Il medico che l'ha svolta mi ha anticipato l'esistenza attuale della radicolopatia bilaterale

Egregio dottore, le scrivo per avere una sua opinione circa un problema di cui da mesi non ne riesco a venire a capo. Ho 38 anni, alto 1, 70 e peso 68 kg.
Attualmente ho una radicolopatia lombosacrale con interessamento di entrambi i nervi sciatici in particolare il sinistro. Quest’ultimo è quello che mi crea i maggiori problemi al punto tale, attualmente, da stare in piedi che per poco tempo e ad avere notevoli difficoltà a camminare (dopo un po’ devo sedermi).
La percezione netta del dolore associato alla gamba sinistra l’ho avuta a luglio 2009, ma ho avuto dolori alle gambe con parestesia e irrigidimento muscolare (entrambe le gambe) da un anno e mezzo (mai avuto problemi prima di allora).
La radiografia datata settembre 2008 ha avuto il seguente esito: Rachide in asse con emisacralizzazione sin. di L5 e presenza di mega-apofisi articolata con l’ala sacrale. Aumento dell’angolo di Fergusson, iperlordosi lombare e spostamento anteriore dell’asse statico.
Ridotto posteriormente lo spazio intersomatico L5-S1.
Consultando un fisiatra ed un ortopedico, mi è stato consigliato di far nuoto, cosa che ho fatto per 8 mesi: il mal di schiena è migliorato ma progressivamente ho accusato il fastidio alle gambe.
A dicembre ho consultato un neurochirurgo che mi ha rassicurato dicendomi che il bilancio radiografico è convenzionalmente nella norma e che avevo accusato un episodio di sindrome delle faccette articolari.
Con l’aumentare del dolore in particolare alla gamba sinistra, ho fatto una risonanza magnetica (settembre 2009) esito: rachide con normale ampiezza del canale lombo-sacrale; normale allineamento dei metameri; non significative alterazioni osteo-discali.
Mi sono rivolto ad un secondo fisiatra che visitandomi e vedendo la risonanza ha comunque rilevato una discopatia L5-S1; mi ha diagnosticato la lombo sciatalgia e mi ha fatto svolgere una terapia intensiva (quotidiana): tens, ultrasuoni, laser. (15 giorni). Non ci sono stati risultati significativi, il dolore si è accentuato al punto tale da non poter stare all’impiedi sebbene abbia assunto per una settimana coefferlgan Mi ha indirizzato da un neurologo: visita, conferma della discopatia e pillole GABAPENTIN 300 mg. Dalle due quotidiane sono passato alle tre capsule al di’ (faccio la cura da un mese). Il problema permane tutt’ora, sono riuscito ad alleviarlo con una cintura attorno al bacino con una fascia legata dietro e che faccio passare tra le gambe legandola avanti.
Sembra paradossale ma con questa soluzione riesco adesso a stare in piedi e a svolgere le attività quotidiane, con fastidio, ma con notevole riduzione del dolore alla gamba sinistra e alla schiena.
Su consiglio del neurologo ho fatto una TAC con contrasto: a livello L4-L5 regolare ampiezza dello spazio intersom., protrusione discale mediana posteriore che determina cancellazione del tessuto cellulare epidurale e dolce impronta sulla superficie ventrale del sacco durale; a livello L5-S1 modicamente ridotto d’ampiezza lo spazio intersomatico; protrusione discale mediana posteriore che determina cancellazione del tessuto cellulare epidurale e dolce impronta sulla superficie anteriore del sacco durale.
Sono in attesa degli esiti dell’elettromiografia agli arti inferiori, ma il medico che l’ha svolta mi ha anticipato l’esistenza attuale della radicolopatia bilaterale.
Ho infine notato che sollevando verso l’addome il testicolo sinistro provo immediato sollievo, con rilassamento delle gambe e della schiena.
Le chiedo consigli sul da fare e 1) come si spiega l’effetto della “cintura”? 2) E’ possibile che un’infiammazione ai genitali possa ripercuotersi a livello dei nervi sciatici? 3)Ritiene che ci siano i presupposti per un intervento chirurgico? 4) Sé sì di che tipo?
La ringrazio se vorrà rispondere e le porgo i miei saluti.
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Dr. Vincenzo Della Corte Neurochirurgo 5,9k 200 2
Egregio Signore,
credo che la situazione sia talmente complessa che bisognerebbe visitarLa e visionare le Radiografie.
Presumibilmente se c'è una (o più) compressione radicolare,e dopo tanto tempo non se ne viene fuori, una riflessione, sulle cose fatte e quelle da fare, sarebbe da compiere.
Determinate posizioni vengono spontaneamente assunte dal paz., che così diviene quasi asintomatico, perchè allontanano la causa della sofferenza radicolare dalla radice nervosa stessa.
Ciò sarebbe una controprova che la causa della sintomatologia è la compressione.
Come Le ho detto all'inizio, bisognerebbe vederLa ma la mia sensazione, ad intuito, è che questa causa di sofferenza vada tolta (come?; bisognerà valutare).

