Utente 422XXX
Gentili dottori,
a mia madre, che ha 70 anni, è stata da poco diagnosticata la CIDP (polineuropatia cronica infiammatoria demielinizzante). Nell'effettuare i vari esami di routine, è saltato fuori che avesse il citomegalovirus: i dottori, parliamo dei primi di dicembre, l'hanno rassicurata dicendo che i valori erano solo leggermente spostati e di ripetere gli esami dopo due settimane circa. Gli esami sono stati ripetuti e i risultati sono i seguenti: ac IGG anti citomegalovirus 61 e ac IGM anti citomegalovirus 1.09. Vedendo che i valori erano così alti, soprattutto gli ac IGG, stamattina mia madre si è recata presso l'ospedale dov'è in cura e lì le hanno risposto che si sapeva che avesse questo virus e che poteva stare tranquilla perché il primo ciclo di immunoglobuline che ha fatto, consistente in 3 giorni consecutivi di infusione (le prossime le farà a gennaio) assicurano la copertura anche per questo problema. Ora, quello che vi chiedo è e vi prego di rispondere a ciascuna delle seguenti domande:
1) può essere stato questo virus ad aver scatenato la malattia? E non c'è possibilità, curandosi per il virus, di avere una remissione anche della malattia?
2) è davvero come ha detto il medico? Cioè le immunoglobuline tengono a bada anche il virus? Se è così come mai i valori sono più alti rispetto al precedente prelievo? E come mai mia madre dice di sentirsi peggio con le gambe e i piedi? C'entra il virus?
3) c'è il rischio che adesso mia mamma lo passi a noi il virus? Quali precauzioni dobbiamo avere, soprattutto considerando il fatto che io e mio marito stiamo cercando un figlio?
4) ho letto che questo virus è assai diffuso e se contratto da un individuo con un sistema immunitario sano non occorre far nulla, mentre può essere assai pericoloso per i soggetti immunodepressi, che quindi dovrebbero, una volta scoperto di averlo contratto, ricorrere ad una cura farmacologica. Poiché mia madre ha questa malattia autoimmune e rientra pertanto nella categoria degli immunodepressi, non sarebbe il caso che ricorresse anch'essa a tale terapia? Grazie sin d'ora a chiunque vorrà aiutarci.

[#1] dopo  
44918

Cancellato nel 2018
Salve,
la CIPD è una malattia demielinizzante dei nervi periferici a tutt'oggi idiopatica, cioà della quale non si conosce la causa scatenante.
Ritengo che il CMV riscontrato in sua madre non abbia nessuna relazione con la sua patologia, che risponde bene sia alla somministrazione di immunoglobuline sia alla Plasmaferesi.
Se lei non mi comunica la variazione tra il primo dosaggio di Ig anti CMV e il secondo, limitandosi a dire che sono aumentate, e non include i valori di riferimento, variabili da un laboratorio all'altro, io deduco che sua madre ha avuto una infezione vecchia, per il basso titolo di IgG e l'assenza completa di IgM.
Che la somministrazione di Ig sia curativa dell'infezione da CMV è una falsità infettivologica.
Se vi è una patologia clinicamente aggressiva da CMV ci sono farmaci specifici: il punto è che a sua madre non servirebbero.
In quanto al contagio: sua madre non è più contagiosa di una signora che può trovare in fila al supermercato e con cui scambia due chiacchiere nell'attesa.
Se la situazione non dovesse migliorare con le IgG le conviene portare sua madre presso un IRCCS per le patologie neurologiche come il Carlo Besta a Milano, prima che la situazione si aggravi in modo consistente.
Saluti,
Dott. Caldarola.
Dr. Vincenzo Caldarola.
Medico - Chirurgo.

[#2] dopo  
Utente 422XXX

La ringrazio per la celere risposta dottore. Non conosco i valori relativi al precedente dosaggio, perché il prelievo le è stato fatto nel periodo in cui mia madre è stata ricoverata in ospedale, so solo che erano di poco spostati. Attualmente lei assume una terapia a base di deltacortene e lyrica e sta benino, nel senso che cammina, seppur con difficoltà. Il problema maggiore sono le parestesie ai piedi, che compromettono deambulazione ed equilibrio. Solo negli ultimi giorni in effetti accusa una recrudescenza di tali disturbi, che erroneamente attribuivamo al citomegalovirus. I dottori insistono nel dire che un solo ciclo di sole 3 infusioni di immunoglobuline non è sufficienti e che per poter apprezzare i primi benefici bisogna completare l'intero ciclo di 3 infusioni al mese per 5 mesi. Ma è davvero così o lei ritiene che dopo le 3 infusioni consecutive lei avrebbe dovuto già avere dei miglioramenti?

[#3] dopo  
44918

Cancellato nel 2018
Se sono le prime tre infusioni del primo ciclo, elemento che apprendo adesso, è assolutamente prematuro pensare ad una inefficacia del trattamento.
Aspetti almeno il terzo ciclo (9 infusioni) e se vuole mi aggiorni senza problemi.
Buon Anno a Lei e alla Sua Mamma!
Dott. Caldarola.
Dr. Vincenzo Caldarola.
Medico - Chirurgo.

[#4] dopo  
Utente 422XXX

Grazie di cuore dottore, la aggiorneró senz'altro e buon anno anche a lei!