Estrazione traumatica dente del giudizio

Buongiorno a tutti,
vorrei condividere un'esperienza decisamente pesante che ho vissuto oggi per l'estrazione di un dente del giudizio e chiedere un parere a chi se ne intende.

Avevo il dente del giudizio in basso a sinistra con una carie profonda sulla superficie masticatoria. Il dolore era diventato insopportabile: partiva dal fondo, correva lungo tutta la mandibola e arrivava fino all'incisivo, irradiandosi a tratti anche all'arcata superiore. Dalla panoramica il dente sembrava "tranquillo" e lontano dal nervo, ma la realtà sulla poltrona è stata un incubo.

Premetto che non posso fare l'anestesia tronculare perché in passato mi ha causato trisma e un gonfiore spaventoso. La mia dentista ha quindi provato con l'anestesia locale sulla gengiva che in passato aveva funzionato bene quando abbiamo estratto il dente del giudizio superiore che era nelle stesse condizioni.
Mentre la parte interna (verso la lingua) ha preso subito, quella esterna non ne ha voluto sapere. Ha effettuato diversi tentativi con la leva, ma ho sentito un dolore così atroce che mi hanno sentita urlare fin dalla sala d'attesa. Dopo 1 ora di tentativi si è fermata dicendo che serviva un chirurgo più esperto.

Mi chiedo: se non si fa la tronculare, l'anestesia "normale" non dovrebbe essere fatta più in basso, dove la gengiva diventa guancia? E se il nervo è addormentato correttamente, non si dovrebbe sentire il labbro "di legno"? (Cosa che a me non è successa).

Arrivata a casa, avendo il dente lussato, sentivo dolore molto forte e ho quindi contattato un secondo dentista che mi ha ricevuta subito questo pomeriggio.
Ha optato per aprire la camera del dente (un dolore indescrivibile, pensavo di svenire) per iniettare l'anestetico direttamente dentro il dente. Solo verso la fine, con un altro tipo di anestesia (quella rossa) ho iniziato a sentire la zona addormentarsi (compreso il labbro) e avendo il dente ormai quasi staccato, ha finito il lavoro in un attimo con le pinze (nemmeno ho sentito tirare o pressioni forti).

È stato così doloroso che ho pianto tutto il tempo e, per i riflessi incondizionati dal dolore, il dentista si è preso pure un paio di pugni involontari. Inoltre, mi è parso strano che nessuno mi abbia fatto fare uno sciacquo disinfettante con clorexidina prima di iniziare.

Sinceramente ne sono uscita traumatizzata e vorrei capire se tutto questo dolore fosse davvero inevitabile o se qualcosa nella gestione dell'anestesia non ha funzionato come doveva.
Dr. Diego Ruffoni Dentista 12.5k 422
Gentilissima utente, questo succede dove i pazienti influenzano l'odontoiatra e pretendono le cure secondo il loro parere. Lei asserisce che non può fare una tronculare per un precedente trisma con edema; questo evento è raro, occasionale e non vi è alcuna certezza che possa ripetersi.
Poi si lamenta di dolore durante l'intervento e la mancanza della classica forma di intorpidimento del blocco del tronco. Durante questi interventi, in anestesia tronculare non si percepisce il dolore, mentre l'effetto è quasi nullo con un anestesia non indicata per quell' avulsione. Poi non ritorna da chi ha praticato le cure, ma da un' altro odontoiatra il quale prima cerca di accontentarla e poi le fa la tronculare omettendo di informarla, togliendo poinil dente. Fortunatamente ormai tutto è passato e le ha fatto capire, che le cure le deve decidere il medico e non il paziente. Anche lo sciacquo preoperatorio con la clorexedina, lo stabilisce il medico se ci sono le indicazioni non il paziente.

https://www.dentisti-italia.it/dentista-lombardia/dentista-bergamo/239_diego-ruffoni.html

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Buonasera,
Mi risulta che sia io a dover prendere decisioni sul mio corpo, mentre il medico esprime solo la sua opinione su cosa è meglio fare nella mia situazione.

Il trisma e il gonfiore si sono SEMPRE presentati ogni volta che ho fatto la tronculare. Credo sia una sorta di reazione avversa all'anestesia cosiddetta rossa che sento sempre agire in modo molto forte.
La prima dentista si è rifiutata di procedere con l'estrazione dopo però avermi lussato il dente, dandomi il nominativo di un collega che aveva però disponibilità tra 1 settimana.

