Noi abbiamo deciso, d'accordo con il medico, di tentare l'operazione

Salve!
Da un mese, mia nonna (78 anni) si trova nel reparto di terapia intensiva di neurochirurgia..ha sempre sofferto di sbalzi di pressione che, uniti a stress x il trasloco e sforzi eccessivi, l'hanno portata ad avere questa emorragia (lato dx del cervello). E' arrivata in ospedale senza speranza, aveva perso conoscienza..noi abbiamo deciso, d'accordo con il medico, di tentare l'operazione..l'operazione è andata bene, la tac di controllo pure..e dopo una 15ina di giorni di coma, si è risvegliata ma non è cosciente..reagisce agli stimoli..muove le gambe..sta con gli occhi aperti e li muove..quando le sistemano la lingua che spesso ha di fuori, serra la bocca..respira con il macchinario,ma fa ginnastica respiratoria e molto spesso, riesce a stare senza respiratore x diverse ore..e molto spesso mettono il macchinario in modo da intervenire solo se c'è bisogno..
Il problema è appunto, l'essere vigile ma non collaborativa..esiste una soluzione in merito? I dottori vorrebbero trasferirla in un centro riabilitativo che si trova a 60 km dalla nostra città, e non è fattibile..come ulteriore proposta, ci è stato detto di portarla a casa e usufruire dell'assistenza domiciliare..
Io mi chiedo..ma non è poco, dopo un mese, stabilire che la sua situazione è irreversibile, nonostante i piccoli miglioramenti che ci sono? C'è un'ulteriore soluzione a riguardo? Purtroppo, attualmente, possiamo solo guardarla attraverso un vetro e non possiamo avere il minimo contatto con lei..non possiamo neanche farle sentire la nostra voce..e solo due infermieri su 10 (almeno), stanno addosso ai pazienti del reparto, parlando e toccandoli..
Cosa si può fare? ovviamente siamo consapevoli dei gravi danni subiti alla parte dx del cervello, ma vorremmo poter fare qualcosa in più..
Grazie mille!
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Dr. Stelio Alvino Anestesista 2,3k 113 20
Gentile Utente, penso di poterle rispondere in qualità di Medico di Terapia intensiva polifunzionale che spesso ha pazienti come sua nonna in trattamento. Anzi molte volte per età come quella della sua nonna i colleghi neurochirurghi non intravedono possibilità di trattamento chirurgico, quindi certamente si è tentato il possibile. Tuttavia a distanza di solo un mese sicuramente è troppo presto poter pensare che vi possa essere (se vi sarà mai) un recupero totale delle funzionalità prima presenti.
Tra l'altro lei parla di un ventilatore a cui saltuariamente sua nonna viene connessa e le chiedo se per caso è stata effettuata una tracheostomia attraverso la quale con una piccola protesi sua nonna viene connessa al ventilatore quando fa più fatica a respirare.
Dalla descrizione che fa, anche se coi limiti di una consulenza a distanza senza vedere la paziente, è probabile che sia più indicato in questo momento in cui le condizioni appaiono più stabili per quanto riguarda le funzioni vitali, un ulteriore tentativo di tipo riabilitativo che il reparto intensivo in cui è attualmente ricoverata sua nonna non può darle. Infatti non può beneficiare neanche dello stimolo derivato dal vostro contatto diretto visto che potete solo osservarla dietro una vetrata e per limitati periodi nella giornata.
Questo andava bene per la fase acuta immediatamente successiva all'intervento, ma ora altri tentativi vanno fatti ( e se i colleghi lo hanno proposto sarà perchè forse ne vedono le possibilità) per sfruttare eventuali potenzialità di recupero. Certo magari il periodo in riabilitazione non sarà altrettanto lungo ma certamente un programma riabilitativo deve essere intrapreso meglio di un ricovero definitivo a casa con la sola, ristretta, e mai sufficiente assistenza infermieristica domiciliare.
Vi invito pertanto a pensarci in merito a questa proposta perchè comunque a breve, salvo peggioramenti, dovrà essere trasferita in una lungodegenza.
Cordiali saluti

La consulenza è prestata a titolo puramente
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Dott. Stelio ALVINO

