Utente 110XXX
Gent.mi dottori ho già messo questa richiesta nell'area di pscicologia, tuttavia vorrei, se possibile, un vostro parere in merito alla possibilità, nonchè necessità, di assumere farmaci per il problema che vi vado ad esporre e che orami mi porto dietro da qualche anno, non in medo continuativo ma tra a periodi alterni, tra alti e bassi.
Sono una ragazza di 35 anni single e vivo da sola.
La mattina mi sveglio e sono molto angosciata e questo mi succede per qualsiasi piccolo problemuccio che bussa alla mia porta (dalla scelta di un arredo per la casa a questioni più serie... tranne per il lavoro, in questo campo sono tranquilla pur facendo un lavoro di responsabilità).Quando poi esco di casa inizio a sentirmi meglio, vado al lavoro (fortunatamente!), cerco di concentrarmi su altro e la mia giornata finisce ma il giorno dopo è uguale. A volte, come in questo periodo, l'angoscia perdura anche durante la giornata nel senso che non passa subito, comunque tende a scomparire durante la sera quando finalmente vado a letto e la mia testa non pensa più. Sono molto indecisa e faccio fatica a prendere decisioni, dalle più banali alle più importanti, ho sempre paura di sbagliare e di pentirmi ed infatti quando scelgo (ovviamente alla fine decido) continuo a ripensarci e a dirmi che forse ho fatto la scelta sbagliata. Mi sento sempre in colpa per ogni cosa. Vedo le mie amiche fidanzate e serene mentre io non ho una relazione stabile che funzioni e questo mi mette angoscia. Ho paura di rimanere sola, di non trovare nessuno ma nello stesso tempo non riesco a legarmi. Sto infatti frequantando un ragazzo a cui voglio molto bene ma non riesco ad essere serena con lui eppure ho paura di lasciarlo per poi pentirmi quando invece, forse, se mi ascoltassi sentirei che manca qualcosa nel ns rapporto e che quindi dovrei prendere questa decisione in tranquillità ma ho troppa paura di pentirmi e mi spaventa l'idea di non sentirlo più, oltre che di farlo soffrire e di restare sola. Ho fatto dei tentativi da psicoterapeuti, l'ultimo appena iniziato (mi sto trovando bene) ma mi chiedevo se forse potrebbe essere necessario anche prendere dei farmaci seppure l'idea mi spaventi. Ho sentito parlare per esempio di cure omeopatiche o dell'erba di san giovanni per ansia con tendenza depressiva. In effetti sento di essere sempre negativa in merito a tante cose, è come se non fossi mai contenta. Questo stato di cose ovviamente non è costante ma si alterna a momenti in cui sono abbastanza tranquilla, ma non credo comunque che sia giusto come sto e che questi periodi "neri" si ripatano spesso anche se intervallati da momenti di serenità o quasi. Ovviamente affronterò il problema anche con la mia psicoterapeuta ma volevo avere anche qualche parere in più ed una diagnosi se possibile, almeno tendenziale, soprattutto in merito ai farmaci. Ho paura che a volte gli psichiatri diano i medicinali anche se non strettamente necessario.... ma forse mi sbaglio! GRAZIE MILLE, DAVVERO.

[#1]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Le cure sono equivalenti sul piano concettuale. Intendo dire che sono tutte biologiche visto che mirano a condizionare il funzionamento di un cervello. Quindi non c'è niente di più strano nel prendere i farmaci che nel fare psicoterapia, e viceversa. Ovviamente ci sono altri elementi medici da considerare, ma anche nelle psicoterapie come in tutte le altre terapie ci sono possibili effetti collaterali e controindicazioni.
Le sindromi affettive (sembra una cosa del genere) sono curabili farmacologicamente e la combinazione di più modalità terapeutiche non presenta grossi problemi.
L'importante è non andare sull'aspecifico, tipo ansiolitico al bisogno o psicoterapie generiche "di supporto" senza saperne la tecnica e gli obiettivi.
La diagnosi psichiatrica, anche se decide di non seguire un trattamento perché ritiene che sia sufficiente la terapia che sta seguendo, è comunque uno strumento che le può servire per prevedere il decorso, sapere quali sono eventualmente le procedure di cura medica, e documentarsi di più.
Dr.Matteo Pacini
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[#2] dopo  
Utente 110XXX

