Utente 231XXX
Su indicazione del mio psicoterapeuta da due anni assumo farmaci serotoninergici in relazione ad un quadro di tendenze alla ossessività.

Ne ho avuto un beneficio sul piano psicologico, ma anche pesanti ripercussioni negative sulla sessualità, in particolare incapacità di eiaculare ma anche calo del desiderio e peggioramento della funzione erettiva. Prima di assumere questi farmaci non avevo alcuna difficoltà nel rapporto sessuale.

Attualmente assumo 10 milligrammi al giorno di Cipralex e in media riesco a portare a termine uno o due rapporti sessuali su dieci. Prima del Cipralex ho provato anche il Dumirox, il Fevarin, L'Eutimil e il Citalopram, e con questi farmaci i suddetti effetti collaterali erano addirittura peggiori.

Ora vorrei chiedere se esistono o se sono prossimi ad essere messi in vendita farmaci indicati per i quadri ossessivi che non presentino o presentino in misura inferiore effetti negativi sulla sfera sessuale.

Una seconda domanda è segli effetti favorevoli di tali farmaci continuano a rimanere presenti anche dopo la cessazione della loro assunzione e cioè se le modificazioni neurofisiologiche favorevoli sono permanenti o no.

Grazie per l'attenzione e cordiali saluti.

[#1]  
9355

Cancellato nel 2006
Purtroppo gli effetti collaterali che Lei riferisce sono comuni a quasi tutti gli SSRI ( un poco meno l'escitalopram e la duloxetina che un SNRI ). Si rassicuri sulla durata degli effetti collaterali che scompaiono alla sospensione del farmaco. Intanto può provare ad assumere della vitamina E.

[#2] dopo  
Utente 231XXX

Grazie.
Chiedevo anche se le modificazioni positive sulla fisiologia del cervello permangono anche dopo la sospensione di questi farmaci.
E la vitamina E come agisce su questi effetti collaterali, rende meno difficltosa l'eiaculazione?

[#3]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,
Gli effetti collaterali di cui lei parla sono comuni a tutti i farmaci antiossessivi appartenenti alla categoria degli SSRI, mentre un profilo diverso di effetti collaterali è possibile con l'altro antiossessivo (la clorimipramina/ANAFRANIL). I farmaci ad azione mista (EFEXOR/FAXINE) sono teoricamente più bilanciati sul piano dell'interferenza sessuale, ma l'indicazione alla scelta del farmaco nel suo quadro presuppone una valutazione clinica diretta. Gli effetti sessuali degli SSRI svaniscono in un tempo variabile da 48 ore a diversi giorni a seconda del tempo di smaltimento del farmaco specifico, ma comunque nell'arco di qualche giorno sono svaniti.
Esistono alcune strategie per ovviare a questo inconveniente, comprendenti:
a) l'uso di associazioni con altri farmaci per modulare l'azione neurotrasmettitoriale degli SSRI
b) l'uso di farmaci per trattare i disturbi sessuali in associazione agli SSRI
c) il salto di dose in occasione dei rapporti (se che questi sono rari, come mi auguro non sia nel suo caso)
d) la scelta di orari di somministrazione diversi (per i farmaci che hanno una vita breve).
Queste strategie vanno valutate direttamente in sede clinica.
Saluti
Dr.Matteo Pacini
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[#4] dopo  
Utente 231XXX

Grazie.
Gli effetti collaterali degli SSRI dunque scompaiono in un breve lasso di tempo dalla sospensione.
E gli effetti terapeutici? In altre parole una prolungata assunzione (nel mio caso già 2 anni) introduce modificazioni terapeutiche permanenti a livello neurofisiologico o gli SSRI devono essere considerati farmaci sintomatici?

[#5]  
Dr. Matteo Pacini

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Una terapia prolungata induce modificazioni persistenti (non permanenti). La permanenza dipende principalmente da come è strutturato il cervello e dal persistere o rinnovarsi La natura del disturbo può essere un episodio isolato, oppure ricorrente: ogni volta non è un nuovo disturbo, è la stessa malattia che ritorna dopo un periodo di remissione spontanea o indotta dalla terapia.
Siccome nella maggior parte dei casi esiste comunque una vulnerabilità o tendenza spontanea alle ricadute, sospendendo le cure si ha una autonomia più o meno lunga ma non si sa mai se si avrà una ricaduta o meno. Alcuni hanno ricadute dopo anni di benessere solo quando subiscono un trauma, altri invece hanno ricadute automatiche dopo poco tempo che hanno sospeso le cure.
Non si tratta di sintomatici: i farmaci sintomatici sono quelli che offuscano il sintomo ma non bloccano il processo. Per esempio: se lei ha una polmonite con tosse, prende un farmaco che manda via la tosse ma l'infezione va avanti, e si aggrava. Nel caso dell'ansia: se lei prende un ansiolitico toglie alcuni sintomi, ma altri restano e peggiorano, perché il "nocciolo" biologico della malattia non è stato colpito. Gli SSRI sono quindi curativi, perché ostacolano il processo di malattia: vale la legge che più ci si cura e meno ci si riammala in futuro.
Saluti
Dr.Matteo Pacini
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[#6]  
Dr. Claudio Lorenzetti