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dopo
Utente
Utente
Salve!
si,le confermo che è stata sottoposta ad una tracheostomia e subito dopo, ha aperto gli occhi.Probabilmente le due cose non sono correlate, però è quello che è successo. Il problema della riabilitazione è il fatto che lei non respiri autonomamente, quindi molte strutture non la accettano..senza tener conto che il centro riabilitativo consigliato, si trova a 60 km da Lecce, la mia città. Un altro grave problema si presenta anche nell'assistenza domiciliare, poichè ci è stato detto che non ci sono respiratori disponibili e comunque sarebbe impossibile per noi (e, detto tra noi, sono anche scettica sulla funzionalità del suddetto servizio).
Per il momento, i medici hanno disposto una visita pneumologica, e nel frattempo noi stiamo aspettando una risposta da un altro centro che si trova a Lecce, ma che ha solo 8 posti a disposizione e un reparto ancora da inaugurare (aspettano autorizzazioni dalla regione). Un altro centro si è rifiutato perchè non attuano l'accanimento terapeutico. Quindi mi chiedo: esiste una soluzione a riguardo, escludendo l'assistenza domiciliare?
Siamo consapevoli che non potrà mai ritornare alla sua vita di sempre, e che sicuramente non potrà mai riprendere completamente o totalmente le sue funzioni vitali, però credo non vada neanche bene che la diano per spacciata a prescindere, data l'età..ripeto e ribadisco che siamo assolutamente consapevoli della gravità del caso, ma comunque è in coma vigile,e non irreversibile..e questo dice tanto.
A parte questo, la ringrazio enormemente per la sua disponibilità e per il tempo dedicatomi, rispondendo alla mia domanda..le assicuro che i medici del reparto, escluso uno assieme al primario, non sono così disponibili.
Cordiali saluti!
Chicca.
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Dr. Stelio Alvino Anestesista 2,3k 113 20
Buongiorno, purtroppo e' un grosso problema quello della riabilitazione in questo tipo di pazienti, non mi meraviglia, comune in tutto il Paese. Spesso aspettiamo, insieme ai familiari, settimane su settimane prima di avere un posto disponibile dove poter trasferire il paziente.E un inutile prolungamento dell'attesa in rianimazione non giova certo al malato.
Sorrido, perplesso, per quel centro che dice di non "attuare l'accanimento terapeutico" come se un coma vigile o meglio uno stato vegetativo persistente fosse sinonimo di imminente trapasso...!
Purtroppo non vedo al momento vie di soluzione salvo quella che comunque se si dovesse decidere per una assistenza domiciliare un ventilatore dovrebbe comunque "saltar fuori". E comunque non e' nelle vostre competenze la ricerca di una sistemazione ma del reparto.
Ci tenga informati, se lo ritiene opportuno, intanto un caro saluto a lei e...alla mia citta'.
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dopo
Utente
Utente
Egregio dottore,
La aggiorno brevemente sulla situazione:
Nessun centro riabilitativo la accetta perché attaccata ad un respiratore e perché non collaborativa..l'ospedale ha problemi organizzativi perché, nonostante ci siano due stanze a disposizione x la terapia intensiva, solo una è in funzione, quindi c'è un sovraffollamento di pazienti e hanno fretta di dimettere la nonna. Stiamo provando l'ultima spiaggia, dopo non sappiamo veramente più che fare. Ora io mi chiedo: se c'è una minima possibilità che lei diventi collaborativa, cosciente, è possibile che tutti i centri ci sbattono la porta in faccia? Cioè..se c'è una minima possibilità (e sappiamo bene che sono possibilità che nessun medico può stabilire e che tutto dipende dalla paziente), come si deve fare a sfruttarla se tutti la rifiutano e non l'aiutano?
Non sappiamo veramente dove poter sbattere la testa.
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Dr. Stelio Alvino Anestesista 2,3k 113 20
Buonasera, vorrei che facesse il punto della situazione un po più precisamente e cioè:
1) Il centro che è a 60 km da Lecce e che avete scartato per problemi di lontananza, potrebbe ricevere la paziente attaccata al ventilatore? Dov'è questo centro?
2) Ebbene non trovando altra sistemazione cosa vi comunica il reparto di terapia intensiva dov'è ricoverata sua nonna?

Ha ragione quando afferma che in questo modo ci si gioca l'ultima possibilità di vedere un eventuale recupero ma purtroppo la situazione in questo Paese è così. Sono carenti numericamente le strutture riabilitative che possano ricevere pazienti di questo tipo e ovviamente al sud il dato si fa drammaticamente più consistente...
Rimango in attesa di risposta ai quesiti posti.
Saluti
[#6]
dopo
Utente
Utente
Allora:
1) il centro di Tricase,la prima opzione data dall'ospedale, è stata scartata, poiché non accettano pazienti non coscienti con respiratore;
2) il reparto ci dice che dobbiamo portarla via quanto prima per la carenza di posti letto e non ci dá altre opzioni se non quella di portarla a casa (fondamentalmente a loro, il post-reparto non interessa)

Cosa possiamo fare?siamo disperati! Se anche la nostra ultima spiaggia,la nostra ultima speranza, va in fumo,non sappiamo più cosa fare :(

Come sempre,grazie x la sua disponibilità.
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Dr. Stelio Alvino Anestesista 2,3k 113 20
Buongiorno, a mio parere non puo' essere trasferita a casa direttamente dalla rianimazione. Pertanto e' troppo facile scaricare il peso di una carenza assistenziale senza tentare una riabilitazione. Con estrema tranquillita' ma altrettanta fermezza comunicate al reparto che la paziente rimarra' li finche' non avranno provveduto a idonea se pur transitoria sistemazione. E' indubbio che se la situazione non si modifica nel tempo, l'eventualita' di un ricovero domiciliare va affrontato.
Eventualmente vi consiglio di rivolgervi alla Direzione Sanitaria dell'ospedale e al tribunale dei diritti del Malato presente in ogni nosocomio.
A presto
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dopo
Utente
Utente
Carissimo Dottore,
La informo che, grazie a vari giri NOSTRI di telefonate, lunedì spostano la nonna in un centro riabilitativo vicinissimo a Lecce..la aggiorno se ci dovessero essere miglioramenti.
Per il momento, la ringrazio! :)

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