Utente 245XXX
Salve, mi chiamo Tiziano, sono un ragazzo di 26 anni ( e mi vergogno moltissimo a dirlo ), ma sono circa 8 anni che non vedo un dentista per una stupida fobia in seguito a due brutte esperienze con l'ultimo dentista che vidi molti anni fa.. Ora (forse troppo tardi) mi sono fatto forza e ho prenotato una visita "generale" da un nuovo dentista, ma vorrei comunque esporre qui alcuni sintomi che sento a un paio di denti inferiori. Da un mese circa, ogni tanto durante la giornata sento come se ci fosse qualcosa di incastrato tra due denti, la quale si è intensificata (va e viene) negli ultimi 7 giorni a livello di fastidio (non ho dolore o comunque quelle volte che compare è davvero di poco conto, o sanguinamento delle gengive e queste ultime mi paiono rosa normale), ma provo questa sensazione strana e se passo la lingua sopra i due denti interessati ho questo fastidio; nel panico, e sbagliando metodologia, ho provato a saggiare la mobilità dei denti interessati e mi sembra che faccia un click o un piccolo tic che sento nelle orecchie e che il dente interessato si muova (mentre mastico non mi sembra di sentire alcuna sensazione di movimento o fastidio), se lavo i denti la sensazione tende a diminuire, mentre questa mattina usando il colluttorio, mi sembrava che quest ultimo avesse messo in risalto la sensazione fastidiosa localizzandola appunto su un dente in particolare mentre gli altri denti non hanno avuto alcuna "conseguenza" (premolare o molare inferiore sinistro e a volte, meno spesso anche il destro) Premetto che ho del tartaro in svariati denti(ancora bianco, in alcune zone marroncino [sono un fumatore da anni]). Mi rendo conto che online sia impossibile dare una risposta concreta, però volevo giusto cercare di dare un senso a questo mio problema fino alla data della visita. In questi anni di totale demenza (perché non ho voluto mai andare dal dentista) non ho mai avuto problemi di nessun tipo ai denti o gengive, ma non per questo non è detto che qualcosa si stesse "muovendo" a mia insaputa (asintomaticamente); mi chiedevo se potrebbe trattarsi di parodontite, sacche parodontiche o via dicendo.. Ho paura che quel dente in questione cada e che quando farò la pulizia completa dopo tanto tempo i denti cadano.. Perdonate l'ignoranza, ma vorrei solo qualche delucodazione che con rispetto prenderò con le pinze proprio per il fatto che stiamo parlando di un consulto fatto online senza avere nulla da mostrare. Grazie in anticipo anche solo per qualche consiglio per non peggiorare la situazione

[#1] dopo  
Dr. Diego Ruffoni

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Gentile utente con le pinze le prenderanno qualche residuo di dente, lei non deve preoccuparsi di nulla sarà l'odontoiatra che farà diagnosi che si occuperà di tutte le cure. Abbia coraggio affrontare il problema dimenticando le paure, oggi ci si cura con anestesia e il dolore è veramente limitato.
Dr. Diego Ruffoni
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[#2] dopo  
Utente 245XXX

La ringrazio per la celere risposta dottore e anche per avermi fatto un po' di coraggio. Secondo lei o colleghi con i sintomi da me descritti quali possibili patologie potrebbero essere in atto? Prenderò la risposta con le pinze ben consapevole come dissi nel post precedente a questo che si tratta comunque di un consulto a distanza. Grazie ancora

[#3] dopo  
Dr. Luigi De Socio

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Vogliamo parlare di parodontite e cercare soluzioni?


Occore una valutazione dello stato parodontale da parte del dentista(meglio parodontologo)
l'esame clinico parodontale consiste in questi step :
-primo passo : anamnesi accurata:
assunzione di farmaci(eventuali cortsonici ecc),malattie sistemiche(diabete ,malattie sistema emopoietico,malattie sistema immunitario),abitudini voluttuarie(alcool,tabagismo)
- secondo : VALUTAZIONE PARAFUNZIONI ( digrignamento,serramento)Spesso si associa BRUXISXMO! + Valutare eventuali malocclusioni.
- Il terzo consiste nell’ispezione delle gengive alla ricerca di eventuali segnali di sofferenza come arrossamento, tumefazione, RETRAZIONE !.
-Successivamente si passa al sondaggio che costituisce il momento chiave della visita parodontale perché permette di individuare la presenza di tasche gengivali, di valutare l’entità della distruzione dei tessuti duri del parodonto (osso alveolare, legamento parodontale, cemento radicolare) e la perdita di attacco connettivale.
-Osservando il sanguinamento dopo il sondaggio si deduce il grado di infiammazione della gengiva e l’entità della risposta infiammatoria in atto.
-Contestualmente si rileva la quantità di placca che ricopre la superficie del dente, essendo questa direttamente coinvolta nel meccanismo patologico in atto e nell’induzione della risposta infiammatoria da parte dell’organismo.
-Si valuta, poi, la mobilità dentale che, indirettamente, fornisce un’idea della perdita di supporto parodontale.
-Il passo successivo consiste nella valutazione di condizioni anatomiche, occlusali e ricostruttive che possano stimolare l’insorgenza o l’aggravamento di problemi parodontali.