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Gentile Utente,
credo che il collega Dr. Pacini abbia spiegato in modo perfetto il problema e le sue possibili soluzioni. Mi permetto solo di aggiungere che esistono dei farmaci che se associati agli SSRI possono avere un effetto antagonista a livello recettoriale (trazodone e mirtazapina)per quanto riguarda gli effetti collaterali come l'ipoorgarmia e le difficoltà nella ejaculazione: devo precisare che si tratta di evidenze ancora poco documentate e soprattutto non generalizzate alle quali siamo giunti in modo speculativo conoscendo il funzionamento intrinseco di questi farmaci. L'antagonismo tuttavia si esplica principalmente con una terapia associativa sequenziale dove i primi farmaci da somministrare sono quelli ad azione antagonista, seguiti dall'SSRI.
Cordiali saluti.

Dr. Claudio Lorenzetti
Dr. Claudio Lorenzetti

[#7] dopo  
Utente 231XXX

Grazie per i chiarimenti.
In particolare al Dr. Lorenzetti vorrei chiedere se dopo 2 anni di terapia con SSRI puo' valere la pena di provare il trazodone o la mirtazapina, visto che vanno assunti per primi.
O potrei forse sospendre temporaneamente gli SSRI e assumere
il trazodone o la mirtazapina per poi riassumere gli SSRI?

[#8]  
Dr. Silvio Presta

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Gentile utente,
le spiegazioni dei colleghi sono state senz'altro esaurienti in relazione allo 'stato dell'arte'. Poichè gli effetti sesssuali degli SSRI sono in una qualche misura soggettivi, può perciò a questo punto della sua storia clinica valere la pena di tentare alcune variazioni terapeutiche.
Cari saluti
Silvio Presta

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Silvio Presta

[#9]  
10161

Cancellato nel 2009
Concordo perfettamente con il Dr. Silvio Presta, considerando gli effetti collaterali di questi farmaci, che sono veramente preoccupanti, la variazione terapeutica da intraprendere è la terapia biologica, che agisce effettivamente sulle cause reali che hanno provocato le sue tendenze alla ossessività, sono privi di affetti collaterali, portano alla effettiva guarigione.
Saluti

moschinialberto@medicitalia.it

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[#10] dopo  
Utente 231XXX

Grazie per la sua risposta Dr. Moschini.
Potrebbe accennarmi in che cosa puo' consistere in un caso di ossessività la terapia biologica?

[#11]  
Dr. Silvio Presta

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Gentile utente,
non voglio riaccendere fastidiosissime querelle purtroppo già avute con alcuni colleghi fautori della terapia non convenzionale.
Sottolineo però che il consiglio di intraprendere strade diverse è comunque riferito alle opzioni terapeutiche scientificamente documentate ad oggi.
Le ricordo anche che nessun farmaco, compresi quelli 'biologici', è totalmente scevro da effetti collaterali di una qualche sorta e che tali effetti vengono avvertiti con sensibilità soggettiva diversa (di questo problema si occupano scienze coma la farmacogenetica e la farmacogenomica); nessun farmaco è ad oggi in grado di rimuovere le 'cause reali' della malattia (perchè nessuno al mondo sa con certezza quale ne sia la patogenesi); nessun farmaco può pertanto condurre ad una 'effettiva guarigione' (intesa come sicurezza matematica che la malattia scomparirà e non si ripresenterà mai più nella sua vita).
Cari saluti
Silvio Presta

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[#12]  
Dr. Claudio Lorenzetti

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Sono perfettamente daccordo con il collega Dr. Presta: inviterei i colleghi a non rilasciare dichiarazioni fuorvianti sulle terapie non convenzionali: la loro efficacia e sicurezza non è documentata da studi controllati pertanto invitare i pazienti a lasciare le terapie convenzionali, la cui efficacia e sicurezza è avvallata da prolungate sperimentazioni su campioni di pazienti di una certa dimensione, è oltremodo pericoloso in quanto può allontanare questi da un trattamento che è provato scientificamente che può ridurre o annullare i sintomi da loro lamentati, determinando in molti casi un peggioramento o una cronicizzazione del disturbo. Gli effetti collaterali degli SSRI a livello sessuale inoltre, non è dimostrato diano effetti permanenti, anzi, alla loro sospensione tutto ritorna nella norma in questo ambito.
Cordiali saluti.

