Utente
Gentili dottori, premetto che è da molto tempo che ho problemi con il sonno.
Da un lato direi da sempre, forse fin dall’infanzia, dall’altro sono andati peggiorando da circa due anni.
L’insonnia mi crea grandissimi problemi nel vivere la vita quotidiana.
Da Dicembre però questa insonnia ha assunto caratteri estremi: mi è capitato tre volte di dormire per più di 15 ore di seguito per poi rimanere anche tre giorni di fila sveglio.
In quei giorni ero impossibilitato a fermarmi, passavo da una cosa a un’altra in uno stato mentale alterato (ma consapevole): estrema eccitazione che poi si trasformava in crolli emotivi.
Pensando che 72 ore di veglia filate potessero essere uno stato grave per l’intero organismo, ho sentito il medico di base, che mi ha consigliato di prendere della valeriana.

2 punto: tre anni fa ho avuto la prima paralisi del sonno (anche se forse ne ebbi altre nella primissima infanzia).
Sono stati eventi sporadici, una quindicina di volte in tre anni, ma sempre terrorizzanti, confuse, in cui sogno e realtà si mischiavano completamente.
Ogni paralisi era accompagnata da un forte rumore nelle orecchie.

3: molto spesso, sul punto di addormentarmi, sento un fortissimo rumore nella testa.
Non è un acufene, assomiglia a un rumore elettrico, onomatopeicamente: sdeng; il suono che si avvicina più nella realtà è quello del degauss che alcuni televisori a tubo catodico fanno all’accensione.

Stanotte, ciò che mi ha spinto a scrivervi, ho avuto un’esperienza che ha collegato insieme le tre cose: mentre cercavo di prender sonno, prima ho sentito il forte rumore che ha rimesso in moto la coscienza che si stava assopendo; a questo punto è cominciato un sogno ma è come se la mia mente non si fosse addormentata nel passaggio e in qualche modo stesse vivendo un’esperienza contigua rispetto al prima.
Il sogno presentava un’ambientazione apparentemente normale: ero a casa con amici, per qualche motivo bisognava uscire e mi chiedevano se volessi prendere io la macchina o no; a quel punto ho cominciato a confondermi, a sbagliare il nome della persona, a sentirmi intorpidito, incapace di agire e sul punto di crollare o svenire; in qualche modo una parte di me era nel letto e un’altra nel sogno.
È cominciato il terrore, panico, ricordo un grido soffocato che non faceva rumore e la sensazione di sollevarmi sopra di me per distanze lunghissime ma, soprattutto, a ciò si associava un enorme flusso di informazioni che investiva la mia mente, intraducibile a parole e in gran parte già dimenticato, ma che in qualche modo mi faceva vedere come stessi andando via da me stesso, verso un qualcosa dove non sarei stato più io ma qualcosa di indifferenziato e che ciò sarebbe stato irreversibile, più o meno che stavo morendo.
Insomma, una sensazione simile al naufragar mi è dolce in questo mare, con la differenza che non c’era nulla di dolce ma solo angoscia, terrore e rifiuto di perdermi
Vado in psicoterapia, ma vorrei sentire il parere di uno psichiatra.
Grazie.

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Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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