Gentile dott.re,
in primo luogo la ringrazio davvero per la tempestività della risposta.
Mi sembra di aver capito (mi corregga se sbaglio)che secondo lei sarebbe comunque utile una diagnosi pscichiatrica per inquadrare il problema, capirne le cure mediche possibili e gli sviluppi. (a prescindere dal fatto di unire o meno la cura famacologica a quella pscicoterapica). Questo suo suggerimento mi sembra davvero buono e credo quindi che ne parlerò con la mia pscicoterapeuta per un aiuto in merito alla scelta del medico ed inizierò ad interessarmi anche in questo senso.

Vorrei però un chiarimento. Ma sarebbe necessario dallo psichiatra un solo colloquio per una diagnosi oppure, per inquadrare il problema, sarebbe il caso andarci più volte?

Vorrei, infatti precisarle a questo proposito che qualche anno fa in uno dei tentativi affrontati per cercare di capirmi e risolvere tutta l'angoscia che sentivo dentro sono andata da uno psichiatra specializzato in pscicoterapia per unire le due cose e ci sono andata per qualche mese. La cosa però non mi ha dato grandi benefici così, concordemente con il medico, non sono più andata anche perchè secondo lui non c'era molto da snodare e una volta venuti a galla i problemi del passato e/o presente (anche in quesl caso soffrivo per la fine di una relazione e mi chiedevo se fossa stata la scelta giusta) bisognava saperli semplicemnete gestire. Ricordo che non parlammo di diagnosi ma solo di sintomi e tutto ruotava intorno all'ansia ( o angoscia come la chiamo io)... ansia che però, non essendo paralizzante, non mi ha portato a prendere nulla, nemmeno ansilitici.

Lei mi parla invece di dipendenza affettiva (e anche su questo punto mi sento di doverle dare ragione) ma mi chiedevo se da tutto quello che le ho raccontato lei non veda anche un problema di ansia o qualcosa di simile. E se così fosse vorrei sapere (se possibile) di che tipo di ansia stiamo parlando e quali medicinali sono più indicati perchè mi sembra di aver capito anche che l'ansilitico sia troppo generico.
Ed in effetti io non è che mi debba "calmare" o "tranquillizzare" (a volte dico ridendo che nessuno mi ha mai rubato il sonno!:-)). Sul lavoro affronto grossi problemi e grosse responsabilità con molta più tranquillità e distacco, tanto che mi sembra (ed è così) di aver meno ansia di quando magari devo gestire i miei problemi personali, anche banali. Non so se mi sono spiegata. Cioè se ad esempio mi angoscia la relazione con una persona e ho tutte le relative paure di restare sola e di pentirmi credo che non sia un ansiolitico ad aiutarmi, ma mi scusi, non sono io il medico.

La ringrazio per la disponibilità.



[#3]  
Dr. Matteo Pacini

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E' sufficiente una visita psichiatrica per far diagnosi.
Ovviamente è proprio per questo che non si può fare on-line e conseguentemente non si può indicare questo o quel farmaco.
Termini come dipendenza affettiva indicano una delle possibili dinamiche, ma non il "bersaglio" in termini di sintomo. Gli ansiosi hanno più o meno tutti potenzialmente una dipendenza affettiva (o meglio più degli altri), ma questo non significa che il problema sia la dipendenza affettiva, probabilmente una conseguenza di alcune funzioni alterate in senso ansioso.
Dr.Matteo Pacini
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[#4] dopo  
Utente 110XXX

La ringrazio per la risposta, ascolterò il suo consiglio.
Ancora brevemente una domanda. Secondo lei le cure omeopatiche potrebbero servirmi a qualcosa?

