Utente
Gentile Dottore,

è dal 2006 che soffro di un fastidioso dolore lombare intensificatosi a seguito di qualche starnuto violento e da un paio di gravidanze avute nei due anni seguenti. La risonanza del 2009 ha evidenziato una riduzione di ampiezza dello spazio intersomatico L5-S1 con disseccazione gassosa di quest'ultimo disco e sul suo profilo posteriore si evidenzia protusione posteriore a sviluppo mediano cui di associa la presenza di formazioni osteofitosiche somato marginali. Già dal 2006 ho praticato ginnastica maziere, piscina, busto da tenere durante il giorno, pilates, massaggi che pratico tutt'oggi ecc., ma il dolore mi costringe anche la notte a dormire in posizione fetale e di giorno devo costantemente piegarmi in avanti in stiramento per avere un pò di sollievo. Anche recentemente ho fatto una visita presso un ortopedico/fisiatra il quale vedendo gli esami ripetuti nel 2011 e rilevando tra l'altro la presenza di una mia congenita lordosi e di piede piatto, mi ha avvertito che è in atto una lenta sacralizzazione della vertebra interessata e che devo tamponare con ginnastica plates e fisioterapia mirata. Ho seguito alla lettera tutti i consigli e le terapie che dal 2006 specialisti mi hanno prescritto ma ad oggi non ho riscontrato nessun miglioramento, malgrado non prenda pesi, non sia sedentaria e non abbia dolori alla gamba di tipo sciatico: il dolore è persistente ed a volte diventa una scarica elettrica che parte dalla zona lombare per estendersi ai i fianchi. Può gentilemente suggerirmi una metodologia altenativa per migliorare la mia patologia e soprattutto che allevi il dolore che mi accompagna 24 ore al giorno (oramai anche per gli starnuti devo velocemente sedermi per evitare lancinanti dolori lombari).

Grazie mille

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Attivo dal 2012 al 2018
Gentile signora, forse potrebbe essere utile consultare un ortopedico o un neurochirurgo che si occupi di chirurgia spinale,
cordiali saluti

[#2] dopo  
Utente
Gentile Dottore,

dopo il suo ultimo consulto ho interpellato nell'ordine una osteopata ( abbandonata dopo due sedute) e un neurochirurgo. Quest'ultimo dopo la mia presentazione del caso e dell'inefficacia delle terapie fin'ora eseguite, mi ha consigliato l'intervento chirurgico come ultima e unica soluzione al mio problema. Può immaginare la mia reazione..Potrebbe gentilmente aiutarmi a capire:
-se l'intervento consiste, come spiegato dallo specialista consultato, in un impianto di viti per ripristinare il "cuscinetto" intervertebrale, dal momento che dai referti emerge che oramai è completamente inesistente, o se esiste una metodologia di intervento alternativa;
- se l'intervento possa essere eseguito in forma chirurgica o microchirurgica;
- che effetti estetici potrebbe lasciarmi sulla schiena;
- se e quali rischi sono contemplati
- l'intervento è davvero risolutivo?
- se l'intervento mi possa consentire di ricondurre una vita scevra da limitazioni come oggi vivo( non faccio + sport e i movimenti quotidiani sono compromessi, anche il semplice infilarsi le scarpe)

La saluto cordialmente

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Attivo dal 2012 al 2018
Gentile Signora, prima di procedere ad un eventuale intervento con impianto di viti, come da lei riportato, occorre stabilire di quale natura sia la genesi del suo dolore. Mi spiego meglio: se la vertebra interessata (L5) è obiettivamente oggetto di "lenta sacralizzazione", come affermato da uno specialista da lei consultato, vuol dire che è in atto un processo di fusione tra le due vertebre L5 ed S1, poichè il disco posto tra queste due vertebre va lentamente scomparendo senza aver prodotto finora ernie (che darebbero origine ad una sciatalgia che al momento lei non accusa). In questo caso, per potenziare la diagnosi, è opportuno eseguire (oltre che una RMN aggiornata) anche una RX lombare con prove morfodinamiche, allo scopo di evidenziare una eventuale franca instabilità (la cui presenza darebbe la sicurezza che il suo dolore è provocato proprio da quella instabilità). Quindi in questo caso è opportuno un intervento di FUSIONE tra le due vertebre, che si ottiene con viti e barre rigide (e anche con un innesto di osso autologo al posto del disco che viene completamente asportato) anticipando in un certo senso il naturale processo di fusione in atto, il quale potrebbe durare ancora parecchi anni, con conseguente persistenza del dolore lombare. Se, al contrario, tra le due vertebre non è in atto un processo di lenta fusione per dissolvimento del disco, ma il disco stesso, ancorchè degenerato, è ancora volumetricamente valido e suscettibile di "salvataggio", allora è proponibile (semprechè gli esami RMN ed RX dinamica confermino questa ipotesi), pur in presenza di modesta instabilità assiale, una stabilizzazione "dinamica" o "flessibile", cioè con viti e barre non rigide ma strutturate in modo da aiutare il disco ad assorbire le forze assiali gravitazionali. Spero di essere stato il più chiaro possibile. Cordiali saluti