Utente 290XXX
Salve!Vorrei un'informazione.
Sono quasi due anni che prendo la paroxetina ogni mattina (1 comp.da 20mg)+25 mg di levopraid (per problemi di depressione e ansia).
Ciò che ho notato è un aumento di peso di circa 4 kg (il mio peso era sempre sui 54 o 55) e sinceramente non mi piace dato che i vestiti non mi stanno più.Faccio ginnastica, a volte mi metto a dieta ma a quel peso di due anni fa non torno più. E penso che il mio metabolismo sia cambiato. Quello che vorrei sapere è questo:
E' stato merito della paroxetina o levopraid questo aumento di peso?
Se si volesse smettere la cura di paroxetina (cosa che lo psichiatra non vuol farmi:a me sembra che sto meglio:non ho più ansie)come si potrebbe fare?
Ridurre gradualmente a piccole dosi?
grazie

[#1] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

L'aumento di peso non eccessivo è caratteristica di molte condizioni, tra cui il passaggio dagli stati ansioso-depressivi a quelli di umore e ansia controllati. In altre parole, di solito chi sta meglio tende a ingrassare di qualche chilo. Un fattore diverso è quello ormonale, di cui può essere responsabile il levopraid e meno spesso il sereupin, cioè l'aumento della prolattina, che in questo caso fa "gonfiare". E' un ormone che si può dosare. Ovviamente può trovare un'alternativa a questa cura, ci sono diversi medicinali con le stesse indicazioni.

"cosa che lo psichiatra non vuol farmi:a me sembra che sto meglio:non ho più ansie". Che c'entra il fatto che stia bene con il fatto di decidere che non ha più bisogno di mantenere la cura ?
Dr.Matteo Pacini
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[#2] dopo  
Utente 290XXX

Grazie mille davvero per aver risposto subito!
Dicevo prima che le mie ansie sono quasi sparite (io sono un tipo che si impressionava facilmente e andavo subito in tilt, la mia mente in poche parole si fasciava la testa prima di rompersela, nei casi di paure o quando c'era un problema).Andavo in panico. Ora no!
Per questo io vorrei smettere la cura.
quindi da come ho capito è il levopraid a far gonfiare?
grazie mille

[#3] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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"Per questo io vorrei smettere la cura."

Ecco, è proprio in questa considerazione che non vedo un senso. Se sospende la cura il senso è che "prova" a vedere come va, ma il risultato lo sa solo dopo.
Se il suo psichiatra non è d'accordo, un motivo ci sarà. Quindi faccia riferimento a quel che le dice il medico, non prenda iniziative autonome.
Le cure che ottengono i risultati migliori sono quelle protratte per un tempo relativamente lungo, stando bene, senza sintomi. Se si sta bene da qualche tempo non è una garanzia su come andrà smettendo la cura.
Dr.Matteo Pacini
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[#4] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente,

un aumento di peso di circa 4kg non può essere considerato un aumento di peso patologico ed andrebbe inquadrato anche nel miglioramento clinico conseguente al trattamento.

L'aumento di attività fisica ed una dieta possono evitare un aumento di peso valutabile come "patologico" cioè che la porterebbe ad uscire dal suo peso forma.

Un trattamento farmacologico che sortisce risultati positivi andrebbe continuato per tempi piuttosto lunghi per evitare ricadute sintomatologiche ed avere benefici protratti nel tempo.

La valutazione di una riduzione del trattamento spetta al prescrittore ed, in ogni caso, dovrebbe considerare il tempo di inizio del trattamento ed il benessere conseguente.

Dr. Francesco Saverio Ruggiero
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[#5] dopo  
Utente 290XXX

La ringrazio per la risposta.
Ma ciò che gradirei sapere a questo punto è:
Quanto dura una cura? e da cosa dipende la sua durata?

[#6] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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dai 18-24 mesi è lo standard di trattamento per una terapia antidepressiva.

