fibromi. D' altra parte tale terapia non può essere protratta per un periodo molto lungo a causa dei fastidiosi sintomi di tipo menopausale (ad es. le vampate di calore) che comporta, e per gli altri disturbi metabolici che può comportare, nonchè per l' effetto favorente l' osteoporosi che può comportare. Va precisato che tali effetti secondari sono dovuti alla condizione di privazione estrogenica, che è appunto l' effetto desiderato dalla terapia stessa. Pertanto tale scelta terapeutica viene fatta o in vista di un intervento chirurgico (con l' intento di favorire una riduzione di volume del fibroma per agevolare l' intervento), o in una paziente molto vicina alla menopausa per controllare le menometrorragie fino alla cessazione spontanea delle mestruazioni.



Terapia chirurgica

Le motivazioni che possono indurre ad una scelta chirurgica sono molteplici. Infatti la chirurgia si impone nei casi le emorragie sono frequenti e abbondanti e non traggono beneficio dalla terapia medica; oppure nei casi in cui il volume cospicuo di un fibroma (o di un utero fibromatoso) crea dolore o disturbi da compressione di organi vicini (vescica e/o intestino). Ulteriore indicazione per la chirurgia è la necessità di rimuovere un fibroma che per la sua sede ostacola la fertilità.

A proposito della terapia chirurgica vanno considerati diversi aspetti.

miomectomia: con tale termine si intende la semplice asportazione di uno o più fibromi, conservando quindi l' utero. Tale scelta è abitualmente da privilegiare, a meno che la paziente non sia in età peri- o postmenopausale.

isterectomia: asportazione totale dell' utero. Tale scelta è più indicata nella paziente in età peri- o postmenopausale, ed in quei casi più complessi, in cui un forte sovvertimento della struttura dell' utero a causa di miomi multipli e/o voluminosi può rendere pressochè impossibile una adeguata ricostruzione dell' utero stesso dopo la miomectomia. Una marcata fibromatosi uterina fa preferire spesso la chirurgia per via addominale ("laparoisterectomia" o "isterectomia per via laparotomica") dato il volume uterino aumentato. Un ginecologo esperto di chirurgia vaginale può peraltro, con l' esclusione ovviamente dei casi estremi, preferire l' isterectomia per via vaginale (colpoisterectomia), preservando così l' integrità della parete addominale.



La miomectomia può essere eseguita con varie tecniche chirurgiche (isteroscopia, laparoscopia, laparotomia).

La scelta della tecnica chirurgica tiene conto di più fattori: numero, grandezza e sede dei miomi, eventuale consistenza di un problema di fertilità, età della paziente, eventuale altra patologia associata.
Fibromi di diametro inferiore a 4 cm, dislocati verso l' interno della cavità uterina (intracavitari o sottomucosi) possono essere rimossi per via isteroscopica. Fibromi che si sviluppano prevalentemente verso la superficie esterna dell' utero (sottosierosi) possono più semplicemente essere rimossi per via laparoscopica. In altri casi fibromi di volume più cospicuo richiedono per la loro asportazione un intervento laparotomico, con apertura cioè della cavità addominale secondo la tecnica chirurgica tradizionale. Non va trascurato infine come fattore importante nella scelta del tipo di approccio chirurgico (laparotomia, laparoscopia, isteroscopia) la specifica esperienza dell' operatore in una determinata tecnica chirurgica.



Fibroma e Gravidanza

L' associazione di fibroma e gravidanza non è molto frequente, dato che i fibromi sono più frequenti intorno ai 40 anni di età. Per la diagnosi è spesso determinante l' ecografia, dato che l' aumento di volume dell' utero dovuto al fibroma potrebbe essere con la visita imputato semplicemente alla gravidanza; l' ecografia permette invece di evidenziare chiaramente il fibroma. Spesso la diagnosi di fibroma uterino è del tutto casuale, venendo esso riscontrato in occasione di un' ecografia eseguita come controllo di routine per la gravidanza.

