Utente 258XXX
Buongiorno,
premetto che sono consapevole della gravità del quadro clinico di mia madre, ma vorrei cortesemente un vostro parere circa l’utilizzo della terapia biologica molecolare per un carcinoma a cellule squamose poco differenziato riscontrato a mia madre di 76 anni nella zona bronchiale/polmonare (completa chiusura del lobo bronchiale dx) con interessamento dei linfonodi addominali e una piccola metastasi alla vertebra ossea come da risultati TAC.
Mercoledì scorso ha iniziato il primo ciclo di chemioterapia a base di carbo platino + taxolo e dovrà proseguirla per 4 cicli intervallati tre settimane l’una dall’altra.
Il mio quesito è se ritenete utile accompagnare o proseguire la terapia con la biologica molecolare dal momento che l’Ospedale di Lucca ha escluso per ora questa cura ma della quale conosco effetti benefici nel lungo termine più della chemio stessa.
Mi è stato sommariamente spiegato che sembrerebbe poco indicata nel tipo di tumore di mia madre e pur sapendo che occorrono test genetici vi trasmetto di seguito il testo dell’esame istologico:

- Carcinoma a cellule squamose poco differenziato. Le cellule neoplastiche risultano immunoreattive per P63 e 34betaE12 e negative per Citocheratina 7 e TTF1.
- Alcuni polinucleati neutrofili e fagociti – alcune cellule cilindriche e pavimentose – alcune cellule squamose con sospetti caratteri di atipia morfologica

Forse è probabile che volgiano iniziare un ciclo chemio per arrestare e regredire il male e pensare successivamente ad altre cure????

Vi ringrazio in anticipo dell’attenzione che porrete a questa mia mail e nella speranza di avere un riscontro colgo l’occasione per salutarvi distintamente.

[#1]  
Dr. Alessandro D'Angelo

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diciamo che non tutte le neoplasie polmonari sono uguali. l'istotipo a volte condiziona la prognosi e la terapia (compreso l'eventuale utilizzo di terapie biologiche).
Cordiali Saluti
Dr. Alessandro D'Angelo
(email: dangelo@oncologiataormina.it)

[#2] dopo  
Utente 258XXX

Buongiorno Dott. D'Angelo e grazie per la celere risposta.
Da un approfondimento con una sua collega che ha in cura mia madre sarebbe prevalsa l'idea di valutare l'esito del terzo ciclo di chemio (carbo-taxolo) per poi valutare l'assunzione della erlotinib (Tarceva).
Come giudica lei questi nuovi farmaci, che esperienze positive ha potuto riscontrare e soprattutto in uno stadio avanzato contenuto poi con buoni effetti della chemio che miglioramenti di vita potrebbero derivare? Si parla sempre di più degli ottimi effetti a più lunga distanza (rispetto alla chemio) di queste terapie biologiche. Grazie di nuovo per l'attenzione. Cordiali saluti.