Utente 395XXX
Salve,
sono un giovane ragazzo, attualmente sto affrontando da un po' di tempo a questa parte un problema che sta diventando più difficile da affrontare di quanto prospettato all'inizio
La diagnosi iniziale è di midollo ancorato (occulto o meno), anche se altri mi hanno prospettato altro
Al netto di ciò ho subito 2 interventi anche se falliti (nel primo in cui sono stato richiuso per un'attivazione durante il monitoraggio).
Ora, nel frattempo visita dopo visita ricovero dopo ricovero è trascorso oltre 1 anno in cui sono fermo (avevo appena terminato gli studi).
I sintomi che ho sono lievi spasmi e dolori alle gambe (soprattutto da sdraiato), qualche difficoltà di erezione e soprattutto difficoltà a urinare (ci metto parecchi minuti a iniziare la minzione). In particolare, devo concentrarmi molto per rilassarmi (ho ipertono di sfinteri e zona pube-cosce da esame urodinamico). Questo significa che a casa ci posso mettere solo qualche minuto per urinare (anche se al mattino faccio molta più fatica e in generale varia da un giorno ad un altro). Mentre all'esterno dove si somma anche il "nervoso" per la consapevolezza di non urinare normalmente, la fretta di non avere un bagno tutto mio, i rumori e tutto quanto mi diventa assai difficile rilassare la muscolatura. Il risultato è che se mi va bene riesco ad urinare dopo parecchi minuti (15-20) se mi va male non riesco (mi è capitato diverse volte anche in piccole trasferte per ricoveri e visite in giro per il Nord Italia situazioni davvero ansiogene, in cui non urinavo in giro, non trovavo un posto tranquillo per urinare, sul treno ero impossibilitato per tali ragioni e ho dovuto aspettare di sedermi nei bagni della stazione e concentrarmi un bel po' per riuscire). Il tutto con indolenzimento e disagio immaginabile annesso.

Ora, oltre al problema fisiologico-funzionale si somma sicuramente anche il disagio-ansia anticipatoria e sta di fatto che non riesco attualmente a vivere una quotidianità normale. Se esco di casa lo faccio per max 2-3 ore. Evito trasferte fuori città se non obbligato (vedi visite mediche-ricoveri), altrimenti niente gitarelle, vacanze e altro e, soprattutto, mi trovo in difficoltà all'idea di dovermi trovare un lavoretto stabile. Non posso di certo farmi assumere (come commesso? come operaio o in altro) sapendo che poi rischio di dovermi assentare dal lavoro per 50-60 minuti ogni volta per andare in bagno o peggio con la preoccupazione di non riuscirci. Mentre per gli stessi motivi, dato che sto cercando ancora un equilibrio, non riesco a sfruttare i miei studi al momento.

Mi chiedevo, dunque, se per un problema parziale di vescica neurologica (dato che non soffro di incontinenza, al momento non faccio autocateterismi, ma devo appunto sforzarmi molto per urinare) e relative difficoltà quotidiane e anche disagi psicologici e per la mia situazione fosse possibilità richiedere un'invalidità (ho già fatto domanda di esenzione ticket in ospedale) che mi sia di aiuto.

[#1] dopo  
Dr. Domenico Spinoso

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Gentile utente,
certamente ritengo possibile che le venga riconosciuta una percentuale di invalidità civile anche se in questa sede è impossibile anche solo ipotizzare una quantificazione.
Le consiglio, da un punto di vista documentale, di evidenziare non soltanto la patologia in quanto tale ma i deficit funzionali e psicologici che ne sono derivati.
Per tal motivo ritengo sia utile che in sede di vista in commissione lei produca documentazione sanitaria specialistica, meglio se di struttura pubblica, in cui si evidenzino tutti i problemi fisici e psichici che la malattia di base sta determinando anche in relazione alle difficoltà che dovrebbe affrontare in ambito lavorativo.
Cordiali saluti
Dr. Domenico Spinoso
Medico del Lavoro