Colgo l'occasione per porgerLe cordiali saluti.

Dr. Della Corte: vincenzodellacortemi@libero.it
Case di Cura: "La Madonnina Milano-02/58395555
"Villa Mafalda" ROMA-06/86094294

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Dr. Giovanni Migliaccio Neurochirurgo 13,7k 398 94
Egr. signore,
concordo con il collega Della Corte sul fatto che per il perdurare della sintomatologia, qualcosa bisognerà pur fare.
Intuitivamente anch'io sono del parere che l'intervento chirurgico sia la soluzione, ma, come giustamente affermato dal collega, senza una valutazione sia degli esami eseguiti che del paziente stesso, tale intuizione non può essere confermata.
Il fatto che gli esami radiologici non sembrano dimostrare una sicura compressione delle radici lombari e che Lei trova sollievo con una sorta di "sostegno" lombosacrale, mi farebbe pensare a una certa instabilità-
Se così fosse l'intervento chirurgico sarebbe mirato a stabilizzare il tratto di colonna patologico.
Vi sono molte tecniche e procedure per una artrodesi (cioè bloccare le vertebre instabili), ma esse vanno scelte su precisa indicazione e dopo una valutazione oggettiva del caso.

Cordialmente
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dopo
Utente
Utente
Egregi Dottori, grazie ad entrambi, anche per la solerzia con la quale avete risposto alla richiesta del consulto. Aspetterò il referto dell'elettromiografia e, escludendo l'ipotesi di un'infezione ai genitali, prenderò un decisione sul da farsi. Cordiali saluti con apprezzamento sentito per il servizio da Voi svolto in rete.
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Dr. Vincenzo Della Corte Neurochirurgo 5,9k 200 2
Grazie a Lei per avere apprezzato.
Ci tenga, comunque, informati.
Cordialmente.
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dopo
Utente
Utente
Egregi dottori, vi riscrivo perchè ci sono state delle evoluzioni circa il mio problema.
Ho avuta l'esito dell'elettromiografia che riporto.1) muscoli esplorati: vasto laterale dx e sx, tibiale anteriore dx e sx, gemello mediale dx e sx. 2)Assente attività a riposo 3) Attività volontaria: PUMs di ampiezza e durata lievemente aumentata con tracciato da sforzo massimo sproporzionato alla forza esplicata esplicata sui mm. Tibiale anteriore dx e sx. PUMs normale sui rimanenti mm. esplorati.4)Conclusioni: modesta sofferenza muscolare neurogena senza segni di denervazione nel territorio di pertinenza delle radici L5 bilateramnente.
Mi è stato sconsigliato l'intervento chirurgico ma non sono riuscito ad avere chiarimenti sulla causa dei sintomi nè sulla terapia. Intanto, indossando delle scarpe con tacco, ho ripreso a camminare senza zoppicare costantemente ma, ieri, ho avuto un altro episodio acuto che mi ha costretto a letto per l'intera giornata (ero seduto, quando ho avvertito un dolore acuto che dalla parte posteriore della coscia sx si è irradiato fino al piede e in sona lombare)
Sarei comunque interessato ad avere Vostri chiarimenti circa: l'artrodesi (come si effettua chirurgicamente?) e quale potrebbe essere la causa (la protrusione? quale tra le due? o la riduzione dello spazio tra L5 S1?)
Vi ringrazio nuovamente, inoltre, se vorrete darmi indicazioni su ipotetiche altre cause da indagare (mi fu detto della sindrome del Piriforme, per esempio o di un'ipotetica azione delle faccette articolari)e a chi rivolgermi per lenire gli episodi acuti che, al momento, mi mettono davvero ko.
Infine, ho letto via Internet che la lombosciatalgia normalmente si risolve spontaneamente in non più di sei mesi... devo crederci?

Rinnovo a Voi i miei saluti, grazie.
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Dr. Vincenzo Della Corte Neurochirurgo 5,9k 200 2
Egregio Signore,
orientativamente sono portato a credere che sia la L4-L5 che Le dà maggiormente fastidio.
Per confermare ciò bisognerebbe vederla e visionare le lastre.
Data la situazione potrebbe essere indicato un trattamento mininvasivo di decompressione radicolare senza procedere ad artrodesi (che pure potrebbe essere fatta in mininvasiva).
Con l'artrodesi, con qualsiasi tecnica eseguita, si finirebbe per lasciare in situ delle protesi metalliche per bloccare il tratto di schiena.
Legga i miei articoli in Minforma sulla chirurgia mininvasiva vertebrale.

Auguri cordiali e ci faccia sapere.
[#7]
dopo
Utente
Utente
Nuovamente grazie,ho letto gli articoli della rubrica e li ho trovati chiari e dettagliati.
Mi sento più tranquillo all'idea di un intervento mininvasivo.

Cordialmente,rinnovo il mio apprezzamento.

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