Io non potevo stare con quel dolore e ho quindi deciso di rivolgermi a qualcun altro.
Non capisco il senso logico per cui sarei dovuta tornare dalla prima dentista che mi ha detto chiaramente di non essere in grado di togliere il dente.
A questo secondo dentista ho chiesto più volte di fare la tronculare perché ero disperata per il dolore e mi ha detto sempre di no per non rischiare i problemi sopra riportati.

Il fatto che si sia addormentato solo metà labbro e una parte del mento significa che è stato coinvolta solo la parte finale del nervo alveolare. Con la tronculare vera e propria si addormenta metà viso. Ora ho un discreto gonfiore e dolore nella parte interna della guancia vicino al mento, ben lontano dal punto di estrazione e di iniezione dell'anestetico, ma non avendo toccato la zona dove appunto si fa la tronculare, cioè da dove parte il nervo, non ho fortunatamente il trisma.

La domanda sulla clorexidina l'ho fatta perché non posso prendere antibiotici. La prima dentista me lo voleva prescrivere ancora prima di visitarmi solo perché lamentavo dolore, ma ha poi verificato che non c'era alcuna infezione.
Lo trovo un comportamento scorretto chiedere ad un paziente di imbottirsi di un farmaco del genere che ha numerosi effetti collaterali per una persona con il mio stato di salute e poi non curare l'igiene in studio.

Sono purtroppo costretta ad assumerlo solo in caso di estremo bisogno e la "prevenzione" non può rientrare tra questi bisogni.

Volevo quindi capire se è una prassi non disinfettare il cavo orale prima di un intervento o è stata una mancanza della dentista.

Le mie domande e dubbi restano quindi sempre gli stessi.
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Dr. Diego Ruffoni Dentista 12.5k 422
Il paziente non sceglie le cure, non siamo al supermercato, il paziente viene informato e poi da il consenso alle cure.
Lei è un ottima navigatrice del web, ma non ha una preparazione medica e interpreta ciò che legge a suo modo e mi scrive:
"Il fatto che si sia addormentato solo metà labbro e una parte del mento significa che è stato coinvolta solo la parte finale del nervo alveolare. Con la tronculare vera e propria si addormenta metà viso."
La tronculare al nervo alveolare inferiore, come è scritto nei libri di anestesiologia che studiano i medici odontoiatri, non ha effetto sulla metà del viso, ma ha effetto solo nell' emi-mandibola; nel suo caso si estendeva da dove hanno tolto il dente, fino al mento.
La clorexedina, non è obbligatorio l'uso prima o dopo gli interventi, è utilizzata da una minoranza di odontoiatri negli interventi dei pazienti collaboranti.
Lei non può assumere antibiotici, mi piacerebbe conoscere il medico che le ha rilasciato questa certificazione. Il qualsiasi caso, non c'è alcuna correlazione tra clorexedina e igiene dello studio dentistico. Lo studio può essere anche il più sozzo del mondo e le possono ugualmente richiedere lo sciacquo di clorexedina quando è indicato .
Lo so, che sono polemiche inutili le mie, perché alla fine lei ha risolto, ma provi a riflettere, le potrebbe essere utile per la prossima volta.

https://www.dentisti-italia.it/dentista-lombardia/dentista-bergamo/239_diego-ruffoni.html

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Buonasera,
mi permetto di precisare alcune cose.
Come dice lei, il medico ha il dovere di informare il paziente e spiegargli i pro e i contro di ogni procedura e a quel punto il paziente da il consenso o meno.
Se io però lamento problemi con determinati farmaci o anestesie (e quindi i contro per me pesano più dei pro), il medico può fare due cose: darmi un'alternativa oppure dirmi che non vuole procedere.
Appunto perché non sono un medico cerco di informarmi meglio che posso prima di mettermi a giudicare un dentista sul suo operato. Mi sembra più che lecito comprendere meglio cosa viene fatto sul mio corpo.

Il mio problema con l'anestesia non riguarda la desensibilizzazione di denti o gengive, ma la reazione avversa dei tessuti della guancia.

