Utente 167XXX
Mia mamma, cachettica, affetta da carcinoma gastrico (al moncone) indifferenziato di tipo infiltrante, con carcinosi peritoneale , anse dilatate e ispessite, lesione secondaria al polmone, trombosi venosa profonda agli arti inferiori ed embolie polmonari, era stata riportata a casa a morire dopo breve degenza in ospedale e sottoposta a nutrizione artificiale, varie terapie sintomatiche e terapia del dolore, per circa 12 giorni, dopodichè purtroppo è deceduta; nei giorni precedenti la morte era stabile; nel secondo giorno precedente la morte ,visto che non evecuava da 8 giorni, il medico della terapia del dolore consiglia di somministrare 6 buste di movicol (lassativo osmotico) con poca acqua (visto che a malapena riusciva ad ingerire liquidi) nell'arco di qualche ora; nessun effetto lassativo se non un vomito fecaloide durante buona parte della notte che segue; per tutto il giorno seguente è chiaramente "scombussolata" dal vomito sofferto e si presenta in condizioni mediocri e con minore forza fisica rispetto al giorno precedente;somministrato in tale giorno Kanrenol 1/2 fiala da 200 e cortisone e 300 cc di soluzione glucosata 5%; durante la notte che segue però richiama improvvisamente la nostra attenzione per comunicarci di avere un discreto mal di pancia e lo fa però gesticolando e scrivendo ciò su di un pezzo di carta perchè nel frattempo ha perso improvvisamente l'uso della parola; il tempo di farsi comprendere da noi familiari che sembra cadere sul letto paralizzata e riesce a malapena ad avere la forza di stringere un mio dito per rispondere a semplici domande che gli poniamo sul dolore che sente; poi sembra cadere addormentata ad occhi semiaperti (era così che dormiva da quasi 3 settimane); dopo vari minuti in tale stato improvvisamente si muove di nuovo 2 volte per scoprirsi e alzarsi le vesti forse ad indicare il forte mal di stomaco che la affligge (in effetti l'addome si presentava gonfio e turgido); poi ricade immobile nello stato che ho detto per tutta la restante parte della notte; credo che sia stata cosciente fino alle prime ore della mattina successiva in quanto ad alcune parole che le abbiamo rivolto ha risposto muovendo leggermente gli occhi e versando qualche lacrima; nel pomeriggio purtroppo è morta. Vorrei chiedere se è possibile ipotizzare dal quadro descritto quale possibile complicanza che ha condotto alla morte sia occorsa: un embolia cerebrale oppure uno squilibrio elettrolitico/disidratazione o che altro ? Vi prego di aiutarmi in quanto tale dubbio mi assilla da oltre un mese, e vorrei tanto almeno cercare di capire e comprendere se ha molto sofferto. Ringrazio di cuore in anticipo tutti coloro che vorranno aiutarmi in ciò.

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Dr. Oreste Pascucci

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Gentile utente, la perdita di una persona cara, soprattutto dopo una malattia lunga e penosa, è qualcosa di terribile, di drammatico. Capisco la sua domanda ed il pensiero che la affligge.Una neoplasia allo "stadio terminale" , con metastasi diffuse,provoca un cambiamento generale in tutti gli organi e tessuti.Si potrebbero fare molte ipotesi: metastasi cerebrali, embolo "neoplastico", ipercogualibilità con secondario accidente cerebrovascolare, insufficienza multiorgano etc etc.Probabilmente sua madre ha avuto dolore all'addome, ma il suo stato di coscienza è peggiorato, rendendo anche ( probabilmente) la percezione del dolore ridotta. In effetti nessuno può sapere cosa possa accadere negli ultimi momenti di vita, si possono fare ipotesi che più o meno si avvicinano alla realtà, ma la cosa fondamentale che ogni sofferenza ha una fine ( ed un inizio, purtroppo).Non è, naturalmente, una consolazione, ma la sofferenza, il veder soffrire un proprio caro è terribile e si riconosce l'impotenza, il non poter far nulla.Quando una neoplasia è così estesa, ne risentono tutti gli organi,nessuno escluso e talvolta il coinvolgimento del cervello, con riduzione notevole dello stato di percezione di coscienza, paradossalmente, potrebbe essere un evento favorevole, in quanto il paziente non cosciente o parzialmente cosciente, non ha una percezione (appercezione) della realtà e talvolta del dolore.Non preoccupatevi di non aver fatto il possibile è solo l'evoluzione di una patologia ed era inevitabile ciò che è accaduto.Le cure,le terapie palliative, servono proprio a questo, ridurre la sofferenza ed accompagnare la persona alla fine purtroppo inevitabile, ma con dignità.
Cordiali saluti.
Dr. Oreste Pascucci
orestepascucci@virgilio.it