Utente 111XXX
Buongiorno,
a fine maggio, dopo l’asportazione della cistifellea per calcoli con successivi esami istologici e pet, a mio padre, 69 anni, è stato diagnosticato un tumore alla cistifellea già piuttosto avanzato (fegato e peritoneo).
Da circa tre mesi si sta sottoponendo a cicli di chemioterapia a base di cisplatino e gemcitabina.
Dagli esami del sangue di routine che ha fatto qualche settimana fa prima della chemio, è risultato che aveva un po’ di anemia e che il valore del ferro si era notevolmente abbassato (era a 29 mentre il minimo mi sembra debba essere intorno ai 60). Gli sono state prescritte delle capsule di ferro.
L’altro giorno, tramite prescrizione del nostro medico curante, abbiamo rifatto nuovamente gli esami del sangue ed è risultato che il ferro è a 271 (quando il massimo è 160).
Visto che pochi giorni dopo avevamo fissato una visita oncologica con un altro specialista, abbiamo approfittato per sottoporgli i nuovi esami.
L’oncologo ha detto che deve fermarsi con le capsule di ferro e gli ha prescritto dell’acido folico (lederfolin) che aiuta l’organismo ad utilizzare il ferro che mio papà ha in abbondanza.
Quando siamo andati dal nostro medico curante per farci fare la ricetta ci ha detto invece che l’acido folico serve a poco e che non serve che lo prenda.
E’ il caso di prendere l’acido folico come consigliato dall’oncologo o effettivamente per il caso di mio papà serve a poco come ha detto il medico curante?
Vi ringrazio se vorrete darmi la Vostra opinione perché non sappiamo proprio a chi dare ascolto.

[#1] dopo  
Dr. Carlo Pastore

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Gentile Utente,

le informazioni fornite sono piuttosto generiche ed è difficoltoso dare una risposta precisa. Sarei comunque in accordo con il medico curante nella scarsa utilità dell'acido folico nell'eventualità di una anemia sideropenica.

Cari saluti
Dr. Carlo Pastore
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