Gli effetti del fibroma sulla gravidanza possono essere variabili, soprattutto secondo la sede del fibroma. I fibromi sottosierosi (vedi sopra) difficilmente creano problemi alla gravidanza. I fibromi intramurali possono interferire sulla contrattilità dell' utero, con possibile minaccia di parto pre-termine o anomale contrazioni in travaglio o dopo il parto; in quest' ultimo caso un utero che non si contrae in maniera efficace può sanguinare in maniera abnorme. I fibromi sottomucosi possono portare all' aborto. I fibromi localizzati in prossimità del collo, i cosiddetti fibromi previ, venendosi a trovare davanti alla testa fetale, possono ostacolare il parto per via vaginale, oltre che interferire con la dilatazione del collo dell' utero, rendendo così necessario l' espletamento del parto mediante il taglio cesareo.

I fibromi possono andare incontro a delle variazioni per effetto della gravidanza. Un fibroma può spesso aumentare di volume in gravidanza; inoltre può andare incontro a alterazioni della circolazione nel suo contesto con possibile infarcimento emorragico, la qual cosa può comportare una sintomatologia dolorosa acuta.

Solitamente non si interviene chirurgicamente sui fibromi durante la gravidanza, dato il pericolo di emorragie o di compromissione della gravidanza. Solo in rari casi di complicazioni acute (necrosi, torsione), con grave sintomatologia può essere necessario ricorrere alla chirurgia. Abitualmente si raccomanda una terapia conservativa, con riposo e farmaci che riducono la contrattilità dell' utero per favorire l' evoluzione della gravidanza.

In caso di fibromi previ sarà indicato programmare un taglio cesareo a termine di gravidanza. In caso di parto spontaneo sarà particolarmente importante controllare il post-partum, per il rischio di emorragia che può essere favorita da un' inefficiente contrattilità dell' utero a causa della sua struttura fibromatosa.



2° copiaincolla

Fibromi uterini: una causa silenziosa di sterilità

I fibromi (denominati anche leiomiomi o miomi) sono tumori benigni dell'utero, costituiti da cellule muscolari e tessuto fibroso. Si presentano molto frequentemente in donne sopra i 35 anni, con un' incidenza intorno al 25%.
I fibromi sono sempre ben circoscritti e non presentano alcun rischio di degenerazione in forme neoplastiche maligne. Inoltre in molti casi sono del tutto asintomatici. Altre volte, invece, possono determinare alterazioni del ciclo mestruale, emorragie genitali, dolore pelvico o lombare e senso di peso.

Anche quando sono asintomatici, i fibromi possono rappresentare una causa insidiosa di sterilità. In particolare in relazione alla posizione e alle dimensioni dei fibromi stessi. Questo avviene quando i fibromi impediscono l'incontro tra gli spermatozoi e l'ovocita.
I casi più frequenti di sterilità dovuta alla presenza di fibromi sono tre. Il primo quando i fibromi sono situati in vicinanza delle tube; oppure in caso di fibromi della parete posteriore dell'utero, che, crescendo, occupano il Douglas, cioè quella cavità del peritoneo posta dietro l'utero, dove la salpinge "capta" gli spermatozoi e l'ovocita. Il terzo caso riguarda i fibromi che occupano la cavità uterina impedendo di fatto la gravidanza.

Per la diagnosi dei fibromi, oltre all'esplorazione ginecologica, è indispensabile un'ecografia pelvica, possibilmente con sonda transvaginale.
La terapia invece varia a seconda dei casi, considerando la presenza o meno di sintomatologia, l'età della paziente e, soprattutto, la necessità o meno di mantenere la potenzialità riproduttiva della donna. Ai nostri giorni, infatti, la maggior parte delle donne ricerca la prima gravidanza dopo i 30 anni: per questo motivo è più facile che i fibromi si presentino in soggetti che non hanno ancora avuto figli. In queste pazienti è necessario valutare attentamente le possibili influenze negative di uno o più fibromi sull'evoluzione di una eventuale gravidanza futura.