L’ultimo atto della visita prevede l’analisi della radiografia che, nel caso di diagnosi parodontale, deve essere un esame endorale completo (in inglese “full endorale”).
Si tratta di un insieme di radiografie endorali che forniscono l’immagine chiara e dettagliata dell’architettura ossea che circonda i denti.
Da queste radiografie si deduce esattamente l’entità della distruzione parodontale e il tipo di terapia più adatta al caso.
In seguito alla visita, per una raccolta dei dati più funzionale, le misurazioni vengono inquadrate in alcuni indici che esprimono sinteticamente il quadro clinico con particolare riferimento allo stato infettivo e infiammatorio dei tessuti.
Esiste un primo approccio non chirurgico che consiste nello
scaling e root planing e ulteriori sedute di igiene orale;
( E QUESTO PENSO SIA L'APPROCCIO CHE DEVI SEGUIRE)

La chirurgia parodontale deve essere considerata un valore aggiunto alle terapie profilattiche sulle lesioni al parodonto.

Essa viene valutata per ridurre tasche parodontali profonde, modificare l'architettura gengivale e ossea che concorre all'accumulo di placca, con l'obiettivo primario di conservazione degli elementi dentali, dopo attenta valutazione dei fattori di rischio del paziente.

Svolto un attento esame parodontale, la chirurgia mira a:

ridurre il sanguinamento gengivale;
ridurre la profondità delle tasche parodontali;
trattare le recessioni gengivali
Quando:

siti profondi più di 4mm;
lesioni alla biforcazione alla radice dei molari;
nei casi con evidente modifica della dimensione biologica dei tessuti parodontali.
Esiste poi il grosso capitolo, attualissimo, delle tecniche rigenerative.

La chirurgia rigenerativa ha aperto orizzonti inimmaginabili nel recupero dei tessuti di supporto attorno agli elementi dentali compromessi dalla malattia parodontale. Si utilizzano membrane riassorbibili e non riassorbibili che costituiscono una barriera fisica per l'esclusione delle cellule dell'epitelio e del connettivo gengivale durante la fase di guarigione di una ferita chirurgica.

Possiamo utilizzare anche, innesti di osso autologo o di banca.

La chirugia mucogengivale permette di correggere i difetti di morfologia, di posizione e di quantità dei tessuti molli parodontali. Interventi al lembo o innesti tessutali permettono la copertura di zone radicolari esposte e l'aumento di quantità di tessuto gengivale per fini estetici , protesici o ortodontici.
In casi più gravi quando la patologia non è curabile,esiste sempre la possibilità della chirurgia implantare.......................

NEL TUO CASO,NON PARLEREI DI PARODONTITE PERCHE' A 26
ANNI NON E' IPOTIZZABILE, MA MI CONCENTREREI SU UNA VALUTAZIONE DI EVENTUALI PARAFUNZIONI( BRUXISMO)
PORREI ATTENZIONE SULLE EVENTUALI PATOLOGIE
SUI FARMACI E POI SULLE ABITUDINI VOLUTTARIE
(SONO TUTTI FATTORI DI RISCHIO PER LA PARODONTITE).
POI SEDUTE DI SCALING E ROOT PLANING E IGIENE SIA IN
STUDIO CHE A DOMICILIO RISOLVERANNO SICURAMENTE
I TUOI PROBLEMI.
Cordialità
Dr. Luigi De Socio
Specialista in Odontoiatria
Perfezionato in Ortodonzia
Perfezionato in Gnatologia

[#4] dopo  
Dr. Diego Ruffoni

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Si potrebbe ipotizzare per l sua età carie diffuse con qualche problema gengivale.
Dr. Diego Ruffoni
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