[#5]  
Dr. Matteo Pacini

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Le cure non si scelgono in base al metodo, non è un "genere". Si scelgono in base al fatto che siano provatamente utili e sicure in un certo tipo di disturbo, che necessita prima di una diagnosi.
Quindi il concetto di cure omeopatiche come "cure leggere ma naturali" è inesistente.
Dr.Matteo Pacini
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[#6] dopo  
Utente 110XXX

Gent.mo dottore mi permetto di disturbarla ancora per il mio problema per avere un ulteriore chiarimento, cercando di essere breve.
Ho parlato con la psicoterapeuta della possibilità di rivolgermi ad uno specialista e lei mi ha lasciato molto libera di seguire anche questa strada. Mi dice però di non aspettarmi miracoli dalle medicine nel senso che quello che va a fare la medicina è levare alcuni sintomi tipo ansia tipo somatizzazioni se ci sono. (e aggiunge che non è comunque poco) Ma la medicina non va a cambiarmi e quindi rimarrò sempre incapace di prendere una decisone per esempio nella fattispecie in merito alla chiusura della relazione che sto vivendo e comunque una volta terminata la relazioni vivrei sempre gli stessi tormenti di aver sbagliato o di colpe nel senso che sono stata io a non farla funzionare perchè non so vivere un rappporto normale. Inoltre ho paura che senza di lui starei male al punto di non riuscire quindi a godermi serenamente la vita perchè sempre tormentata, prima dall'indecisone di una scelta, poi dalla sofferenza per la scelta fatta.
Ora, io non credo che i farmaci mi cambino come persona ma visto che credo che in me ci siano dei meccanismi sbagliati le medicine dovrebbero aiutarmi a vivere le cose (gioe e dolori) in modo normale e quindi la sofferenza verso per esempio questa persona dovrebbe essere attenuato e l'indecisone un po' scomparire. Ma non so... mi dica lei....

E poi mi chiedo e questo è importante. Io credo di essere un soggetto un po' ansioso nel senso che quando non sono serena riesco a farmi venire un po' di ansia anche per le piccole cose (generalmente legate alle decisioni) mentre quando sono serena quelle stesse cose diventano sciocchezze... ma la mia ansia che ha sempre una motivazione bene precisa è lieve e mi permette di affrontare la giornata in modo normale, mentre diventa più costante seppure sempre lieve quando, come adesso, ho un problema di relazione che non riesco a risolvere per quello che le ho già detto.... e allora mi chiedo ma sono davvero necessari i farmaci? possono aiutarmi? ma soprattutto mi aiutano anche se il problema della relazione persiste? Io so bene perchè sono ansiosa ma se non risolvo la causa....Non so se mi sono spiegata...

La ringrazio.

[#7]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Tutte le affermazioni della sua psicoterapeuta non corrispondono al vero.

Le terapie farmacologiche consentono miglioramenti dal punto di vista clinico e miglioramento degli scambi metabolici cerebrali.

La dimostrazione sta nel fatto che i maggiori risultati si hanno con i trattamenti combinati, in quanto l'uso di psicofarmaci consente un miglioramento clinico molto evidente al paziente che riesce ad affrontare le situazioni problematiche con maggiore consapevolezza, senza per questo togliere volonta' e determinazione al paziente stesso.

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[#8] dopo  
Utente 110XXX

La ringrazio dott. Ruggiero della risposta e soprattutto della tempestività, tuttavia i suoi termini medici non mi sono molto chiari. Dopo aver letto quali sono i miei problemi lei ritiene dunque che io potrei (ed anzi sarebbe opportuno)assumere dei farmaci e che questi migliorerebbero il mio modo di vedere le cose, di affrontare i problemi, le decisioni e tutto il resto? Ritiene che in effetti il mio possa essere un problema curabile con medicinali o casa ne pensa?
Sono un po' timorosa nel senso che non vorrei che il mio problema fosse sottovalutato ma allo stesso tempo non vorrei che mi venissero dati farmaci quando magari i miei sono più che altro tratti caratteriali anche se non credo.
La ringrazio davvero infinitamente.

