Utente 241XXX
Gentili Dottori,
mi rivolgo a Voi per avere dei consigli per me preziosissimi. Vorrei cercare di dare più informazioni possibili, per cui mi scuso in anticipo per la lunghezza di questo messaggio.
Dunque, sono una ragazza ed ho 29 anni, ho un fratello minore che ne ha 20. I miei genitori sono separati da 15 anni. In linea generale sono rimasti in buoni rapporti, i problemi fra loro nascono ora per la gestione di mio fratello. Io e mio fratello viviamo con nostra madre e mio padre vive con la sua attuale compagna.Sin dai primi anni di scuola, mio fratello, è sempre stato emarginato da tutti, vittima di bullismo, cattiverie da parte di coetanei. Tutto questo è continuato nel corso degli anni, non ha mai avuto un vero amico. Ha sempre avuto problemi relazionali. Tuttavia, riusciva ad andare bene a scuola, anzi, ci teneva davvero. Dal terzo anno di scuola superiore c'è stata la metamorfosi. Mi fratello da studente modello quale era ha smesso di andare a scuola (ora ha già perso due anni), è diventato violento (parlo di violenza fisica) e sta male, tanto male! E' attratto da tutto ciò che è "cattivo". E' convinto che per essere rispettati bisogna alzare le mani. Due anni fa ha cominciato a frequentare brutti ambienti, i miei genitori hanno cercato di impedirglielo e lui ha cominciato ad essere violento anche nei confronti di mia madre (violenza sia verbale che fisica). In quell'occasione è stato fatto, purtroppo, un ricovero coatto durato circa due settimane. Nel frattempo avevamo già consultato una psichiatra e una psicoterapeuta, senza però avere una diagnosi precisa del problema di cui soffre. Sta di fatto che lui è tornato a casa, ha smesso di andare a scuola, non ha interesse per niente (non legge, non guarda la tv, non ha un hobby, passa le intere giornate a non fare niente e a lamentarsi di qualsiasi cosa), non ha rispetto per nessuno, non ascolta nessuno, è prepotente e ci tratta tutti a pesci in faccia. Abbiamo dunque consultato un altro psicoterapeuta con cui stiamo facendo da mesi la terapia familiare. Ed è stato preso in carico dal centro di salute mentale della asl per vedere di inserirlo in una comunità. Lo psicoterapeuta sostiene che mio fratello abbia un disturbo della personalità borderline. Il grandissimo problema è che passano mesi in cui sembra più tranquillo e poi improvvisamente, come è successo ieri, inizia a menare mia madre.Mamma è disperata perché ha paura di averlo in casa e mio padre dice che non può prenderlo con se perché vive con la compagna e si sente in difficoltà.Ora ci troviamo nella situazione che non sappiamo come fare. Mia madre ieri è stata picchiata da lui e per fortuna c'ero io e altre due persone e siamo riusciti a mantenerlo, limitando i danni. E' ovvio però che ora mamma è talmente terrorizzata che non lo vuole in casa. Come possiamo organizzarci in questo momento nell'attesa che venga accolto in una comunità? Vorrei precisare che sta facendo anche una terapia farmacologica.

[#1]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Che cura sta facendo ?

Fa uso di sostanze, ad esempio cannabis ?
Dr.Matteo Pacini
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[#2] dopo  
Utente 241XXX

Gentile Dottor Pacini,
la ringrazio per la pronta risposta.
Assume una compressa di Invega 3mg la mattina e una compressa di Depakin 300mg la sera. Non fa uso di sostanza stupefacenti.
Vorrei aggiungere altri particolari, che prima, per mancanza di spazio non ho potuto inserire. E', secondo me, dismorfofobico.Sono due anni che continua a ripetere che lui è basso (è alto 1,83) e ogni volta che vede uno "stangone" si stranisce e per tutto il giorno continua a portare avanti l'argomento. In realtà l'argomento salta fuori 6 giorni su 7.
E' dispettoso, a volte anche infantile, è come se volesse farti arrabbiare, per sua soddisfazione personale. Non riesce ad entrare in un discorso serio. La maggior parte delle cose che dice sono stupidaggini. Invece ci sono momenti rari in cui fa discorsi, non dico da premio nobel, ma che dimostrano serietà e molta sensibilità. Per questo a volte ci chiediamo "ma ci fa o ci è?". Insomma, non sappiamo come comportarci.
Inizialmente ci era stato detto che era un problema di tipo comportamentale, ma a questo punto non ne sono più così tanto sicura.
I miei genitori non gli hanno mai fatto mancare niente e lo hanno sempre cullato e protetto (e secondo me hanno sbagliato) e cerchiamo ogni giorno di parlare con lui, facendolo ragionare, dimostrandogli il nostro affetto e vicinanza, ma il messaggio sembra non voler essere recepito.
Vorrei inoltre precisare che lui cerca la nostra vicinanza, il dialogo con la sua famiglia. Noi siamo sempre disponibili a darglielo, ma nel momento in cui lo facciamo (e questo accade quotidianamente), lui non accoglie le nostre parole, i nostri consigli e ci vede come dei nemici.
Lo Psicoterapeuta, riguardo al rapporto con i miei genitori, sostiene che lui abbia difficoltà a tagliare il cordone ombelicale ed è come se lui li cercasse ma allo stesso tempo li respingesse.
L'impressione che ho io è che lui vorrebbe che noi gli risolvessimo i suoi problemi e visto che non ci riusciamo (perché è impossibile, noi possiamo eventualmente aiutarlo, ma non abbiamo la bacchetta magica) lui è arrabbiato per questo.
Penso inoltre che la sua continua ricerca di attenzioni nell'ambito familiare derivi dai fallimenti ottenuti al di fuori, dal punto di vista relazionale. Una comunità può secondo Lei fare al caso suo, aiutarlo in tal senso?

