Problemi nell'accettare un voto universitario o meno
Salve, vi vorrei esporre un mio problema.
Allora, frequento L12 (lingue e mercati di Unimercatorum).
Mi mancano attualmente 4 materie + la tesi.
In questo periodo sto preparando diritto amministrativo (che darò a fine febbraio) e inglese 3.
Di inglese 3 mi mancavano ancora 6 capitoli e fare tutto il ripasso di ogni singola dispensa.
Ieri, ho voluto provare a fare questo esame più per vedere come fosse strutturato, in quanto basato su un nuovo programma e con domande nuove rispetto a quelle degli anni passati.
Sorprendentemente, nonostante non avessi completato la preparazione, l'ho passato con 21. Non mi sentirei in difetto rispetto a chi si laurea con 110/L ma ho paura che accettando questo voto, possa inficiare su eventuali concorsi pubblici (inerenti le relazioni internazionali, istituzioni internazionali le aziende import-export) e se le materie che mi rimangono (che finora sono nuove per me) possano trasformarsi in una corsa estenuante al prendere il voto piu alto, perfetto per colmare ciò.
Dall'altro lato accettare questo voto significa per me essere piu vicino al traguardo e dedicarmi meglio alle altre materie abbastanza complicate.
Ho fatto due anni di psicoterapia e vi posso dire che non c'è cosa piu bella di quando in ciò che studi (nonostante le difficoltà) trovi parti di te, la tua storia, i tuoi riscatti.
Vi faccio un esempio, per me il diritto è il perfetto esempio simbolico dell'eterna ed "erotica" (nel senso Freudiano del termine) tensione tra rispetto delle regole e trasgressione delle stesse, tra ragione ed emozioni.
Come a dire che la vita è fatta di regole, ma ha piu sapore quando riesci a superare certi schemi.
Nel frattempo però a causa di questo problema, sto male interiormente, non so decidere... è una situazione nuova per me.
Se accetto, la media passerebbe da 28, 77 a 28, 17 e il voto di laurea di partenza da 105 a 103.
Allora, frequento L12 (lingue e mercati di Unimercatorum).
Mi mancano attualmente 4 materie + la tesi.
In questo periodo sto preparando diritto amministrativo (che darò a fine febbraio) e inglese 3.
Di inglese 3 mi mancavano ancora 6 capitoli e fare tutto il ripasso di ogni singola dispensa.
Ieri, ho voluto provare a fare questo esame più per vedere come fosse strutturato, in quanto basato su un nuovo programma e con domande nuove rispetto a quelle degli anni passati.
Sorprendentemente, nonostante non avessi completato la preparazione, l'ho passato con 21. Non mi sentirei in difetto rispetto a chi si laurea con 110/L ma ho paura che accettando questo voto, possa inficiare su eventuali concorsi pubblici (inerenti le relazioni internazionali, istituzioni internazionali le aziende import-export) e se le materie che mi rimangono (che finora sono nuove per me) possano trasformarsi in una corsa estenuante al prendere il voto piu alto, perfetto per colmare ciò.
Dall'altro lato accettare questo voto significa per me essere piu vicino al traguardo e dedicarmi meglio alle altre materie abbastanza complicate.
Ho fatto due anni di psicoterapia e vi posso dire che non c'è cosa piu bella di quando in ciò che studi (nonostante le difficoltà) trovi parti di te, la tua storia, i tuoi riscatti.
Vi faccio un esempio, per me il diritto è il perfetto esempio simbolico dell'eterna ed "erotica" (nel senso Freudiano del termine) tensione tra rispetto delle regole e trasgressione delle stesse, tra ragione ed emozioni.
Come a dire che la vita è fatta di regole, ma ha piu sapore quando riesci a superare certi schemi.
Nel frattempo però a causa di questo problema, sto male interiormente, non so decidere... è una situazione nuova per me.
Se accetto, la media passerebbe da 28, 77 a 28, 17 e il voto di laurea di partenza da 105 a 103.
Gentile utente,
si sente quanto questa scelta la stia toccando più in profondità del semplice accetto o non accetto . Non è solo un voto: è il significato che quel voto prende dentro il suo percorso, nel modo in cui tiene insieme impegno, identità, riscatto, regole e trasgressione, come scrive lei in modo molto lucido.
Il fatto che stia male interiormente non nasce dall’incertezza sul futuro in sé, ma dal conflitto tra due parti:
- una che vuole chiudere, alleggerire, arrivare al traguardo con più respiro;
- un’altra che teme che una scelta imperfetta possa togliere valore a tutto ciò che ha costruito finora.
Il 21 che ha preso, per come lo racconta, non parla di mancanza di capacità. Parla piuttosto di un esame affrontato in una condizione non ottimale, e comunque superato. La fatica che sente ora sembra più legata al bisogno di controllo e di coerenza con l’immagine di sé che ha costruito negli anni, anche grazie al lavoro su di sé.
Forse la domanda non è tanto quanto possa pesare questo voto, ma come vuole vivere questo tratto finale del suo percorso.
