Prp omologo da donatore
Buongiorno,
a mio padre di 70 anni è stato prospettato l'ingresso in una sperimentazione clinica con PRP omologo, quindi con sangue non autologo ma proveniente da donatore più giovane, per una diagnosi di gonartrosi.
Le testimonianze su PRP omologo non sono moltissime, vorrei sapere un vostro parere in merito.
Saluti
a mio padre di 70 anni è stato prospettato l'ingresso in una sperimentazione clinica con PRP omologo, quindi con sangue non autologo ma proveniente da donatore più giovane, per una diagnosi di gonartrosi.
Le testimonianze su PRP omologo non sono moltissime, vorrei sapere un vostro parere in merito.
Saluti
Il PRP (Platelet Rich Plasma) omologato, cioè derivato da donatori più giovani, è ancora in fase di studio clinico. La maggior parte delle evidenze disponibili riguarda il PRP autologato, che mostra risultati variabili in gonartrosi, con miglioramenti funzionali e riduzione del dolore in circa il 50 70 % dei pazienti, ma senza effetti a lungo termine definitivi.
Per il PRP omologato, i dati sono limitati e non ancora sufficienti per affermare sicurezza ed efficacia comparabili a quelle autologate. I potenziali vantaggi includono la disponibilità immediata e la riduzione del rischio di contaminazione del campione del paziente, ma i rischi comprendono reazioni immunitarie, trasmissione di patogeni e variazioni nella concentrazione di fattori di crescita.
In un paziente di 70 anni con gonartrosi, la sperimentazione può essere considerata se:
- Il dolore è significativo e non risponde a terapie conservative (fisioterapia, farmaci, iniezioni di corticosteroide).
- Il paziente è informato sui limiti di evidenza e sui potenziali rischi.
- La sperimentazione è condotta in un centro con protocolli di sicurezza rigorosi e monitoraggio post trattamento.
Altre opzioni da valutare includono:
- Iniezioni di acido ialuronico (viscosupplementazione).
- Fisioterapia mirata e programmi di esercizio specifici.
- Interventi chirurgici (artroscopia, osteotomia, sostituzione totale dell’articolazione) se la condizione è avanzata.
Il parere finale è che la partecipazione a una sperimentazione con PRP omologato può essere una scelta valida solo se il paziente è consapevole delle limitate prove scientifiche e accetta i rischi associati. Una valutazione multidisciplinare con ortopedico, reumatologo e il team di ricerca è fondamentale per decidere la via più appropriata.
Per il PRP omologato, i dati sono limitati e non ancora sufficienti per affermare sicurezza ed efficacia comparabili a quelle autologate. I potenziali vantaggi includono la disponibilità immediata e la riduzione del rischio di contaminazione del campione del paziente, ma i rischi comprendono reazioni immunitarie, trasmissione di patogeni e variazioni nella concentrazione di fattori di crescita.
In un paziente di 70 anni con gonartrosi, la sperimentazione può essere considerata se:
- Il dolore è significativo e non risponde a terapie conservative (fisioterapia, farmaci, iniezioni di corticosteroide).
- Il paziente è informato sui limiti di evidenza e sui potenziali rischi.
- La sperimentazione è condotta in un centro con protocolli di sicurezza rigorosi e monitoraggio post trattamento.
Altre opzioni da valutare includono:
- Iniezioni di acido ialuronico (viscosupplementazione).
- Fisioterapia mirata e programmi di esercizio specifici.
- Interventi chirurgici (artroscopia, osteotomia, sostituzione totale dell’articolazione) se la condizione è avanzata.
Il parere finale è che la partecipazione a una sperimentazione con PRP omologato può essere una scelta valida solo se il paziente è consapevole delle limitate prove scientifiche e accetta i rischi associati. Una valutazione multidisciplinare con ortopedico, reumatologo e il team di ricerca è fondamentale per decidere la via più appropriata.
Dr. Silvio BOER
Specialista ORTOPEDIA e TRAUMATOLOGIA
Ex Medico Sociale Hockey Club ValPellice
Risposta creata con il supporto di Medicitalia.AI
Utente
Buongiorno Dottore,
la ringrazio per l'accuratissima risposta.
Mio padre si è già sottoposto ad alcuni cicli di infiltrazioni, prima con cortisone poi con acido ialuronico, ma i benefici sono svaniti dopo circa 6 mesi.
Il centro di sperimentazione è una struttura pubblica di nota eccellenza, tuttavia nel colloquio preliminare di rischi non si è parlato.
Vorrei concentrarmi maggiormente sulla comprensione di questi. In merito alla trasmissione di patogeni, il sangue non dovrebbe comunque essere attentamente controllato dal centro trasfusionale? Invece, se ho ben compreso da un mio personale processo informativo, il rischio maggiore potrebbe essere quello della reazione immunitaria, c.d. "alloimmunizzazione", che potrebbe causare problemi in caso di necessità di successive e più importanti trasfusioni? Ma è un rischio reale, dato il fatto che la somministrazione sarebbe comunque localizzata? Molte grazie
la ringrazio per l'accuratissima risposta.
Mio padre si è già sottoposto ad alcuni cicli di infiltrazioni, prima con cortisone poi con acido ialuronico, ma i benefici sono svaniti dopo circa 6 mesi.
Il centro di sperimentazione è una struttura pubblica di nota eccellenza, tuttavia nel colloquio preliminare di rischi non si è parlato.
Vorrei concentrarmi maggiormente sulla comprensione di questi. In merito alla trasmissione di patogeni, il sangue non dovrebbe comunque essere attentamente controllato dal centro trasfusionale? Invece, se ho ben compreso da un mio personale processo informativo, il rischio maggiore potrebbe essere quello della reazione immunitaria, c.d. "alloimmunizzazione", che potrebbe causare problemi in caso di necessità di successive e più importanti trasfusioni? Ma è un rischio reale, dato il fatto che la somministrazione sarebbe comunque localizzata? Molte grazie
Se cortisone e acido ialuronico hanno dato beneficio solo temporaneo (6 mesi),
questo suggerisce che il problema articolare è strutturale e già avanzato.
Quindi la domanda vera diventa:
questa nuova procedura può modificare la storia della malattia o solo dare un beneficio temporaneo simile agli altri?
Perché molti trattamenti biologici:
hanno evidenze ancora variabili,
e spesso danno benefici non molto più duraturi rispetto alle infiltrazioni già fatte.
5) In sintesi chiara
Rischio infettivo: molto basso
Alloimmunizzazione: teorica, ma clinicamente poco rilevante in questo contesto
questo suggerisce che il problema articolare è strutturale e già avanzato.
Quindi la domanda vera diventa:
questa nuova procedura può modificare la storia della malattia o solo dare un beneficio temporaneo simile agli altri?
Perché molti trattamenti biologici:
hanno evidenze ancora variabili,
e spesso danno benefici non molto più duraturi rispetto alle infiltrazioni già fatte.
5) In sintesi chiara
Rischio infettivo: molto basso
Alloimmunizzazione: teorica, ma clinicamente poco rilevante in questo contesto
Dr. Silvio BOER
Specialista ORTOPEDIA e TRAUMATOLOGIA
Ex Medico Sociale Hockey Club ValPellice
Questo consulto ha ricevuto 3 risposte e 79 visite dal 22/04/2026.
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