Dipendenza da sostanze e relazioni

Salve,
vorrei un consiglio per una persona con problemi di dipendenza da alcol e cocaina.
Colpo di fulmine, con riavvicinamenti e allontanamenti da parte sua. All'inizio non avevo capito la gravità della situazione, col tempo purtroppo sì ma ormai ero già emotivamente coinvolta. La nostra "relazione" (non stiamo insieme) dura tra alti e bassi da 3 anni, usciamo con i soliti amici e quando non ce la facciamo piu' a stare distanti, stiamo insieme. Lascio che a cercarmi sia sempre lui. All'inizio era molto piu' propenso a parlare di se', poi piu' siamo diventati intimi piu' siamo diventati silenziosi. Io per paura di perderlo e ferirlo, lui, credo, per sensi di colpa e paura del giudizio. E' un ragazzo di 30 anni che da 10 anni fa uso di droghe, in passato anche di eroina - fumata-. Varie volte mi ha detto che sta sbagliando, a volte esce con un rassegnato - sono fatto così-, altre con un -quando voglio smetto e da solo-, altre con promesse di curarsi, ma di fatto non è cambiato niente, anzi, ultimamente la situazione mi sembra ancora piu' grave poichè ha trovato una sorta di "equilibrio": con la cocaina tiene sotto controllo l'abuso di alcol, e quindi, con orari sballati, carenza di sonno, ansia, zero interessi al di fuori di uscire con amici o "compagni di merenda", riesce a lavorare e a dare una immagine tutto sommato "accettabile", cosa che credo non lo spinga a cercare di smettere. Quando parliamo mi dice che non pu' stare con me, che io lo scaccerei di casa dopo un giorno - ed ha ragione-, che mi vuole bene, che non sa quello che siamo. Per un po' ha avuto sensi di colpa nei miei confronti poi passati. Sono innamorata ma non spingo perchè so che non voglio e non posso stare insieme a un tossicodipendente che non vuole smettere. Chiaramente sono molto preoccupata e alcune notti le passo a piangere, vedendo come si riduce.Ha ovviamente anche problemi di disfunzione erettile, che lo buttano molto giu'. Negli ultimi mesi ho notato un suo cambiamento emotivo, sempre piu' freddo e staccato da cio' che lo circonda, che anche lui mi ha confermato. Mi ha detto che neppure piu' le droghe riescono a fargli passare la "rottura di scatole" che ha. Ho sempre lasciato che si facesse anche davanti a me e l'ho sempre accolto nelle situazioni piu' disperate, chiaramente lui sa che non condivido e che vorrei si curasse. Ogni tanto cerco di parlarne, ma sento muro e nervosismo da parte sua, allora cerco di rimediare mandandogli qualche msg dove gli dico che sono preoccupata. Penso che arrabbiandomi o vietando non risolvo nulla ma ho il dubbio che questo mio atteggiamento sia troppo soft e che venga scambiato per una sorta di accettazione / menefreghismo. La madre consoce la situazione ma ha sempre fatto finta di nulla, nascondendo il problema e non parlandone. Qual'e' dunque il giusto atteggiamento da affrontare per fargli prendere almeno coscienza della gravità della situazione in cui si trova? E' un ragazzo intelligente e sensibile, a mio avviso recuperabile
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Dr. Francesco Saverio Ruggiero Psichiatra, Psicoterapeuta 41.5k 1k 63
Di fatto lei non è uno specialista del settore per cui può portarlo a "prendere coscienza" del problema.

Stabilisca se intende continuare in questa relazione o meno indipendentemente dal suo desiderio di volersi occupare di una problematica non gestibile da lei.

Dr. F. S. Ruggiero

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Utente
Utente
Grazie, ho gia' stabilito che, almeno al momento, voglio restarci.
Non sono una specialista proprio per questo vorrei capire qual'e' l'atteggiamento giusto da tenere in questi casi in virtu' del rapporto forte e, inevitabilmente, influente che abbiamo...so che non posso costringerlo a fare nulla e nemmeno ad aiutarlo, ma non vorrei peggiorare la situazione!
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Dr. Francesco Saverio Ruggiero Psichiatra, Psicoterapeuta 41.5k 1k 63
Se assume atteggiamenti diventa innaturale nella relazione.
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