Utente 372XXX
Salve, mi chiamo Cecilia ho 44 anni, vi presento mio padre che ha 74 anni, coniugato, 5 figli, ex operaio specializzato, ex fumatore da circa 20 anni. E’ un iperteso da circa 10 anni, BPCO di grado medio con riacutizzazioni stagionali. Un’ecografia tiroidea evidenzia un nodulo isoecogeno di 2,2 mm circa a sx, lobo dx nodulo ipoecogeno di 6 mm. Aprile 2004 esegue routine ematica tra cui PSA totale 4,72 in seguito ripetuto a distanza di due mesi PSA tot 5.01 PSA free 0,93.
L’urologo consiglia ecografia prostatica transrettale con esito di un’iperplasia fibroadenomatosa e cisti intraparenchimali. Biopsia con esito non neoplastico. L’incremento progressivo asintomatico del PSA da 7, 88 a 8,91 nanog/ml negli ultimi sei mesi ha costretto l’urologo ad effettuare un’agobiopsia transrettale ecoguidata della prostata (12 prelievi). Su 12 prelievi il patologo ha riscontrato 1 positivo. Esito lobo dx : microfocolaio di Adenocarcinoma differenziato della prostata (eseguita immunoreazione con 34BE12 p63 e p504S) Indice: 3+3 riferito al (Gleason?). Per cui è stato consigliato di eseguire i seguenti esami : Rx torace in 2 P, fosfatasi alcalina, scintigrafia ossea total body ed ecografia addome superiore. Sulla scorta degli esami che sono risultati negativi, c’è stata data l’indicazione al trattamento radioterapico versus terapia con blocco androgenico totale.
A questo punto ho deciso di portare mio padre a fare una visita radioterapica all’ospedale Perrino
di Brindisi e Spiegati gli effetti collaterali della radioterapia con le sue 40 sedute, e della chirurgia , decide di non sottoporsi a terapia alcuna. Così gli è stato consigliato di controllare mensilmente PSA e una visita a distanza di tre mesi per un’eventuale decisione sempre se PSA non raggiunge livelli elevati. Devo debitamente scusarmi se mi sono prolungata molto nei dettagli, ma penso che forse sono anche importanti per poter dare una buona presentazione del caso.
Chiedo cortesemente se potreste darmi dei consigli utili per come dovrei comportarmi con mio padre ma soprattutto a chi rivolgermi per poter iniziare un trattamento idoneo al suo caso. Chi devo consultare un oncologo? O lo stesso urologo per un’eventuale terapia androgena? (tra l’altro preferita da mio padre) Convincere e insistere con la radioterapia? Oppure essere soltanto in “Vigile Attesa” controllando periodicamente il PSA? A proposito l’ultimo PSA di giugno è 6,86 nano g/ml. Stiamo attraversando un periodo di confusione e incertezza Vi prego umilmente di consigliarci il meglio. Grazie per la cortese attenzione . Cordiali saluti Cecilia!

[#1] dopo  
Dr. Giovanni Luca Giliberto

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TREVIGLIO (BG)

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Gentile utente,
se la perfomance status di suo padre è buona ed ha un'aspettativa di vita > di 10 anni non vedo perchè non possa essere indicato l'intervento di prostatectomia radicale.
Cordiali saluti
G.L. Giliberto
Carpi
Dott. G.L. Giliberto

[#2] dopo  
Dr. Carlo Pastore

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ROMA (RM)

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Cara Cecilia,

dalla storia clinica presentata mi sembra di intuire che papà non voglia sottoporsi ad interventi medici che possano essere considerati invasivi. Può essere una scelta condivisibile nel rispetto delle decisioni dell'ammalato che deve essere il primo a poter disporre del suo corpo.
In questa ottica però mi sentirei di suggerire il trattamento farmacologico con blocco androgenico totale per pochi mesi in aggiunta alla radioterapia. Questo perchè con la radioterapia data la limitatezza della malattia si può concertare un piccolo campo di applicazione ed avere pochissimi disturbi dal trattamento. Inoltre i mesi di blocco androgenico totale possono aiutare la risoluzione della problematica.
Il "wait and watching" cioè la tattica attendistica si sta molto affermando in questi ultimi tempi ma io la riserverei a persone più anziane.
Il parere di un oncologo a mio avviso può essere tranquillamente affiancato a quello di un urologo.

Sempre a disposizione, un caro saluto

Dr. Carlo Pastore
Dr. Carlo Pastore
www.ipertermiaitalia.it

[#3] dopo  
Prof. Filippo Alongi

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NEGRAR (VR)

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Carissima signora,
in relazione al quadro di suo padre, il PSA iniziale<10ng/ML, il gleason di 6, l'età di 74 anni,le comorbidità relative, suggeriscono come trattamento ideale, a mio parere, la radioterapia. Tale tipo di approccio locale, se in mani esperte e con tecnologie un pò più sofisticate(ad esempio tomoterapia o IMRT) puo inoltre minimizzare gli effetti collaterali genitourinari e soprattutto gastrointestinali(proctite attinica), di solito attesi, anche se di grado modesto e di carattere transitorio e responsivo ad una opportuna terapia di supporto antinfiammatoria.
Per il rischio basso, categoria alla quale appartiene suo padre, i risultati sono totalmente sovrapponibili alla chirurgia con le stesse possibilità di controllo biochimico di malattia(PSA sotto controllo a 5 anni), ma senza i rischi di mortalità(bassissima) e di complicanze.
Rimango più dubbioso sulla vigile attesa o sulla scelta di "congelare" il PSA con la terapia ormonale. Nel primo caso ci può essere il rischio di perdere d'occhio la malattia se il paziente non segue con attenzione i controlli periodici ad esempio. Nel secondo è come mettere un freno a mano ad una macchina che, anche se lentamente, è destinata a camminare.
In ogni caso la malattia dovrebbe avere un decorso così lento da dare il tempo a suo padre di fare la scelta più opportuna che comunque deve decidere lui di sua volontà.
Prof. Filippo Alongi
Professore associato di Radioterapia
Direttore Radioterapia Oncologica, Ospedale S.Cuore Don Calabria di Negrar(Verona),