Utente 327XXX
Buongiorno volevo chiedere diversi pareri sul mio accaduto di qualche mese fa !
Sono un ragazzo di 26 anni e qualche mese fa ho avuto un rapporto a rischio con un ragazzo sieropositivo che mi ha dichiarato di esserlo solo dopo aver effettuato sto rapporto!
Il rapporto anale è avvenuto con preservativo mentre il rapporto orale no !
Dopo all''incirca dieci giorni ho effettuato in primo test per Hiv di 3 generazione con esito negativo !
Dopo poco più di 80 giorni ho ripetuto il test Elisa ma stavolta di 4 generazione con esito sempre negativo !! In tutto questo periodo ho avuto mal di gola tonsillite con placche ragion per cui avevo fatto prima dell''ultimo test una cura antibiotica ! Ma mi hanno detto che l''antibiotico non interferisce con il test . Da un bel po di tempo avverto un linfonodo gonfio sotto ascella destra !
Ho eseguito un ecografia e il medico mi ha detto che per far rientrare il linfonodo bastava fare una settimana di antibiotico agumentin ma con efficacia praticamente pari a zero. Adesso sono continuamente in paranoia , sono sempre lì a palpare il corpo per capire ogni singolo movimento dei linfonodo , continuo a leggere su internet qualsiasi blog o sito dove parlano di Hiv ! Mi avevano detto che ormai il test avvenuto a più di ottanta giorni poteva essere considerato definitivo , ma ho sentito parlare di siero conversioni tardive o qualcosa del genere e sono entrato ancor di più in paranoia ! Vi prego di rispondermi ... Grazie

[#1] dopo  
44918

Cancellato nel 2018
Gentile Signore,
le confermo che il rapporto anale protetto è a rischio zero.
Quello oro - genitale, se praticato da lei sul Paziente sieropositivo, senza che sia avvenuta eaiculazione in bocca ma con contatto del solo liquido pre - eiaculatorio, è dai più considerato a rischio basso ma non a rischio zero.
Va anche tenuta presente la REALE viremia del Paziente HIV positivo.

Le linee guida del MINISTERO DELLA SALUTE e dell' ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA', indicano che in casi di "routine" un test HIV 1 - 2 di IV generazione in medodica ELISA o ECLIA debba essere considerato definitivo se negativo a 90 giorni dal contatto. Lasciano tuttavia una discrezionalità al Medico in casi, come il suo, in cui il soggetto è SICURAMENTE sieropositivo.
In quel caso, stante immutata la alta probatività del test a novanta giorni può essere indicata la ripetizione a 180 giorni.

Ho parlato oggi con un esperto dell'ISS e le riferisco quanto mi ha detto.

Nella stessa direzione vanno le linee guida della OMS, in caso di rapporto a rischio con un soggetto SICURAMENTE SIEROPOSITIVO.

Una sicurezza in tempi più brevi la può avere incrociando il test "classico" con un NAT (Nucleic Acid Test) per HIV 1 e per HIV 2, che necessitano tuttavia di primer distinti, mediante la metodica PCR QUALITATIVA.
Secondo i CDC di Atlanta e secondo la FDA, con la PCR qualitativa ed in generale con i test di tipo NAT, la durata media del periodo finestra si riduce a 12 giorni.

Questo dice la scienza medica nel febbraio 2015; consideri altresì che la scienza medica e la risposta immunitaria di un organismo a un agente patogeno, non sono quantificabili con le leggi della matematica e della fisica.

Spero di essere stato chiaro ed esaustivo.

Cordiali saluti.
Dr. Vincenzo Caldarola.
Medico - Chirurgo.