Utente 464XXX
Gentili Dottori,

Ho 36 anni e per circa 7 anni ho assunto cipralex per gestire l’ansia (dose variabile 5/10 gocce al giorno).
Col passare del tempo sono comparsi problemi di scarsa libido e difficoltà a mantenere l’erezione che recentemente sono peggiorati fino a portare ad un sostanziale azzeramento del desiderio.
Dalle ultime anali del sangue sono emersi altresì bassi valori di testosterone (sia totale che libero).
Mi sono rivolto anche ad un endocrinologo e ad un andrologo ma entrambi ritengono che i valori siano comunque nei limiti inferiori della norma e che i problemi siano esclusivamente riferibili al Cipralex.
Ho provato allora per circa due mesi a sostituirlo con la venlafaxina 75 mg: pur avendo la sensazione di essere meno stanco e più energico, i problemi dal lato sessuale non sono minimamente migliorati, anzi.
Vi chiedo se i farmaci antidepressivi possono aver determinato una riduzione del testosterone e se gli effetti collaterali summenzionati siano o meno reversibili sospendendone l’assunzione?
Eventualmente potrei tornare alle 10 gocce di Cipralex per scalarle lentamente (1 a settimana, per toglierlo in circa 2 mesi?).
Da quando lo assumo riesco ad avere una vita accettabile nel senso che la sopportazione dello stress si è sicuramente alzata e finché le situazioni (in particolare lavorative) rimangono per così dire nell’ordinaria amministrazione, non provo più ansia e vivo abbastanza serenamente. Mi preoccupano però gli effetti a lungo termine di questi farmaci: li assumo appunto già da molti anni e sono ancora giovane quindi in prospettiva dovrei/potrei assumerli ancora per decenni...
Grazie per le eventuali risposte.

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Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gli antidepressivi possono dare problematiche sulla sfera sessuale senza agire sul testosterone ma sulla prolattina che andrebbe dosata.

Attualmente sono disponibili farmaci con minore impatto sulla sfera sessuale.

Il suo psichiatra potrà stabilire una variazione per poter ripristinare una funzione sessuale soddisfacente, qualora essa non sia fenomeno del suo disturbo ansioso per cui andrà valutata una terapia specifica.


Dr. F. S. Ruggiero

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