La durata ulteriore dipende dalla risposta e dalla storia clinica con la presenza di pregresse ricadute.
Dr. Francesco Saverio Ruggiero
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[#7] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

La cura dura a lungo, come diceva il collega, dopo di che la sua sospensione non è decretata perché si sa che non ci sarà ricaduta, ma perché in una parte dei casi, dopo quel periodo, almeno per anni non c'è ricaduta. Se però durante il disimpegno dalla cura, o a breve distanza, i sintomi riaffiorano, questo è motivo di ripresa della stessa. Si segue l'andamento della malattia, in altre parole, a priori secondo le statistiche, e poi secondo il comportamento caso per caso.
Dr.Matteo Pacini
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[#8] dopo  
Utente 290XXX

In altre parole si diventa schiavi sin dall'inizio di queste medicine.
perchè voi dite che, interrotta la cura, dopo alcuni anni i sintomi (cioè l'ansia che uno ha potuto avere in passato)possono ricominciare ad affiorare e quindi occorre riprendere la cura;per non parlare poi dei sintomi di astinenza a cui una persona può incorrere.
Non sono convinta quindi che questi farmaci facciano bene all'organismo.
Forse fanno bene per un periodo, come dite voi circa un due anni, ma poi basta.
Ho un'amica che è stata in cura due anni e adesso non prende più nulla e sta benissimo. Non vedo perchè a me continuano a dire di prendere questa benedetta paroxetina e il levopraid.
Non si può continuare a far prendere queste cose ad una persona che sta bene.
Tutti i santi giorni le prendo e sono diventati per me come il pane quotidiano, ma se penso che ciò che metto in corpo siano farmaci che al pari delle droghe possono causare sintomi di astinenza se per due o tre giorni ti dimentichi, allora no.non sono d'accordo. la vita di un individuo non può essere fatta di medicine.e poi chi me lo dice che questi farmaci non ledono alla mia salute?

[#9] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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La può pensare come vuole ma certamente non le è stato risposto ciò che ha interpretato.
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[#10] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

"In altre parole si diventa schiavi sin dall'inizio di queste medicine."

Direi proprio di no. Se Lei assume delle medicine per una malattia e ogni volta che le sospende la malattia dopo un po' ritorna, Lei direbbe che è schiavo delle medicine ?

Fa un discorso francamente incomprensibile, non si capisce con chi ce l'abbia. Di solito chi ha una malattia è libero di scegliere se curarla o no, dopo di che i medici sono lì per farle sapere se e come curarla, ammesso che ci sia una cura, che non in tutte le malattie c'è.

Parla come se l'ultimo dei suoi problemi fosse la ragione per cui si cura, quindi il problema diventa la cura, ne parla quasi come un "nemico", e lo scopo della vita disfarsi della cura.


...";per non parlare poi dei sintomi di astinenza a cui una persona può incorrere."

Che direi sono un problema trascurabile, visto che sotto guida medica le astinenze da medicinali non sono comunque una grossa questione. Ma che c'entra l'astinenza, e da cosa poi ?
Dr.Matteo Pacini
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[#11] dopo  
Utente 290XXX

parlo di astinenza perchè ho letto che quando questi farmaci cominciano a essere pian piano sospesi, sempre gradualmente, può succedere che alcuni individui, non tutti, possano soffrire di qualche malessere...ecco ciò a cui alludevo.
grazie comunque per le vostre risposte

[#12] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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"parlo di astinenza perchè ho letto che quando questi farmaci cominciano a essere pian piano sospesi, sempre gradualmente, può succedere che alcuni individui, non tutti, possano soffrire di qualche malessere...ecco ciò a cui alludevo."

Si, capisco, ma non è chiaro cosa c'entri questo con tutto il discorso precedente, il "divenire schiavi", la dipendenza etc.

Resta valido quanto già detto.
Dr.Matteo Pacini
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