[#3] dopo  
Utente 241XXX

Aggiornamento: Mio padre ha pensato di andare con mio fratello a stare per un po' a casa di nonna (la mamma di papà).
Partendo dal presupposto che al momento mia madre, essendo ferita (psicologicamente) ed impaurita, non vuole stare a contatto con mio fratello, secondo voi la scelta di allontanarlo per un po' da casa è corretta?
E' già successo tre mesi fa, successivamente ad un atto di violenza nei suoi confronti, che mio fratello sia stato per circa un mese a stare da nonna su consiglio dello psicologo (senza però la presenza di nostro padre). Poi è tornato a casa, perché mia nonna è anziana ed ha avuto un problema di salute. L'obiettivo di tale scelta in quel caso era quello di dare una punizione. Ma a quanto pare non è servito a molto.

[#4]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

La terapia sembrerebbe essere quella per un disturbo bipolare, o comunque per una sindrome in cui c'è dell'aggressività e anche dei deliri (forse).
La gestione dell'aggressività è cosa delicata, poiché l'aggressività che si manifesta su soggetti più deboli o familiari (che non reagiscono) può aumentare se non è contrastata o prevenuta, per cui si ci può ritrovare a livelli di aggressività familiare alta con capacità di contenimento invece all'esterno.
La capacità di critica da parte della persona rispetto al comportamento da tenere e la capacità della cura di contenere l'aggressività è un fattore cruciale. Su questo poi si ragiona in merito alla sistemazione più adatta.
Dr.Matteo Pacini
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[#5] dopo  
Utente 241XXX

<<La capacità di critica da parte della persona rispetto al comportamento da tenere e la capacità della cura di contenere l'aggressività è un fattore cruciale. Su questo poi si ragiona in merito alla sistemazione più adatta. >>

Ed è proprio questo il punto gentile Dottor Pacini,
Facciamo fatica a capire qual è il comportamento giusto da tenere.
Secondo mia madre, che si può dire sia il bersaglio principale, è giusto che lui non stia a casa con noi, così punendolo, allo scopo di fargli capire che lui deve portare rispetto e che finché questo non accade lui a casa non ci potrà mettere piede.
Ora, giovedì mattina, abbiamo l'ennesimo appuntamento al CSM per provvedere a fare la richiesta presso una comunità.

Quello che vorrei capire e su cui non abbiamo ancora ricevuto una risposta in merito (dai vari dottori che abbiamo consultato) è questo: ricevendo le adeguate cure e magri non so, anche crescendo con l'età, questo ragazzo potrà mai condurre una vita normale? C'è speranza?

[#6]  
Dr. Matteo Pacini

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I comportamenti da tenere con una persona che è aggressivo per uno scopo preciso sono una cosa, se le funzioni mentale sono sistematicamente alterate la stessa strategia può non "pagare".

La soluzione giusta è sempre la non esistenza del problema, purtroppo le altre sono soluzioni più convenienti da calcolare in quanto tali, su vari piani e in maniera rivedibile, ma il punto di partenza è cosa ci si può aspettare da una situazione, e questo richiede una diagnosi e una prognosi, oltre che capire se la persona riconosce il problema, l'utilità di una cura, etc.
Dr.Matteo Pacini
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[#7] dopo  
Utente 241XXX

Gentile Dottore,
cosa intende quando scrive "La soluzione giusta è sempre la non esistenza del problema" ?

[#8]  
Dr. Matteo Pacini

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Intendevo semplicemente dire che spesso i familiari si colpevolizzano per non riuscire a trovare fantomatiche soluzioni "giuste", ma alla fine purtroppo non è detto che ci siano soluzioni soddisfacenti, spesso sono ripieghi.
Dr.Matteo Pacini
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[#9] dopo  
Utente 241XXX

Probabilmente avrà ragione Lei, ma al momento non me la sento di pensare che non ci siano soluzioni "giuste".
Che siano ripieghi o meno, credo sia giusto non lasciar nulla di intentato e non me la sento di pensare che la qualità di vita di un ragazzo di 20 anni non possa migliorare.

La ringrazio per i Suoi interventi.
Cordiali Saluti

[#10]  
Dr. Matteo Pacini

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Intendo dire che non sempre sono soluzioni che spettano o sono attuabili dai familiari, ma che spesso e volentieri il primo tassello è che una cura cambi i presupposti e renda gestibile l'aggressività e l'esplosività, dopo di che si può anche ragionare su che ruolo possono avere gli altri.
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