Dr. Claudio Lorenzetti
Dr. Claudio Lorenzetti

[#13]  
10161

Cancellato nel 2009
Molte comuni infezioni possono modulare l’attacco e il decorso dei disordini ossessivo compulsivi (ODC), sia negli adulti che nei bambini è stata dimostrata da lungo tempo. L’attenzione è stata focalizzata sul sistema immunitario con la sua risposta umorale ed il mimetismo molecolare, la ricerca ha dimostrato dove le citochine sono associate con la risposta immunitaria innata e dove l’attivazione delle cellule T è alterata nelle condizioni basali e durante i periodi esacerbazione.
La concentrazione dell’ Interleuchina 12 e Tumor Necrosis Factor erano alti nel periodo basale e nelle riacutizzazioni, quindi l’infiammazione è associata ai disturbi ossessivo compulsivi, la produzione di queste citochine coinvolge il sistema nervoso centrale.

Quindi una reazione infiammatoria, in risposta ad un agente patogeno, con la produzione di citochine e una risposta autoimmune, va a interessare il sistema nervoso centrale, specificatamente i nuclei della base, dove sono i centri della regolazione del comportamento, della regolazione dell’assunzione del cibo, di ogni nostro comportamento.

La infiammazione, la reazione autoimmune, vanno ad interessare i gangli della base talamocorticali e genera i sintomi ossessivo compulsivi, una implicazione di questo è che il prolungato stress immunologico può essere un fattore di rischio per gli OCD, nel senso che compromette la barriera ematoencefalica e permette il flusso degli anticorpi nel sistema nervoso centrale.

Pertanto la ricerca deve essere rivolta a stabilire quale o quali agenti patogeni sono implicati in questi procedimenti immunologici, da qui parte il ragionamento diagnostico e terapeutico. Infatti prima di ogni cosa, è opportuno stabilire le cause che hanno iniziato questo svolgimento, sia la medicina convenzionale che la biologica, me ne offrono la possibilità con esami strumentali, individuando gli agenti patogeni interessati, che vanno portati via per liberare dalla reazione infiammatoria i centri del sistema nervoso centrale, a questo si aggiungono farmaci che vanno curare la malattia che ha iniziato il procedimento e che vanno a regolare l’organismo nel suo insieme. Agendo in questo modo, non solo si rimuovono le cause, ma non si ottengono effetti collaterali spiacevoli.
Tutto questo va integrato con le terapie precedenti, che lentamente possono essere abbandonate, ottenendo risultati positivi. Proseguendo in questo lavoro, si evitano anche recidive e le probabili malattie successive, attuando quella parte della medicina che ogni tanto viene dimenticata, la prevenzione.
moschinialberto@medicitalia.it

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[#14]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Sono in accordo con i colleghi che e' inutile dare indicazioni che possono fuorviare gli utenti rispetto alle possibilita' di cura.
Le alternative al trattamento farmacologico rappresentano la combinazione della terapia farmacologica alla psicoterapia oppure l'utilizzo di un SSRI con meno effetti collaterali sul paziente, pertanto anche dopo prove e valutazioni specifiche.

Saluti
Dr. F.S. RUggiero

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[#15]  
10161

Cancellato nel 2009
Sono pienamente in accordo con il Dr. F.S. RUggiero, le terapie che le persone stanno eseguendo, non vanno smesse, ma integrate con la terapia biologica, ambedue non si contrastano, appena avvengono i miglioramenti, la terapia che ha gli effetti collaterali, viene gradatamente diminuita, sotto controllo medico, fino a cessarla completamente, nel momento in cui la persona ha ottenuto il ripristino delle sue attività intellettive, fisiche, gli agenti patogeni innescanti sono stati eliminati, il miglioramento è stabile, continua per un certo periodo la terapia biologica, successivamente può cessare l’assunzione anche di questa. Questo facilita le altre terapie aggiuntive di supporto psicologico.
Non è possibile tenere una persona indefinitivamente con pesanti ripercussioni negative sulla sessualità.
Saluti
moschinialberto@medicitalia.it

alberto.moschini@fastwebnet.it