[#9]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

questi suoi dubbi hanno come unico effetto quello di alzare dei muri tra lei e le azioni più semplici come curarsi o prender medicine. Diventano questioni gigantesche quando non lo sono.
I farmaci funzionano anche sui tratti caratteriali, lei semplicemente cerca appigli per evitare di fare una cosa che - in maniera comprensibile ma non a questo punto - la terrorizza, cioè prendere queste medicine.
Avesse una polmonite o un tumore non avrebbe queste remore a prender farmaci, secondo me il problema è che non ha ben compreso che i disturbi cerebrali si trattano come altre malattie, e quindi non ci sono cautele "magiche" nei confronti del cervello.
Dr.Matteo Pacini
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[#10] dopo  
Utente 110XXX

Gent.mo dott. Pacini
la ringrazio per la sua disponibilità. In merito ai miei dubbi in effetti ci sono (e anche tanti) e penso che siano più che comprensibili, non è questione di alzare o non alzare muri verso cure e medicine, il fatto è che non sono un medico e si tratta comunque di medicinali che vanno a toccare in qualche modo il cervello... si, forse come tutti o quasi tutti i medicinali lei mi dirà, ma questo lo sa lei perchè è uno psichiatra non certo noi "persone di strada". Credo che per noi pazienti non sia solo importante sapere che il medico ha fatto una diagnosi ed ha ritenuto opportuno darti quel determinato farmaco, credo che sia importante anche e soprattutto il rapporto che si instaura con il dottore in quanto il paziente ha il diritto di sapere, di essere informato (nei limiti del possibile) su tutto quello che riguarda la malattia e forse anche, in un certo senso "di essere tranquillizzato" attesa la delicatezza della materia. Ovviamente non è questa la sede dott. Pacini quindi mi rivolgerò ad uno specialista ma anche per maturare questa decisione ci sono dei tempi, non è tutto così immediato e naturale. Sarà che anch'io per lavoro tratto con le persone, per problematiche diverse ma altrettanto delicate, e a volte mi rendo conto di dare per scontate tante cose che invece non lo sono affatto e che un mio atteggiamento piuttosto che un altro nei confronti del problema fa davvero la differenza.

La ringrazio ancora e Le auguro una buona giornata.

[#11]  
Dr. Matteo Pacini

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Fino d un certo punto però, perché per fidarsi di un medico è necessario anche verificare i risultati delle terapie che propone, magari anche con due-tre tentativi.
Quindi l'idea "prima mi devo convincere, poi inizio" è più un dubbio che un ragionamento costruttivo.
Dr.Matteo Pacini
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[#12] dopo  
Utente 110XXX

Gentile dott. Pacini
volevo informarla sulla mia situazione dicendole che ho fatto crollare tutte le riserve in merito ai medicinali e mi sono rivolta ad una specialista. Mi sono trovata bene, mi ha dato fiducia e ho subito iniziato a prendere le medicine, senza nessun dubbio al riguardo: Eutilmil 20 mg una compressa la sera. Ovviamente è solo da 7 giorni che ho iniziato (con 1/4 e poi con 1/2) quindi ancora non posso riferire nulla in merito agli effetti e ai benefici.

Ho però un dubbio che scioglierò al prossimo colloquio fissato tra circa 20 giorni ma nel frattempo mi interessa il suo parere.

Innanzitutto mi aspettavo una diagnosi scritta quindi ben chiara e comprensibile ma ciò non è avvenuto nel senso che la dott.ssa scriveva su un foglio alcune informazioni (chieste da lei o riferite spontaneamente da me)ritenuti utili ed alla fine mi ha prescitto quel medicinale. Quando io le ho chiesto ma la diagnosi? Qui non è scritta? Lei mi ha risposto si tratta di un po' di depressione lieve, con lievi tratti ossessivi (il continuare a rimuginare sempre sull'evento) e mi sembra un po' di ansia. (non ricordo se mi ha detto "e ansia" o "che si manifesta con ansia"). Ovviamnete la prossima volta farò chiarezza sulla questione.

