Utente 474XXX
Salve gentili dottori, vorrei chiedervi alcune cose. Mia nonna (anni 89) è affetta da tumore del retto metastatico al fegato. È stata operata 2 anni fa al retto. Gli oncologi non le hanno fatto fare chemioterapia, data l'età. Si è sottoposta a 3 termoabblazioni epatiche. È andata avanti così. Ora non se ne possono fare più perché il chirurgo ha paura di bucarle l’arteria, data la posizione della massa. Poi ci hanno detto che l’unica opzione è la chirurgia, ma l’anestesista, ci ha proprio spiazzati, ci ha illustrato rischi molto alti di complicanze. I medici ci consigliano di non operarla, mentre 1 dice io tenterei . In alternativa ci hanno proposto una terapia a bersaglio molecolare. Cos’è? Può aiutarla? Rallenta la progressione della malattia? Purtroppo se non si opera c’è anche il rischio che la massa crescendo, può bucarle la vena. Cosa fareste voi? Non è perché ha 89 anni la dobbiamo lasciare andare. Vi ringrazio infinitamente!

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Dr. Chiara Lestuzzi

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La terapia a bersaglio molecolare è una terapia che si può fare -con farmaci specifici- se il tumore ha determinati recettori sulle sue cellule. Solo gli oncologi che la seguono possono valutare se sia fattibile e con quali rischi (queste terapie, anche se molto sofisticate e dirette a un bersaglio tumorale specifico, possono comunque dare una tossicità su altri organi).
Il problema dell'età non è che valga o non valga la pena di cercare di curare una signora di 89 anni, ma se alla sua età le terapie possibili siano tollerate bene. Non ha senso tentare di allungarle la vita , per esempio, di 2-3 mesi se questi 2-3 mesi sono vissuti male, con disturbi peggiori di quelli causati dal tumore. In certi casi la cosa migliore da fare è una buona terapia di supporto (con antidolorifici se necessario) e una buona assistenza familiare in modo che il tempo che le resta -poco o tanto- sia un "buon" tempo. Spesso due mesi di vita a casa, circondata dall'affetto dei parenti, sono molto meglio di 6 mesi passati dentro e fuori dagli ospedali, magari con dolori, problemi, ma anche solo stando per settimane o mesi lontano dalla famiglia.
Se avete dei dubbi sulle possibilità terapeutiche (soprattutto visto che un chirurgo "tenterebbe" e altri no), potete sempre chiedere un secondo parere in un'altra struttura con buona esperienza in questa patologia, ma ricordatevi che la scelta dovrebbe essere fatta dalla diretta interessata.
In qualsiasi scelta terapeutica bisogna valutare bene rischi e benefici, ma a 89 anni ancora di più.
Dr. Chiara Lestuzzi
Cardiologia, Centro di Riferimento Oncologico (CRO), IRCCS, Aviano (PN)

[#2] dopo  
Utente 474XXX

Gentilissima dottoressa Lestuzzi, solo ora mi sono accorto della sua risposta. Estremamente chiara! Noi alla fine abbiamo tentato l’operazione, è stata operata il 24 u.s., il chirurgo non ha potuto fare tanto (anzi quasi nulla), perché quando ha aperto si è reso conto che la malattia era molto più avanzata. La metastasi si stava infiltrando verso lo stomaco, diaframma e milza. Ha detto che ha rimosso una minima parte per non rischiare di farla morire nel postoperatorio, e che se non si fosse operata non avrebbe mangiato più e avrebbe dovuto avere anche più appetito. Lei prima di operarsi, già mangiava con molta difficoltà, ma mangiava. Ora la situazione è peggiorata, non solo non vuole mangiare, ma se mangia, capita che lo vomita. Cosa ne pensa? Ci hanno preso per i fondelli? Ora stiamo aspettando il risultato per capire se è idonea ai farmaci biologici. Spero in una sua opinione. Grazie infinite!

