Utente 346XXX
Buongiorno, ho 61 anni faccio e ho fatto attività sportiva (anche agonistica amatoriale) continuativamente da quando avevo 16 anni (ciclismo e corsa di mezzofondo e maratona). Nell'ottobre del 2007, avendo avvertito nei mesi precedenti angina sotto sforzo intenso, ho eseguito (fra l'altro) una tomoscintigrafia miocardica perfusionale risultata positiva per ridotta riserva coronarica in sede antero-settale ed inferiore. Tale coronopatia è stata trattata mediante angioplastica percutanea e posizionamento di stent medicato su arteria discendente anteriore e stent non medicato su coronaria destra. La diagnosi alle dimissioni evidenziava " funzione sistolica globale conservata (FE 60%), lieve insufficienza mitro-tricuspidalica e lieve ipercolesterolemia.
In questi 2 anni e mezzo ho fatto tutti i controlli previsti risultati normali e il mese scorso Elettrocardiogramma dinamico, esame ecocardiografico e prova ergometrica risultati tutti assolutamente nella norma ( nella prova ergometrica ....."ottima capacità funzionale").
Premesso che dopo una breve convalescenza ho ricominciato a svolgere regolarmente (mediamente 5 giorni alla settimana) la mia attività sportiva -anche intensa- di ciclismo e alternativamente di mezzofondo prolungato (in quanto il mio cardiologo ha ritenuto che non vi fossero significative controindicazioni)vorrei conoscere la vostra opinione su queste trte questioni:
1) Stante la mia situazione e i risultati regolari di tutti i test cui mi sottopongo regolarmente, posso continuare a praticare la mia passione sportiva (anche ad alta intensità, per esempio una maratona condotta a ritmo di gara con F.C. vicina alla soglia anaerobica) o corro dei rischi significativamente superiori rispetto ad un soggetto che non ha avuto i miei problemi coronarici?
2) In caso positivo, è per me possibile ottenere ancora l'idoneità all'attività agonistica per la corsa od il ciclismo o ciò mi è precluso da norme prescrittive che escludono tale possibilità per tutti i soggetti che hanno avuto patologie coronariche?
3) Se è possibile avere l'idoneità alla pratica sportiva agonistica, vi sono procedure che prevedono l'effettuazione di test diagnostici che se regolari implicano la concessione dell'idoneità (come succede per gli atleti che non hanno avuto le mie patologie) o il tutto è comunque demandato alla totale discrezionalità del medico sportivo?

[#1] dopo  
Dr. Uberto Maria Santoboni

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Gentile Signore,
non è mai facile rispondere via internet a dei quesiti clinici, tanto meno lo è in un caso complesso come il suo. E’ evidente che un soggetto che sia stato sottoposto a rivascolarizzazione non sia da considerarsi alla stregua di chi non ha questa importante storia clinica. Oltretutto lei non ci fa sapere due cose importanti: se sia – o sia stato – fumatore e se nella sua famiglia ci siano stati altri casi di cardiopatia ischemica.
Detto ciò, i protocolli cardiologici per l’idoneità agonistica prevedono che, dopo almeno 12-18 mesi dalla procedura di rivascolarizzazione ed adeguato iter diagnostico, i soggetti considerati a “basso” rischio possano svolgere alcune attività agonistiche prevalentemente a moderato impegno cardiocircolatorio, fra le quali non sono previste quelle da lei riferite, decisamente ad elevato impegno. Questo perché occorre valutare con estrema attenzione e prudenza il caso di un soggetto con cardiopatia ischemica nota il quale volesse tornare alle competizioni, per il rischio di progressione della malattia coronarica.
Se è vero che “lo sport è per tutti”, altrettanto vero è “non tutti gli sport sono per tutti”; senza dubbio una attività fisica di tipo aerobico, di grado moderato, non può che giovare alla sua salute. Quanto alla pratica delle attività da lei richieste, io suggerirei prudenza, e la inviterei a consultare di persona uno specialista in medicina dello sport per una corretta analisi del caso.
Cordialmente,
Dr. Uberto M.Santoboni
Specialista in Medicina dello Sport

[#2] dopo  
Utente 346XXX

La ringrazio moltissimo per la sua cortesia e per la chiarezza nella risposta.
Francamente però mi sfugge il motivo per cui "il rischio di progressione della malattia coronarica" possa aumentare a causa di una attività aerobica ad alta intensità.
In altri termini, non è chiara la genesi della mia patologia (i fattori di rischio classici erano tutti molto bassi: regolare attività fisica aerobica, IMC 21.5, colesterolo totale 210 -ma con HDL 80/90-, ho smesso di fumare da circa 30anni ed ho fumato poco anche nei 10 anni precedenti ecc...)se si eccettua la familiarità (mia madre ha subito due bypass coronarici verso gli 80 anni), e quindi capisco che potrebbe ripresentarsi nel proseguo degli anni, ma -ribadisco- non riesco ad immaginare per quale motivo un'attività sportiva aerobica intensa (come quella che svolgo) possa peggiorare la prognosi.
Non vorrei essere malizioso, ma temo che la difficoltà ad ottenere l'idoneità agonistica (la mia era una questione di principio) abbia più a che fare con la comprensibile autotutela del medico che dovrebbe concedermela che con l'aumento del rischio connesso a tale pratica sportiva.
Il mio rischio ischemico credo che, se mai, sia lo stesso facendo una maratona che guardando la televisone, ma nel caso di evento infausto nella prima ipotesi capisco che il medico sportivo avrebbe certamente "rogne", almeno di tipo burocratico.
Le rinnovo i miei ringraziamenti per l'attenzione mostrata al problema che ho proposto,

[#3] dopo  
Dr. Uberto Maria Santoboni

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Gentile Signore,
le attività da lei svolte sono senza dubbio di elevata intensità aerobica - e con una componente anaerobica. Al di là di ciò, è evidente che durante l’intensa attività sportiva le arterie coronarie debbano assicurare un apporto di sangue al cuore nettamente superiore rispetto al riposo in poltrona davanti alla televisione, ed in soggetti con cardiopatia ischemica nota, seppur con rischio cardiovascolare relativamente basso, è possibile che le coronarie non siano in grado di assicurarlo durante questo sforzo, come già le è capitato, visto che, come lei ci ha raccontato, il suo primo episodio, quello che l’ha portata a consultare il suo curante ed a eseguire determinati esami, è stato un episodio di angina da sforzo. Tutto ciò non può essere ignorato dal medico dello sport, la cui prudenza non è rivolta verso se stesso per "autotutela", ma verso la salute dell’atleta.
La invito comunque a rivolgersi ad un Medico dello Sport di sua fiducia per una corretta analisi, in quanto il consulto via internet non può certo sostituire il rapporto diretto medico/paziente.
Cordialmente,
Dr. Uberto M.Santoboni
Specialista in Medicina dello Sport