A casa mi sono fatta queste domande ma ho comunque iniziato a prendere subito le medicine. Io però avrei puntato tutto sull'ansia mentre lei sulla depressione lieve a quanto ho capito.... mi è sembrato che si fosse soffermata troppo sulla mia situzione di circa un anno e mezzo fa ovvero quando alla chiusura di una relazione sentimentale ero stata davvero molto male, sensi di colpa continuavo a ricordare alcuni episodi, piangevo e facevo le cose con grande sforzo (pur non avendo preso niente credo che allora si potesse parlare davvero di depressione). Oggi non sono in questa situzione, mi sento però a seguito di quest'altra situzione sentimentale molto tormentata su cosa fare incapace di decidere e questo mi crea angoscia soprattutto di mattina.

Cosa dice dottore, mi dica qualcosa in attesa del prossimo colloquio... grazie.

[#13]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

La diagnosi c'è, depressione lieve con componenti ansiose. La terapia comunque non differisce molto in questi casi indipendentemente dalla componente che si ritiene più significativa, poiché la maggior parte degli antidepressivi sono indicati anche nei disturbi d'ansia.
Non attenda il colloquio come fosse una prova, è una visita. Lei riferirà come sta e il dottore sulla base di questo valuterà il da farsi. A 20 giorni se c'è miglioramento non è completo né stabile, diciamo che di solito si comincia a stare un po' meglio.
Dr.Matteo Pacini
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[#14] dopo  
Utente 110XXX

La ringrazio molto dott. Pacini lei mi è stato davvero di grande aiuto, sia nel farmi comprendere che il curarsi prendendo le medicine è una cosa molto naturale sia nel chiarire queste miei piccoli dubbi. Avevo immaginato anch'io che il confine fra depressione-ansia e ansia-depressione fosse lieve, o meglio, che in queste situazioni il medicinale per curare tali forme è indicato per entrambe le componenti.

Mi perdoni un'ultima domanda... con questo farmaco, se funziona ovviamente, mi sembra di aver capito che dovrebbe anche andare ad incidere su queste mie dinamiche "sbagliate" come l'indecisione eccessiva, i sensi di colpa, il rimuginare troppo sulle cose e tutto il resto, esatto?

La ringrazio di cuore.


[#15]  
Dr. Matteo Pacini

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[#16] dopo  
Utente 110XXX

Gentilissimo dott. Pacini chiedo ancora una sua piccola consulenza.
E' da 15 giorni che prendo eutimil 20 mg 1 compressa la sera (è da 7 giorni che l'assumo intera) e per quanto riguarda l'angoscia della mattina mi sembra di avere un lievissimo miglioramento, ma ripeto è davvero lieve.
In compenso però il farmaco mi fa dormire molto di più, la sera sono stanca e vado a letto presto e dormo quasi 10 ore, sono in effetti più rilassata ma anche durante il giorno mi viene un po' di sonnolenza (almeno fino ieri, oggi moi sembra meglio.). Inoltre sia sabato che domenica mi è successo di avere come un lieve mancamento di respiro come se qualcuno mi si fosse seduto sopra al petto e quindi mi avesse impedito di respirare per un attimo, una copressione al petto. Forse è anche questa ansia ma così non mi era mai successo.

Vorrei sapere se è tutto normale, se è il regolare decorso del farmaco. Domani chiamerò comunque la dott.ssa.
Grazie davvero di tutto.

[#17]  
Dr. Matteo Pacini

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Dopo 15 giorni non si valuta perché è troppo poco. Meglio, peggio, o uguale che sia, la valutazione si fa a un mese. Un lievissimo miglioramento generale ma ancora fenomeni ansiosi è la norma.
Dr.Matteo Pacini
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[#18]  
Dr. Armando De Vincentiis

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Gentile ragazza, senza alcun dubbio migliorando il suo stato emotivo con l'ausilio dei farmaci, avrà anche una migliore capacità di gestire le sue emozioni e di conseguenza affrontare meglio le relazioni. Tuttavia, se al di là dei sensi di colpa che possono affievolirsi e il rimurginare sulle cosa che possa ridursi o eliminarsi, possono essere radicate in lei strategie comportamentali poco funzionali che potrebbere sempre fare il loro ingresso e crearle nuovi problemi sia nelle relazioni sia nel tentativo di risolvere altre situazioni conflittuali e dare quindi origine a nuove reazioni emotive negative.
Da qui si evince la necessità di una integrazione tra farmacoterapia e psicoterapia, quest'ultima orientata a modificare proprio quelle strategie disfunzionali su menzionate.
saluti
Dr. Armando De Vincentiis
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[#19] dopo  
Utente 110XXX