Le possibilità terapeutiche sono le seguenti:

nessuna terapia: per pazienti asintomatiche con fibromi di dimensioni non eccessive, possibilmente con pregresse gravidanze;

terapia medica sintomatica: pazienti in pre menopausa, senza sintomatologie importanti;

terapia chirurgica conservativa (miomectomia, cioè asportazione dei fibromi): pazienti che devono o vogliono mantenere inalterata la loro capacità riproduttiva;

isterectomia (asportazione dell'utero): pazienti con sintomatologia grave, resistente alla terapia medica, che abbiano già concluso la loro vita riproduttiva.

L'intervento chirurgico conservativo preferibile è indiscutibilmente la laparoscopia: questa metodica consente l'asportazione di fibromi anche di grandi dimensioni, utilizzando sonde chirurgiche che operano attraverso due piccole incisioni sull'addome, sotto il controllo di una sonda telescopica inserita a livello dell'ombelico. La mancata apertura della parete addominale consente alla paziente di riprendere la sua vita normale uno o due giorni dopo l'intervento e, soprattutto, evita la formazione di aderenze post operatorie che potrebbero causare infertilità.
Anche l'isterectomia può essere effettuata in laparoscopia, con eccezionali risultati funzionali.

Attualmente, in alternativa all'intervento chirurgico conservativo, in pazienti con fibromi multipli recidivanti, è possibile ricorrere alla embolizzazione per via radiografica. Questa metodica consiste nel bloccare la circolazione sanguigna di tutti i fibromi iniettando sotto controllo angiografico delle sostanze embolizzanti e provocando così la necrosi dei fibromi stessi. I risultati di questa tecnica sono molto incoraggianti, ma sono anche strettamente dipendenti dall'esperienza del radiologo interventista: esperienza che ad oggi sono ancora molto pochi a possedere.

Dispiace, purtroppo, considerare che esistono talune posizioni ormai UNIVERSALMENTE accettate e ritenute valide e posizioni UNILATERALMENTE non ritenute tali.
Ciò, per amore di verità scientifica, dal momento che l'utente che scrive su queste pagine, vorrebbe, nel merito, ricevere risposte chiare ed inequivocabili e NON un "dai e riprendi" di posizioni tipo:
"Non si sa bene, ma io consiglio, però attenta" oppure "Non tutti sono d'accordo però veda lei anche se...".

Ho riportato articoli scritti da Medici e da Associazioni italiane che, guarda caso, riprendono completamente quanto da me precedentemente segnalato alla gentile utente.

Di chi, invece, vuole dare segnalazioni che lasciano l'utente con un grande punto interrogativo in testa, credo non ve ne sia bisogno.

Almeno questo è il mio modestissimo parere.

All'utente (che noterà certo gli accostamenti che Le ho voluto sottolineare con questo mio intervento), l'ultima parola.

Tanto dovevo alla paziente.

Cordialmente.





Prof.Dr.Ivanoe Santoro
Spec.Ostetrico/Ginecologo
Resp. UOS di P.S.OST/GIN e Med.Perinatale Ospedale di Solofra(AV) Prof. Anatomia Umana Univ. Napoli

[#4] dopo  
Utente 581XXX

Gentilissimi dottori,in primis volevo ringraziarvi per l'attenzione che avete cortesemente voluto concedermi nonche' per le vostre esaustive risposte.L'11 marzo ho il controllo finale col mio dottore:la terapia di decapeptyl e' terminata e dopo l'ultima ecografia sapro' se dovro' sostenere la seconda miomectomia in 5 anni.Ho be chiaro quale sia la mia capacita' fertile e quanto influiscano i miomi in essa,so che evitando errori come quelli che ho fatto lasciandomi operare la prima volta e agendo nell'immediato presente potro' forse avere un figlio.Quello che mi preoccupa e che mi turba e'se sia giusto sottopormi all'ennsimo intervento che so benissimo non essere risolutivo in quanto i miomi fanno parte di me e torneranno all'infinito,come e' gia' successo.Inoltre cio' che mi atterrisce e' che qualora decidessi di operarmi ne possano crescere di nuovi velocemente senza darmi il tempo di mettere in cantiere una gravidanza.In sintesi vivo con l'angoscia del tempo che passa e con la consapevolezza di averne poco,parlando di un figlio come un progetto da mettere in atto.Il mio dott.mi diceva che nel caso in cui il decapeptyl avesse ridotto talmente tanto le dimensioni dei miomi avrei potuto provare una gravidanza.Ma in realta' io mi chiedo, durante un'ipotetica operazione non sarebbe possibile eliminare tutti i miomi presenti nel mio utero,quelli di dimensioni e posizioni notevoli e non,quelli che sono cresciuti e quelli che invece appaiono piccolissimi ma che comunque si vedono e che un giorno cresceranno?.In questo modo non eviterebbero recidive e comparse di altri futuri fibromi?Ho letto che la terapia di analoghi rende l'asportazione piu' difficoltosa a causa della riduzione eccessiva delle loro dimensioni.
Chiedo scusa per la lunghezza del mio messaggio ma e' l'angoscia e l'enorme preoccupazione che guida le mie parole.
Ringrazio anticipatamente per il tempo che vorrete dedicarmi.
Cordiali saluti.

