Trattamento depressione maggiore

Buongiorno,
chiedo gentilmente un parere. cercherò di essere breve e diretto.
Ho sofferto di depressione maggiore per più di dieci anni. Mi sono rivolto a degli psichiatri che mi hanno prescritto degli antidepressivi. La mia impressione è che nella scelta e nell'avvicendarsi dei diversi farmaci si sia andati più o meno a caso. La mia domanda è: esistono in Italia delle linee guida per il trattamento farmacologico delle depressioni resistenti?
Per farLe un esempio le linee guida americane se non erro indicano una certa "escalation" di classe farmacologica nel caso quella in uso non sia efficace. Io solamente dopo dieci anni ho ottenuto che mi si prescrivesse un antidepressivo triciclico, forse più indicato per una depressione resistente come la mia.
Altra domanda: lo specialista privato è tenuto a conservare una "cartella clinica" sulla quale vengano registrati i diversi trattamenti? Di tutto quest'avvicendarsi di farmaci nella mia esperienza purtroppo rimane qualche sporadica ricetta bianca dello psichiatra prescrivente da me conservata e al più la testimonianza del mio medico di base che di volta in volta mi forniva le ricette.
Secondo Lei è giusto che io cerchi una qualche forma di rivalsa stando a quel che le ho raccontato? Come posso muovermi?
Grazie tante della eventuale risposta, spero di essere stato chiaro.

Cordiali saluti
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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 43.7k 993 248
Gentile utente,

In 10 anni si farebbero a tempo a provare più o meno tutti i trattamenti disponibili. Le segnalo quelli meno utilizzati anche se di provata efficacia.

I tricilici, ma li ha già provati.
La terapia elettroconvulsivante.
Le associazioni tra le varie classi, a dosi piene.
Il litio e gli altri stabilizzatori dell'umore, specie nelle forme ricorrenti o con familiarità per depressione o disturbo bipolare.
I dopaminergici in associazione

Una delle ragioni di non risposta è inoltre la depressione bipolare, per cui esistono linee guida completamente diverse, trattandosi proprio di un disturbo diverso dalla depressione maggiore cronica unipolare.

Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it
Libri: https://www.amazon.it/s?k=matteo+pacini

[#2]
Utente
Utente
Salve.
durante questi anni mi sono stati prescritti più o meno in ordine: paroxetina, venlafaxina, bupropione, litio in associazione con ricordo cosa, escitalopram e infine clorimprima. dimentico sicuramente qualcosa. La paroxetina prescritta due volte anche se da due psichiatri diversi.
Ora ho cessato di prendere qualsiasi medicinale e per la prima volta "reggo". Non so se casualmente o meno questo mio "reggere" è associato all'assunzione di antistaminici per problemi di allergia.
La mia domanda con rispetto parlando voleva essere più precisa. esistono delle linee guide per il trattamento delle depressioni maggiori o è tutto lasciato alla discrezionalità del medico? Ci sono dei tentativi obbligatori con determinate classi di farmaci che devono essere fatti in un certo ordine?
Cercavo comunque più un parere medico legale, anche se le sue risposte sono ben accette. Forse avrei dovuto intitolare la discussione in maniera diversa

Grazie della risposta e saluti
[#3]
Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 43.7k 993 248
Gentile utente,

Le linee guida per la depressione maggiore gliele ho appunto indicate. Molti antidepressivi tra di loro sono equivalenti sulla carta. Il litio si usa per alcune forme, ed è indicato come prima scelta nelle forme bipolari (anche senza antidepressivo).
La terapia elettroconvulsivante è usata di solito dopo le prove con farmaci, ma non tanto per ragioni scientifiche quanto per una consuetudine culturale e per praticità logistica spesso.
L'ordine dei farmaci non è preciso, diciamo che di solito quando si associa si associano farmaci con meccanismo diverso, e che quando la depressione resiste si provano categorie più nuove, tipo i dopaminergici, di solito all'inizio in aggiunta agli antidepressivi.
Inoltre, importante anche se poco pratico, è il dosaggio dell'antidepressivo nel sangue. A volte la non.-risposta è legata al fatto che il livello di farmaco, a parità di dose, può essere più basso.
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