Utente 926XXX
Gentile dottore,
sono una donna di 32 anni affetta da quando ero adolescente da un disturbo dissociativo con componente ansioso-depressivo.
Da quando avevo 21 anni prendo tavor 2,5 matt e sera, sertralina una mattina e 10 gtt di haldol la sera e con questa terapia sto bene, solo che quando decido col mio psichiatra di ridurre a poco a poco i farmaci, dopo alcuni giorni di riduzione ne sento l'astinenza ( penso più che altro psicologica) perchè quando riprendo la dose di prima, subito mi tranquillizzo.
Penso di essere nei guai, perchè non posso andare avanti con pillole a vita! E' orribile! Ho paura che mi potrebbero fare danni alla salute a lungo andare...
Ho provato a parlare dell'ansia e della mia depressione in psicoterapia, ma senza successo...poi ho sentito che il disturbo dissociativo si cura con l'ipnosi, è vero? Io non ho mai fatto ipnosi, perchè ho un po paura...
Parlo di ipnosi perchè a quanto ho capito anche tanti anni fa, parlando con lo psichiatra, che molto probabilmente ho avuto un trauma infantile che ha prodotto questa dissociazione...mi scusi se mi esprimo non molto correttamente.
Se non sbaglio, mi correggerà lei, con l'ipnosi dovrebbe venire a galla questo trauma, e se è vero che se lo si supera non si dovrebbero avere più disturbi mentali...e quindi potrei lasciare gli psicofarmaci...fosse così!! Sarebbe bello!! ...o forse mi sbaglio? :( insomma, le chiedo dottore, devo prendere l'Haldol a vita o il disturbo dissociativo è curabile?
La ringrazio tanto per la sua pazienza, aspetto con ansia una sua risposta. Grazie.

[#1]  
Dr. Fabrizio Marcolongo

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Beh, rispetto alla dipendenza da farmaci, devo dire che la sua terapia, ben dosata e controllata dal suo specialista di fiducia, credo sia una cosa positiva piuttosto che un problema. Il suo problema è il suo disturbo dissociativo.
E' possibile "migliorare".
Potrebbe essersi instaurata invece una dipendenza dalla sua diagnosi. Per questo ci sono degli interventi che "possono cambiare" il suo modo di vivere "la sua diagnosi" in una maniera diversa e ci sono margini di cambiamento in questo, ... lei potrebbe giovarsi di interventi di Coaching, o di Counseling, .. piuttosto che di interventi di psicoterapia [lunghi e costosi].
Troverà senza difficoltà uno dei miei colleghi di Programmazione Neuro Linguistica a Palermo. La PNL non è una tecnica "ipnotica" ma un efficace approccio [gli effetti sono molto evidenti, già dopo il primo incontro], che si basa sul cambiamento di prospettiva con la quale lei vede, misura e sente il proprio disturbo.
Potrebbe aiutarla a sopportare meglio la terapia, e chissà, potrebbe renderne piu' facile e possibile la sua riduzione sotto stretta osservazione del suo Psichiatra di fiducia.

Ci sono degli "esercizi" di Programmazione Neuro Linguistica che basandosi su tecniche cognitive [Four Positions Attachment Style, Logical Level, Change Personal History, e molti altri] possono aiutarla a rivivere il suo problema con le risorse che lei ha, penso numerose e potentissime. Se ha letto fino a qui, vuol dire che lei è motivata ad un cambiamento. Sorrida, la vita è bellissima, se troverà gli strumenti giusti per cambiare!
Dr. Fabrizio Marcolongo
psichiatra e psicoterapeuta
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[#2]  
Dr. Giovanni Ronzani

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Gentile utente,
rispetto alle sue domande, si può dire che in genere una volta impostat una terapia farmacologica conviene non effettuare bruschi cambiamenti, questo non vuol dire che debba essere seguita a vita. Circa i tentativi di associare una psicoterapia, converrebbe cercare le cause del precedente fallimento, forse non era la tecnica giusta o lo specialista ha utilizzato un approccio sbagliato, credo che valga la pena fare altri tentativi, magari consigliandosi con un esperto. tenga presente che oggi molti pazienti con simili disturbi ed anche schizofrenici traggono apprezzabili miglioramenti dall'associazione. Per l'ipnosi, c'è da dire che in casi simili al suo non appare la scelta d'elezione.
cordiali saluti
Cordiali Saluti

dr Giovanni Ronzani

[#3]  
Dr. Vassilis Martiadis

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Gentile utente,
probabilmente i sintomi di astinenza che lei riferisce sono imputabili alla sospensione del tavor che dopo più di 10 anni di assunzione non può non dare questi problemi alla sospensione. Probabilmente potrebbe essere utile passare alla formulazione in gocce e scalare molto gradualmente. L'haldol e lo zoloft potrebbero essere scalati successivamente. queste strategie sono da concordare e monitorare insieme al suo specialista di fiducia. In quanto alla psicoterapia probabilemte, come diceva il collega Ronzani, potrebbe valere a pena tentre un nuovo approccio. contrariamente a quanto afferma il collega Marcolongo, le psicoterapie non sono necessariamente lunghe e costose, senza contare che possono essere erogate anche dal SSN.
cordiali saluti
Dott. Vassilis Martiadis
Psichiatra e Psicoterapeuta
www.psichiatranapoli.it

[#4] dopo  
Utente 926XXX

gentili dottori, grazie per i vostri utili consigli
saluti

p.s. avevo già provato una riduzione col tavor gocce, ma niente da fare,
il solo pensiero di lasciarlo mi mette in agitazione...
Adesso da tre giorni la mattina prendo tre quarti di tavor 2,5 anche sotto consiglio di
mia madre, che è medico farmacista, anche perchè lei è preoccupata...e anche non poco ansiosa..
con un po di buona volontà ( e anche di coraggio..) ce la voglio fare.
E dire che qualche anno fa avevo raggiunto una buona riduzione dell'haldol fino a 2 gocce! Ma
poi che è successo? Mi è capitato un evento di stress e sono crollata...e di nuovo ho
ricominciato a 10 gocce :(

[#5]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

la diagnosi che ha riportato all'inizio è poco chiarificatrice (non per colpa sua). Non vorrei che dietro questa diagnosi (il termine dissociativo viene usato impropriamente per indicare disturbi che hanno un nome più preciso). Per darle un giudizio sul fatto di dover fare terapie a lungo termine e sul tipo di rischio di ricaduta sarebbe necessario inquadrare in maniera più chiara il disturbo.
In generale però si può dire che lo scopo delle cure non è cessare le cure, ma raggiungere e mantenere il maggior grado di benessere e adattamento possibili. Le cure peggiori sono quelle che procedono per tentativi di riduzione e ricadute, perché da una parte gli effetti si perdono e non sempre rimettendo la cura si recuperano; e perché il paziente non si libera dall'idea che il disturbo sia in fondo qualcosa che dipende da un'infinità di fattori, e che può controllare se impara a gestirsi bene. Questo significherebbe che non si tratta di una malattia ma di altro. Quindi coraggio e buona volontà devono servire non a star bene, ma a curarsi se si ha una malattia, pena il rincorrere risultati che non dipendono da capacità nostre.

Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it