Ricomparsa vertigini post-isterectomia: cause e collegamenti?

Buongiorno.
Quasi un anno fa sono stata sottoposta ad isterectomia totale a causa di un tumore endometriale casualmemente scoperto grazie ad un mio sospetto.
Quando i medici mi hanno informata della mia patologia per poco non accusavo un malore.
Poi sono andata avanti sottoponendomi agli accertamenti preliminari fino all'intervento chirurgico effettuato con successo.
Sono già al secondo controllo e tutto sembra andare bene.
Fortunatamente il tumore era al 1^ stadio e dunque non ho neppure avuto bisogno di terapie adiuvanti.
Dovrei considerarmi fortunata.
Dovrei sentirmi sollevata.
Ragionandoci su, lo sono.
Fino all'intervento sono andata avanti come un automa, pensando solo a ciò che occorreva fare, come se non avvertissi emozioni, paura, il terrore della morte, ma agendo quasi fossi sotto anestesia (che, pure, mi ha sempre terrorizzata).
Dall'intervento chirurgico sono passati ormai quasi sette mesi, dalla mia scoperta casuale (un piccola goccia di urina contenente appena una traccia di sangue), quella che mi ha insospettita mettendomi le ali ai piedi per correre ad un controllo, quasi un anno.
Eppure, non riesco a riprendermi ancora dallo shock, a "metabolizzare" la perdita dell'utero e annessi anche se ormai, avendo 71 anni, non mi "occorrevano" più.
A volte non "realizzo" immediamente neppure che tutto ciò mi sia stato asportato.
Ma, a distanza di tutto questo tempo, ecco riaffiorare un vecchio disturbo di cui ho sofferto fin dall'età di 30 anni, in seguito a vari "disastri" in ambito sentimentale: le vertigini.
Più che di vertigini, si tratta di una sensazione d'instabilità quasi permanente (che non avverto stando seduta o distesa) che mi accompagna mentre cammino.
Oggi come allora, non sono mai caduta.
L'equilibrio ce l'ho.
A quel tempo, un bravo medico internista mi convinse che non avevo nulla di patologico e m'indirizzò da uno psicoterapeuta con cui inziai una psicoterapia cognitiva durata per molto tempo (avevo ed ho tuttora difficoltà ad addormentarmi e tantopiù oggi perchè temo di morire nel sonno) ma che produsse ottimi risultati.
Sono rimasta una donna sola, ma ho affrontato con la medesima grinta la malattia e poi la morte di mia madre (anche lei fu colpita dal cancro, ma al pancreas...) cui ero legatissima e subito dopo, la solitudine (non mi sono sposata e non ho un compagno).
Tutti mi considerano una donna forte e coraggiosa, ma anche dopo la sua morte ebbi disturbi, legati all'apparato digerente.
Non riuscivo più a mangiare e pur essendo una donna d'appetito, dovevo ficcarmi a forza il cibo in bocca.
Inutile che dica come dai controlli non risultò nulla.
La mia domanda è: perchè oggi che il peggio sembra superato vengo di nuovo colta dalle vertigini (o dall'instabilità)?
Inutile anche che dica come sia un soggetto molto, troppo ansioso.
Non riesco ad accettare l'idea di essere stata colpita dal cancro.
Vi sarei grata, Dottori, se poteste darmi una spiegazione a ciò che mi sta accadendo.
Grazie a chi di voi mi risponderà.
Dr. Antonio Ferraloro Neurologo 79.4k 2.4k
Gentile Signora,

anche se è trascorso del tempo dall'intervento chirurgico, verosimilmente l'ansia sta alla base della sintomatologia descritta, considerato che viene ad instaurarsi su un terreno fertile ("un soggetto molto, troppo ansioso").
A parte questa condizione di base si aggiungono "non riesco a riprendermi ancora dallo shock, a "metabolizzare" la perdita dell'utero e annessi anche se ormai, avendo 71 anni, non mi "occorrevano" più", "A volte non "realizzo" immediamente neppure che tutto ciò mi sia stato asportato", "ho tuttora difficoltà ad addormentarmi e tantopiù oggi perchè temo di morire nel sonno", "Non riesco ad accettare l'idea di essere stata colpita dal cancro".
Queste Sue considerazioni mi sembrano ampiamente sufficienti per giustificare la sintomatologia di origine psicosomatica che descrive.
Valuti nuovamente la possibilità di un supporto psicologico considerato che precedentemente ha avuto buoni risultati. Per accelerare il processo terapeutico potrebbe associare anche una terapia farmacologica qualora Le fosse consigliata.