[#5] dopo  
Prof. Ivanoe Santoro

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La cosa che deve assolutamente tenere presente è che le probabilità di riuscita di una gravidanza (in termini sia di fecondazione sia di attecchimento sia di evoluzione successiva) sono tanto maggiori quanto più regolare è la cavità uterina, senza distorsioni di sorta dovute primariamente a miomi sottomucosi.
Come ho avuto occasione di dirLe nella mia prima risposta al Suo quesito, a qualunque Ginecologo che abbia almeno 20 anni di carriera dietro le spalle, sono capitati casi e casi di donne che, con utero fibromatoso a nodi multipli, hanno regolarmente partorito per via vaginale od operativa (Taglio Cesareo).
Personalmente ricordo il caso emblematico di due pazienti: una di Baiano (AV) con un mioma peduncolato di oltre 3 Kg asportato in corso di Taglio Cesareo ed una di Avellino con 2 tagli cesarei pregressi che letteralmente non aveva 2 cm di utero sgombri da fibromi.

La presenza dei fibromi sic et simpliciter, quindi, NON è di per sè una condizione ostativa, sempre e comunque, ad una gravidanza globalmente intesa (formazione, attecchimento ed evoluzione successiva). Il dato più importante, però, perchè questo accada, è che non vi siano fibromi che alterino in maniera evidente la regolarità della cavità del corpo dell'utero, a qualunque livello ed in qualunque sede parziale ciò si voglia considerare.

Ovviamente il fattore "tempo" ha la sua importanza, direi determinante.
Vero è che i miomi "fanno parte di una persona" come Lei giustamente dice. Secondo alcuni, una donna che ha miomi multipli è geneticamente e biochimicamente predisposta ad averne, indipendentemente, poi, dal fatto che alcuni fattori esterni possano incrementare o rallentare questa naturale propensione.

Credo, quindi, in ultima analisi che l'obiettivo cui tendere primariamente sia quello di ottenere la scomparsa o la quasi completa remissione dei miomi che interferiscono con la regolarità della Sua cavità uterina, attraverso terapie mediche e/o chirurgiche secondo il Suo caso, valutate dal Medico che l'ha in cura.
Fatto questo, occorrerà, sempre ovviamente col concorso fattivo del Suo Ginecologo curante, adoperarsi, semplicemente con rapporti mirati in periodo ovulatorio certificato dall'eco TV o con, eventualmente, tecniche di fecondazione assistita di primo livello o superiori, affinchè si giunga in un tempo il più possibile breve al concepimento, prima cioè, che la Sua naturale predisposizione alla formazione di miomi o l'incremento volumetrico di quelli rimasti, possano nuovamente interferire negativamente sul risultato sperato.

Cordialmente.
Prof.Dr.Ivanoe Santoro
Spec.Ostetrico/Ginecologo
Resp. UOS di P.S.OST/GIN e Med.Perinatale Ospedale di Solofra(AV) Prof. Anatomia Umana Univ. Napoli

[#6] dopo  
Utente 581XXX

Grazie mille ancora per i suoi chiarimenti,spero come le dicevo in precedenza di essere almeno in buone mani.
Cordiali saluti.