Utente 381XXX
Ho bisogno di un vostro aiuto per capire se quello che mi è stato detto è vero! Mia nonna di anni 84 è stata ricoverata d'urgenza in rianimazione ed intubata quasi due mesi fà (tuttora si trova lì), per insufficenza respiratoria, a detto dei medici causato da enfisema polmonare e a delle calcificazioni presenti da anni. In poche parole i polmoni non hanno forza di respirare soli ed il torace praticamente bloccato. Quadro clinico predetto dal cardiologo in quanto qualche mese ci aveva detto che aveva una saturazione pericolosa ed eccessivamente bassa. In questi due mesi in rianimazione, sono stati fatti 3 tentativi falliti di stubarla, anche se in ognuno di questi tentativi rimaneva sempre più a lungo a respirare da sola e spontanea. (1 tentativo è durata un giorno, 2 tentativo 2 giorni, e terzo tentativo 3 giorni e mezzo circa). I medici dicono sempre che si stanca a respirare sola e crolla sempre. Al terzo tentativo fallito, subito abbiamo firmato per autorizzare la trachestomia, sia per ritentare di stubarla o diminuire la ventilazione con manovre non invasive, e poi darle sollievo e toglierle quel tubo sempre in bocca. Avendo fatti altri tentativi di diminuirle la ventilazione non hanno avuto successo, anzi i medici dicono che la cosa peggiora in quanto lei ormai si assuefatta dall'aiuto ormai totale della macchina e non ha respirazione spontanea. Chiedendo ogni giorno ai medici non ci danno alcuna speranza di riuscire a uscire dalla situazione in quanto respira solo con la macchina e i suoi polmoni si sono abituati alla funzione di essa. A senso loro mi è stato detto con la seguente frase: se non prende batteri può tirare fin che può con la macchina. In un primo tempo hanno anche detto che portarla a casa in queste condizioni è praticamente ingestibile, poi non so per quale motivo ci hanno ripensato e ci hanno detto di portarla a casa col ventilatore. Ma io non riesco ad accettare la cosa, potete confermarmi che tutto quello che dicono è verità? Possibile che non esista niente per tentare di darle una macchina per poter uscire, o fare qualche terapia muscolare respiratoria e farla respirare parzialmente con la macchina.
Infine portarla a casa non può essere ancora più pericoloso non potendo più fare la broncoscopia per pulire i polmoni??

Aiutatemi per favore Grazie di cuore.


Luca

[#1] dopo  
Dr. Francesco Menzella

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Una donna anziana sottoposta a ventilazione meccanica per una grave insufficienza respiratoria come nel caso di sua nonna va spessissimo incontro alla grande difficoltà di procedere ad estubazione e ritorno a respiro spontaneo senza aiuto di ventilatori. E' quindi effettivamente frequente il ricorso in questi casi alla tracheostomia e successivamente al tentativo di svezzamento dal supporto ventilatorio (si chiama weaning), che può essere eseguito anche in Unità di Terapia SemiIntensiva Respiratoria (UTSIR) in ospedali che ne sono dotati. Non sempre però si riesce nell'intento, sia per la presenza di secrezioni che ingombrano le vie respiratorie (legate spesso ad un riflesso della tosse non più efficace o assente) sia per muscoli respiratori ormai non più in grado di sostenere autonomamente lo sforzo respiratorio. In tal caso ci sono ventilatori domiciliari che permettono anche di riportare il paziente a casa, soprattutto se tracheostomizzato; questo perchè con l'uso di aspiratori utilizzabili anche al domicilio tramite la cannula tracheostomica è possibile rimuovere in gran parte le secrezioni.
Dr. Francesco Menzella

[#2] dopo  
Utente 381XXX

Dottore, mi è venuto quasi da piangere appena ho visto la sua risposta, e la ringrazio comunque del tempo dedicato.
Mia nonna è deceduta esattamente 11 giorni fà per un arresto cardiaco, il cuore per quanto forte ha ceduto. In questa fase era diventata immunodepressa e ha beccato un virus in ospedale che l'ha stroncata, la famosa Klebsiella pneumoniae attaccata giusto giusto ai polmoni(già che li aveva buoni), abbiamo intuito dai medici che ha avuto come complicazione la setticemia che non gli ha lasciato scampo; senza dimenticare che aveva avuto come peggioramento uno scompenso cardiaco, e come dice lei dottore non riusciva più a tossire.

Apparte il dolore diciamo inaspettato, ci rimangono alcuni rimpianti, il fatto che abbia perso 10 giorni di tempo in clinica senza che le dessero alcun aiuto e dirle che poteva essere dimessa tranquillamente con mia nonna che visibilmente peggiorava, quando poi il giorno dopo nell'ombra del dubbio del rapporto della clinica l'abbiamo portata in ospedale, entrò infatti con codice rosso e poi intubata d'urgenza.
Il fatto che per due mesi in ospedale in rianimazione non gli sia stata trattata l'aritmia cardiaca molto alta e sempre continua, i suoi battiti non erano mai scesi sotto la soglia dei 100, la media era 110-130.

Il nostro medico di famiglia è arrivato a fare una supposizione azzardata, che il polmoni abbiano ceduto per lo scompenso cardiaco, e che esso appunto gli aveva provocato un danno permanente ai polmoni.

Dottore Menzella, grazie di cuore per il tempo che mi ha dedicato, spero che il suo aiuto e questo post possa aiutare altre persone, e chi lo sa, a salvare una vita.

Buona serata