Cordiali saluti

Dr. Antonio Ferraloro

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Gentile Dottore,
la ringrazio moltissimo per la tempestiva risposta.
Anch'io avevo considerato l'idea di contattare nuovamente lo psicoterapeuta che per tanto tempo mi ebbe in cura come paziente "psicosomatica" associando, come giustamente lei afferma, oltre alla terapia di tipo cognitivo/comportamentale anche un supporto farmacologico (che utilizzo a tutt'oggi, anche se il sonno sembra essere migliorato e dunque inducendomoci a ridurre la dose dei farmaci). Con questo medico si era instaurato immediatamente un rapporto di grande empatia, cosa che facilita notevolmente l'approccio terapeutico. A terapia conclusa, lo chiamavo o sentivo di tanto in tanto, di fronte agli accadimenti dolorosi ed inevitabili della vita. Ma...recentemente, avendolo io chiamato (prima dell'insorgenza del tumore) per un colloquio come sempre avevo fatto, mi rispose sgarbatamente, in modo tale da mettermi in condizione neppure di proferire parola, di spiegargli perchè volevo incontrarlo. Ultimamente, lui preferiva fronteggiare questi problemi soltanto con i farmaci antidepressivi, mentre io avevo solo bisogno di un supporto psicologico, come sempre era stato, tranne che per la "pillolina" per dormire, probabilmente divenuta nel frattempo solo un placebo, che però funziona. Ho tentato le cure che mi suggeriva (paroxetina in primis), ma accusavo tutta una serie di disturbi che, anzichè migliorare il mio stato lo peggioravano, soprattutto ansia e insonnia. Ho tentato anche di ricordargli come (allora) non fossi una persona depressa, ma solo molto ansiosa. Neppure oggi mi considero "depressa" nel senso lato del termine, almeno. Ho reagito a tutto e continuo a reagire alle difficoltà, sono una persona combattiva che non esita a portare avanti le proprie ragioni e che non si tira indietro di fronte a nulla ( fu proprio lui, un tempo, a paragonarmi ad un pugile che, messo a terra, ogni volta si rialzava per continuare a combattere) curo la mia persona ed il mio aspetto come ho fatto per tutta la mia vita, ho molti interessi anche se non posso coltivarli tutti e se mi capita di farmi una risata con qualcuno sembro la persona più allegra del mondo com'era nel mio carattere. Certo, la vita non è stata generosa, con me. E la scoperta di un tumore è un evento traumatizzante che può capitare a chiunque, a qualsiasi età. Fin qui, tuttavia, è la mia ragione, che le parla. Ma i sentimenti, le emozioni, l'ansia scatenata dagli eventi non sempre si possono governare. Certo, se il disturbo dovesse perdurare anzichè lasciarmi all'improvviso come accaduto altre volte, dovrò cercare di nuovo il suo aiuto, se me lo vorrà dare. Ma ho perfino timore a contattarlo perchè non voglio essere trattata male, nè assumere farmaci antidepressivi mentre avrei soltanto bisogno delle parole, di qualcuno che mi ascolti. Per questo motivo, le sono molto grata per ciò che mi ha spiegato, contribuendo alla mia volontà di non sentirmi insicura. Mi chiedo solo perchè lo shock, il panico legati ad un determintato evento risalente a tempo prima, riaffiorino, insieme alle lacrime che allora non ho versato, solo oggi, come un motore a scoppio ritardato. La ringrazio
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Dr. Antonio Ferraloro Neurologo 79.4k 2.4k
Gentile Signora,

l'antidepressivo non si utilizza solo per la depressione dell'umore ma anche per i disturbi d'ansia, attacchi di panico, disturbi ossessivo-compulsivi, stati fobici, ecc. in quanto non causa assuefazione e dipendenza e può essere assunto per un lungo periodo, agendo più in profondità.
Tornando a Lei, l'emergere di emozioni a distanza di tempo da un evento negativo, si può considerare una forma di risposta ritardata allo stress ed è un fenomeno noto.
Per l'elaborazione di un trauma, infatti, si può impiegare del tempo e le emozioni represse e/o non elaborate, per es. lacrime non versate prima, possono riemergere inaspettatamente, anche innescate da pensieri apparentemente non correlati.
L'elaborazione di un trauma richiede tempo, dovrebbe essere paziente con se stessa.
Cerchi di contattare lo specialista (capisco i Suoi timori dopo un approccio poco garbato) e qualora il collega non dovesse manifestare disponibilità ed empatia non esiti a rivolgersi ad altro/a professionista.

Cordialmente

Dr. Antonio Ferraloro

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