Gentili dottori ringrazio entrambi per le cortesi risposte.
Per quanto riguarda la psicoterapia ho iniziato a farla già da un paio di mesi, spero di trovarne giovamento e di migliorare presto le dinamiche sbagliate che si innescano in me.
In merito invece agli effetti dei farmaci aspetterò allora che facciano il loro effetto dopo un mesetto e valuterò con la mia dott.ssa in seguito.

Buona giornata a tutti.

[#20]  
Dr. Armando De Vincentiis

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(..)la psicoterapia ho iniziato a farla (..)
(..)agli effetti dei farmaci aspetterò allora che facciano il loro effetto (..)

gentile ragazza questo è l'atteggiamento più idoneo per affrontare il suo problema.

saluti
Dr. Armando De Vincentiis
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[#21] dopo  
Utente 110XXX

Gentile dottori volevo informarvi che ormai è da due mesi che assumo eutimil 20 mg 1 compressa la sera e devo dire che mi sento davvero molto meglio, in realtà direi addirittura benone (anche se ho paura a dirlo troppo forte :-)). Continuo ad essere spesso stanca ma magari è anche la stanchezza del lavoro e il caldo, se comunque a settembre dovesse essere ancora così ne parlerò al medico. In ogni caso sono davvero contenta del passo che ho fatto, avrei dovuto farlo prima. La mia testa è come se si fosse un po' fermata, nel senso che non pensa più in continuazione a cose o episodi, non seziono più le frasi in mille pezzetti per poi ricomporle a modo mio, insomma sono molto più leggera. E' anche migliorato il rapporto con alcune amiche perchè non mi da più fastidio sentire i loro racconti, che le loro relazioni sentimentali vanno bene, mentre la mia... L'ansia mi è passata e mi sembra addirittura di non essere più così indecisa mello scegliere le cose o comunque non mi viene l'angoscia per questo. I problemi ci sono ancora ma è cambiato il mio attegiamento nei confronti degli stessi.
GRAZIE A TUTTI, DI CUORE.

Vorrei chiedere una cosa per quanto riguarda il problema di una mia cara amica: lei è da 4-5 mesi che è in cura al CPS della mia città e lo psichiatra le ha dato il Prozac (non so la dose)unitamente allo Xanax, in quanto ha avuto degli attacchi di panico e aveva paura di stare da sola, forse per la paura che si ripresentassero gli attachi. Mi sto chiedendo però se la cura sia adeguata visto che a distanza di 4-5 mesi ancora non sta da sola per più di due ore quindi quando il marito lavora e la madre non c'è telefona ad amici e parenti per programmarsi la giornata in modo da essere sempre con qualcuno.
Io ovviamente non sono un dottore ma tutto questo non mi sembra normale. Il medico le ha detto che è migliorata e che va bene così perchè il fatto di riuscire a star da sola dipende solo da lei. Ma non è che forse prende una dose troppo bassa del farmaco?

Posso avere un vostro parere? Vi ringrazio tanto.

[#22]  
Dr. Matteo Pacini

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Se dopo 5 mesi di cura non c'è risposta sul panico la cura andrebbe modificata. Inoltre i tranquillanti se sono lì da mesi non sono stati gestiti nella maniera migliore, o dal medico o dalla persona stessa.
Dr.Matteo Pacini
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[#23] dopo  
Utente 110XXX

La ringrazio molto era quello che pensavo.
Vorrei però precisarle che la mia amica non ha più gli attacchi di panico, ha solo paura a restare da sola.

Mi conferma quello che mi ha detto nella sua risposta?
Grazie.

[#24]  
Dr. Matteo Pacini

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La risposta del disturbo di panico, se quella è la diagnosi deve comprendere anche e soprattutto il ritorno ad una vita libera da pensieri relativi alla paura di sentirsi male e quindi di doverlo evitare.
Dr.Matteo Pacini
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