Accettare non significa rinunciare alla qualità, così come rifiutare non garantisce automaticamente più serenità. In entrambi i casi, la differenza la farà il modo in cui affronterà gli ultimi esami: se come una rincorsa per rimediare, oppure con un passo più equilibrato, che le permetta di arrivare al traguardo con più respiro.
È comprensibile che questa situazione sia destabilizzante. A volte non stare subito bene è il prezzo da pagare quando si cresce e si smette di rispondere solo con automatismi già noti.
Si prenda il tempo di ascoltare quale scelta la fa sentire più allineato, non più perfetto.
Un caro saluto.
si sente quanto questa scelta la stia toccando più in profondità del semplice accetto o non accetto . Non è solo un voto: è il significato che quel voto prende dentro il suo percorso, nel modo in cui tiene insieme impegno, identità, riscatto, regole e trasgressione, come scrive lei in modo molto lucido.
Il fatto che stia male interiormente non nasce dall’incertezza sul futuro in sé, ma dal conflitto tra due parti:
- una che vuole chiudere, alleggerire, arrivare al traguardo con più respiro;
- un’altra che teme che una scelta imperfetta possa togliere valore a tutto ciò che ha costruito finora.
Il 21 che ha preso, per come lo racconta, non parla di mancanza di capacità. Parla piuttosto di un esame affrontato in una condizione non ottimale, e comunque superato. La fatica che sente ora sembra più legata al bisogno di controllo e di coerenza con l’immagine di sé che ha costruito negli anni, anche grazie al lavoro su di sé.
Forse la domanda non è tanto quanto possa pesare questo voto, ma come vuole vivere questo tratto finale del suo percorso.
Accettare non significa rinunciare alla qualità, così come rifiutare non garantisce automaticamente più serenità. In entrambi i casi, la differenza la farà il modo in cui affronterà gli ultimi esami: se come una rincorsa per rimediare, oppure con un passo più equilibrato, che le permetta di arrivare al traguardo con più respiro.
È comprensibile che questa situazione sia destabilizzante. A volte non stare subito bene è il prezzo da pagare quando si cresce e si smette di rispondere solo con automatismi già noti.
Si prenda il tempo di ascoltare quale scelta la fa sentire più allineato, non più perfetto.
Un caro saluto.
Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
3356314941
Un importante premessa da fare:
La decisione sulla tua vita spetta solo a te, sicuramente saprai in fondo al tuo cuore cosa è più adatto a te in questo momento.
Ogni risposta può aiutarti a riflettere un pochino, a guardarti dentro ed avere degli spunti nuovi. Ma non possono sostituirti a quello che tu ritieni importante per te.
In questa situazione non stai soffrendo per un voto, ma per il significato che quel voto ha assunto nella tua mente.
L’evento è semplice: un esame passato con 21.
L’interpretazione invece può suonare così: Questo voto mi rovinerà il futuro ? Sto abbassando i miei standard ? Se accetto, sto tradendo l’idea che ho di me ?
Questi pensieri sono ipotesi, previsioni, non sono dei fatti.
Il problema è quando gli standard diventano una gabbia, non una guida specialmente caratterizzati da standard elevati.
Accettare un voto non perfetto non significa accontentarsi.
Significa riconoscere che: il valore di una persona non coincide con una media e non si giudica da un voto e che accettare un 21 non è sconfitta ma flessibilità.
E forse questa è una di quelle situazioni in cui la vita ti sta chiedendo non di essere più bravo,
ma di essere più gentile con te stesso.
La decisione sulla tua vita spetta solo a te, sicuramente saprai in fondo al tuo cuore cosa è più adatto a te in questo momento.
Ogni risposta può aiutarti a riflettere un pochino, a guardarti dentro ed avere degli spunti nuovi. Ma non possono sostituirti a quello che tu ritieni importante per te.
In questa situazione non stai soffrendo per un voto, ma per il significato che quel voto ha assunto nella tua mente.
L’evento è semplice: un esame passato con 21.
L’interpretazione invece può suonare così: Questo voto mi rovinerà il futuro ? Sto abbassando i miei standard ? Se accetto, sto tradendo l’idea che ho di me ?
Questi pensieri sono ipotesi, previsioni, non sono dei fatti.
Il problema è quando gli standard diventano una gabbia, non una guida specialmente caratterizzati da standard elevati.
Accettare un voto non perfetto non significa accontentarsi.
Significa riconoscere che: il valore di una persona non coincide con una media e non si giudica da un voto e che accettare un 21 non è sconfitta ma flessibilità.
E forse questa è una di quelle situazioni in cui la vita ti sta chiedendo non di essere più bravo,
ma di essere più gentile con te stesso.
Dr.ssa Roberta Fuga Psicologa - Psicoterapeuta cognitivo - comportamentale e Grafologa Roma
www.psicoterapeutadiroma.it
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Questo consulto ha ricevuto 2 risposte e 82 visite dal 28/01/2026.
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