Utente 644XXX
Sono un uomo di 34 anni ed ho una bimba di 2 anni. Io e mia moglie siamo sempre stati una coppia molto affiatata e la nascita della bambini ci ha visti uniti sin dall'inizio dividendoci interamente tutti i compiti relativi al suo accudimento. Io sono un uomo molto affettuoso e premuroso ed ho dedicato a mia figlia tutte le mie attenzione ed il mio tempo libero così come ho sempre fatto con mia moglie. Pur essendoci sempre ripartiti tutti i compiti, per premura nei confronti di mia moglie sono stato io prevalentemente ad occuparmi delle necessità notturne di mia figlia (sveglie, acqua, cullarla per ore cantando la ninna nanna), mentre mia moglie era più presnte negli aspetti pratici (cura dell'igiene personale, preparazione dell'abbigliamento). Mia figlia ha così iniziato a pretendere la mia presenza nelle fasi preaddormentamento ed a chiamarmi durante la notte. Inoltre, io sono più permissivo ed accomodante nell'educazione della bimba ed evito generalmente lo scontro preferendo un approccio più ludico; mi moglie, invece, pur essendo affettuosa e disponibile al gioco, ha un approccio più rigido e viene più facilmente allo scontro con la bimba. Mia figlia manifesta una forte preferenza nei miei riguardi che spesso si trasforma in un rifiuto nei confronti della madre che a volte viene accettata solo a seguito di una mia imposizione con la bimba. Sia io che mia moglie siamo lavoratori e mi figlia va al nido sin da quando aveva 9 mesi. Al mattino sono io ad occuparmi interamente di lei, in quanto vado al lavoro più tardi, ed a portarla all'asilo, mentre mia mogle la va a riprendere e resta con lei sino al mio rientro (normalmente a tarda serata, intorno alle 20,30). Quando rientro, la bimba, che sino ad un attimo prima si faceva coccolare dalla mamma, l'abbandona per venire da me e si dispera se non le dedico ogni attenzione mentre la presenza della madre viene completamente ignorata se non rifiutata. Ovviamente questa situazione è molto dolorosa, per mia moglie soprattutto ma anche per me, e sta minando il nostro rapporto di coppia in quanto ogni responsabilità viene addebitata a me. Cosa dobbiamo fare per risolvere questo problema? Devo allontanarmi dalla bimba e rifiutarla affinché si riavvicini di più alla madre? Oppure devo continuare ad essere presente cercando di coinvolgere la madre perché sia accettata? Questo approccio però pare non dare risultati ed inoltre fa apparire ancora più evidente a mia moglie che l'accettazione da parte della bimba è finalizzato a venire incontro ai miei desideri più che ad un istintivo atto di amore verso di lei. Ho urgentemente bisogno di consigli, prima che il processo diventi irreversibile.

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Dr. Gianmaria Benedetti

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Gentile signore. Lei descrive molto bene una situazione di difficoltà dei genitori di integrarsi nella cura della figlia senza portarsi via reciprocamente spazio e ruoli. Sembra che nel vostro caso il padre abbia assunto funzioni materne, mentre la madre si sia accollata funzioni più 'paterne', normative, educative, ecc. Ciò è stato indotto forse da aspetti pratici, orari di lavoro, ma anche da aspetti di carattere, ecc. L'arrivo di un figlio altera ovviamente l'equilibrio di coppia preesistente, e la coppia deve ritrovare un nuovo equilibrio che integri il fatto di trovarsi in tre con la necessità di avere anche degli spazi a due, di coppia. Vedo alcuni problemi nella vostra situazione: sua moglie forse si è sentita sottrarre il ruolo materno (forse già messo in difficoltà da aspetti precedenti, rapporto con i propri genitori, gravidanza, allattamento...?), inoltre sua figlia rischia di 'mettersi in mezzo' nel vostro rapporto di coppia. Giustamente lei sente l'urgenza della situazione e il timore che "il processo diventi irreversibile". I bambini, anche se piccoli, 'approfittano' di screzi fra i genitori per 'infilarsi' fra di loro, ed inevitabilmente diventano seduttivi verso il genitore 'favorito' e si pongono in 'rivalità' verso l'altro genitore. Una simile situazione 'edipica' è anche fisiologica se rimane entro certi limiti e se la coppia riesce a gestirla, altrimenti può determinare problemi futuri, sia per la famiglia che per il bambino, che può esserne disturbato nel suo sviluppo e rimanere intricato in dinamiche affettive complicate. Utile in tal caso cercare un intervento di consulenza di coppia e genitoriale.
Cordiali saluti
Dr. Gianmaria Benedetti

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Dr. Agnesina Pozzi

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Gentile Signore
nonostante il collega Benedetti mi abbia preceduto nella risposta, non ho nulla da aggiungere sulla pertinenza della stessa. Vi avrei senz'altro consigliato di chiedere un aiuto psicologico specifico;
da quello che ci racconta infatti, si capisce che non riuscite a gestire con equilibrio una situazione che è del tutto fisiologica da un lato (come la fase edipica) ma che dall'altra ha delle vostre precise responsabilità (non voglio certo dire "colpe").

E' del tutto normale che la piccola tenda verso il genitore che accondiscende, usa la linea "morbida",s i prende cura di lei negli aspetti più emotivi che pratici, e la bilancia pende verso il papà piuttosto che verso la mamma, con uno squilibrio che dev'essere urgentemente sanato. Non so che tipo di lavoro facciate ma forse sua moglie dovrebbe anche vedere se non sia il caso di negoziare gli orari di lavoro col suo datore, alla luce di questa problematica emergente e che rischia davvero di mettere in crisi il vostro rapporto.

Come, non raramente, succede potrebbe anche essere che un padre si "nasconda" in questo ruolo, abdicando a quello di marito/amante, gettando la compagna nello sconcerto e scatenando dinamiche competitive inconsce.
Ecco, credo sia il caso vi rivolgiate ad un aiuto psicologico per una terapia di coppia/famigliare che inquadri in modo competente le dinamiche in atto e vi ponga rimedio.

Cordialissimi saluti ed auguri
Agnesina Pozzi