Se avessimo optato per una tronculare del nervo alveolare inferiore, l'iniezione effettuata così 'a monte' avrebbe coinvolto l'intera area dall'articolazione mandibolare in giù. Per la mia specifica sensibilità, un'anestesia così profonda e invasiva avrebbe scatenato un edema esteso su gran parte della guancia e un conseguente trisma. In fase di guarigione, il dolore causato da questa reazione sarebbe stato di gran lunga peggiore di quello dell'estrazione stessa.

Per questo motivo, in accordo con il dentista, abbiamo scelto di agire localmente: l'anestesia è stata limitata all'area circostante il dente per ridurre al minimo il coinvolgimento della guancia che è rimasta sveglia e mi si è addormentato solo parte del labbro e del mento.

Al momento, come previsto, avverto gonfiore, dolore e una zona dura al tatto esattamente dove l'anestesia ha fatto effetto (vicino al mento). Tuttavia, il resto della guancia è libero da infiammazioni, la ferita non duole e, soprattutto, riesco ad aprire bene la bocca e a mangiare. Avendo sperimentato in passato quanto possa essere invalidante un dolore esteso a tutta la mascella, considero la procedura adottata la più corretta per le mie esigenze.
Perché accade sempre questo problema nessuno è mai riuscito a spiegarmelo con termini tecnici, quindi ad ogni anestesia devo spiegarmi come posso.

Per quanto riguarda l'uso della clorexidina, apprezzo la spiegazione tecnica, anche se non mi è del tutto chiaro il riferimento al 'paziente collaborante' in questo contesto specifico.

Il mio dubbio non riguardava assolutamente l'asetticità dello studio medico, che davo per scontata, ma la gestione della carica batterica naturale presente all'interno della mia bocca. Logica voleva che si procedesse con una disinfezione preventiva del campo operatorio prima di iniziare l'intervento.
Ma se questo non è previsto dalle linee guida allora non ci sono errori.

Per quanto riguarda la terapia antibiotica, la mia posizione si basa su precise e gravi controindicazioni cliniche. Attualmente seguo una terapia progestinica per un’endometriosi severa. Come confermato dal professore di ginecologia del San Martino di Genova che mi ha in cura, l'assunzione di antibiotici comprometterebbe l’assorbimento del farmaco, riacutizzando la malattia e portandomi a crisi antalgiche da ospedalizzazione trattabili solo con morfina.

A ciò si aggiunge un quadro di grave malassorbimento intestinale che persiste da sei mesi, caratterizzato da astenia profonda e diarrea cronica, per il quale sono in attesa di una visita gastroenterologica a ottobre. In una condizione di tale fragilità sistemica, un ciclo di antibiotici risulterebbe deleterio per il mio equilibrio intestinale (e non solo) già compromesso.

Infine, sono molto attenta al tema dell'antibiotico-resistenza e ritengo che la profilassi antibiotica 'di principio' sia una pratica spesso inappropriata. Dato che entrambi i medici hanno confermato l'assenza di infezioni in corso, i rischi superano di gran lunga i potenziali benefici. Pertanto, nel mio caso, l'uso di antibiotici è riservato esclusivamente a situazioni di comprovata e indifferibile necessità terapeutica, e non a scopo preventivo.

Infine, vorrei sottolineare un punto per me essenziale nella relazione tra medico e paziente: ho fornito queste spiegazioni per spirito di trasparenza, ma ritengo che quando un paziente dichiara di non poter assumere un farmaco per motivi medici documentati, sia irrispettoso e superfluo insistere nel richiedere ulteriori dettagli o tentare di convincerlo anche perché si andrebbe fuori dal proprio campo di specializzazione. La mia posizione, basata su un quadro clinico complesso e sul parere dei miei specialisti, resta ferma.

Torniamo quindi al principio cardine del consenso informato: il medico espone rischi e benefici, e io decido se acconsentire. Parallelamente, il medico è libero di non operare se ritiene che i presupposti clinici non siano compatibili con i propri protocolli.
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Dr. Diego Ruffoni Dentista 12.5k 422
Il medico informa il paziente, esegue l'anamnesi e gli accertamenti diagnostici, poi esegue le eventuali cure dopo aver avuto il consenso dal paziente.
Mi piace che lei sia sensibile all'antibiotico resistenza; la clorexedina come l'antibiotico sono antibatterici, che possono dare sensibilizzazione, con un determinato grado di tossicità.
Nei pazienti non collaboranti c'è un largo utilizzo di clorexedina.

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