[#3]  
Dr. Chiara Lestuzzi

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Temo che non ci sia molto da fare, se la situazione è questa. Se le metastasi infiltrano lo stomaco è facile che le impediscano di mangiare. Non credo però che vi abbiano "preso per i fondelli". é probabile che il chirurgo sperasse davvero di riuscire a fare un cosiddetto "debulking", cioè a ridurre le dimensioni della massa appunto per ritardare l'occlusione delle vie digestive. Non è strano che all'atto operatorio il tumore sia risultato più grande di quanto valutato, e che non sia stato possibile rimuoverlo.
Purtroppo in queste situazioni nessuno ha la risposta "giusta". Vi avevano detto che l'intervento era rischioso, e che il successo non era garantito. Se non l'aveste fatta operare e adesso stesse male vi sareste chiesti "E se l'avessimo operata?".
Se la situazione è come la descrive, non aspettatevi un miracolo neanche dai farmaci biologici, anche se un tentativo (se ci sono i presupposti, cioè i recettori) vale la pena di farlo. Bisogna rassegnarsi al fatto che nessuno è eterno, e che comunque sua nonna ha avuto una lunga vita, e due anni "regalati" da quando ha scoperto il tumore.
Cercate di starle vicini con il vostro affetto, vedete se è possibile avviare una buona assistenza domiciliare (con alimentazione endovena, controllo del dolore e della nausea).
E non fatevi sensi di colpa: le scelte che avete fatto sono state sempre dettate dall'affetto e dalla volontà di fare il meglio per lei. E i medici a cui vi siete affidati -da quel che ha scritto- sono stati onesti e hanno fatto del loro meglio.
Dr. Chiara Lestuzzi
Cardiologia, Centro di Riferimento Oncologico (CRO), IRCCS, Aviano (PN)

[#4] dopo  
Utente 474XXX

Che dire dottoressa, la ringrazio. Lei ha capito benissimo il tutto. Purtroppo io ho paura di starle vicino, per tanti motivi. Non mi va di vederla soffrire, è molto debole. Lei poi è ignara di tutto, non sa della sua malattia, perché se lo avesse saputo, sarebbe già morta da 2 anni. Lei ha avuto sempre il terrore di questa malattia. Secondo lei essendoci un’età avanzata, il tumore cresce più lentamente? Se la terapia mirata dovesse avere successo, la malattia rallenta o si arresta? Ancora molte grazie!

[#5]  
Dr. Chiara Lestuzzi

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Di solito negli anziani il tumore cresce più lentamente, ma non è detto.
La terapia mirata -se funziona- rallenta la crescita, in alcuni casi l'arresta o riesce anche a farlo regredire.
Se lei non sa della sua malattia, paradossalmente il fatto di averla operata è utile per attribuire ai postumi della chirurgia i disturbi che ha adesso. Così potete farle sperare che col tempo si riprenderà.
Non dovete però pensare solo che morirà e che non la volete veder soffrire. Dovete cercare di rendere quanto migliori possibile i giorni che vi restano da passare con lei: aiutatela a mangiare un po', fatele sentire il vostro affetto, recitate con convinzione la parte degli ottimisti e rassicuratela che i suoi problemi sono solo passeggeri, che deve solo aspettare che le ferite dell'intervento si rimarginino...
Guardi, mia suocera è morta di tumore allo stomaco, qualche mese dopo l'intervento. Nell'ultimo mese è stata a casa nostra, con i miei figli (bambini) che l'accudivano controllando che mangiasse qualcosa (non aveva alcun appetito): le portavano il gelato, le albicocche, le spremute. La sua morte è stata un dramma per loro, ma il fatto di essersi sentiti utili nel suo accudimento è stata una consolazione che ha lenito il dolore. E -molti anni dopo- è rimasto un ricordo molto dolce.
Le consiglio di leggere -se è ancora in commercio- un bellissimo libro: "Breve come un sospiro" di Anne Philipe, la vedova dell'attore Gerard Philipe, morto a 37 anni di un tumore al fegato. Quando il chirurgo uscì dalla sala operatoria e le comunicò che il tumore era risultato inoperabile, lei chiese se fosse possibile lasciare che il marito non si risvegliasse. Alla risposta negativa (ovvio!) chiese che gli raccontassero una pietosa bugia dicendo di aver tolto tutto. E passò le tre settimane che gli rimanevano inventando scuse per giustificare il suo deperimento e donandogli tutto il suo amore, vivendo con lui e con le loro bambine come se avessero ancora tutta la vita davanti. Pensi a una giovane moglie e mamma che si è trovata nella situazione in cui vi trovate voi (con una persona che ha comunque un'età in cui la morte non è un evento così inaspettato). Quella moglie non è scappata per non vedere la sofferenza, eppure per lei la morte annunciata, così prematura, era uno shock terribile. Legga il libro, e troverà la motivazione e la forza per stare vicino alla nonna.
Dr. Chiara Lestuzzi
Cardiologia, Centro di Riferimento Oncologico (CRO), IRCCS, Aviano (PN)

[#6] dopo  
Utente 474XXX

Grazie dottoressa per il supporto. Mi ha fatto ricordare una cosa: lei se dovesse mangiare normalmente, ad esempio: Carne, pasta ecc. fa molti problemi, però stranamente il gelato lo accetta sempre, (anzi lo chiede). Sa dirmi come mai? Molte grazie!